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Italfluid, gli impianti abruzzesi per il gas sbarcano in Marocco. Ora la scommessa è l’idrogeno

L’azienda di Montesilvano (PE) progetta, costruisce e gestisce impianti per il trasporto di gas e petrolio e copre commesse che vanno dall’Asia al Sud America. Con gli investimenti punta su idrogeno e cattura della CO2

Nel deserto orientale del Marocco, nella concessione di Tendrara, lo scorso dicembre il gas ha cominciato a fluire dal pozzo Te-6 verso il sistema di raccolta che alimenterà il primo impianto locale di liquefazione su piccola scala. Il progetto, condotto dall’operatore Mana Energy insieme a Sound Energy e all’ente pubblico marocchino Onhym, prevede che per dieci anni l’impianto rifornisca il distributore Afriquia Gaz con cento milioni di metri cubi di gas naturale liquefatto all’anno, a un prezzo indicizzato ai benchmark europeo e statunitense. A progettarlo, costruirlo e gestirlo, dopo che nei primi mesi del 2025 l’accordo iniziale di vendor financing è stato convertito in un più tradizionale contratto Epc, con le prime vendite in grado di generare ricavi attese alla fine di quest’anno, è una società abruzzese: Italfluid.

Il nome con cui il gruppo compare nei documenti ufficiali è più articolato di quello con cui è conosciuto sul mercato. Sotto il marchio convivono più società, tra cui la holding immobiliare Italfluid Sefim e la controllata operativa Italfluid Geoenergy, quella che firma le commesse: entrambe hanno sede a Montesilvano, in provincia di Pescara, mentre lo stabilimento produttivo si trova a Notaresco, nel teramano. È da questi due poli, tra la costa adriatica e le colline del pedemontano, che l’azienda coordina cantieri sparsi tra Nord Africa, Medio Oriente, Asia centrale e America Latina.

La sua storia comincia nel 1975, quando Guido Soavi, già dirigente del centro ricerche della Montecatini e docente di chimica del petrolio all’Università di Genova, fonda l’azienda per offrire servizi tecnici ai giacimenti petroliferi. Il salto di scala arriva intorno al 1980, con l’ingresso dell’ingegnere chimico Nicola Di Paolo, proveniente da Montedison e da una società del gruppo Ici attiva nei combustibili: è soprattutto la sua esperienza internazionale, unita al successo di un progetto in Basilicata, a spingere Italfluid oltre i confini nazionali, prima in Nord Africa e poi via via in Medio Oriente e America Latina. Oggi la guida del gruppo è nelle mani della famiglia Di Paolo, con Nicola alla presidenza, il figlio Giulio alla direzione generale e la figlia Elsa alla direzione finanziaria: questi ultimi due, esponenti della terza generazione e nipoti dello stesso Soavi, hanno completato negli ultimi anni un passaggio generazionale portato avanti per gradi.

Il cuore dell’attività resta quello dei servizi per l’upstream nell’Oil & Gas: test di produzione dei pozzi, impianti di trattamento di greggio e gas naturale e unità di compressione e disidratazione. L’azienda rivendica un modello integrato che tiene insieme ingegneria, produzione in officina e squadre operative sul campo, con l’obiettivo di proporsi come contractor unico nella logica dei contratti Epc, dalla progettazione fino alla messa in esercizio e alla gestione corrente degli impianti, spesso in aree remote dove l’affidabilità della manutenzione ha un peso rilevante, almeno quanto il costo dell’investimento iniziale.

Negli anni l’azienda è cresciuta: tra il 2018 e il 2024 i suoi ricavi sono saliti da quasi 33 milioni a 124,5 milioni, l’Ebitda da 4,4 milioni (equivalenti a un peso sul fatturato del 13,4%) a 37,2 milioni (il 28,5%) e l’utile netto da 1,9 milioni a 18,4 milioni. In parallelo è cresciuto anche il perimetro della società, che oggi conta complessivamente oltre mille dipendenti nel mondo e una dozzina tra stabilimenti e uffici permanenti, distribuiti oltre che in Italia anche in Algeria, Kazakistan, Messico e diversi Paesi del Golfo. Italfluid opera in un mercato che resta dominato da multinazionali ma che lascia spazio anche a operatori di dimensioni intermedie, capaci di seguire commesse più circoscritte e spesso in aree dove i grandi gruppi preferiscono non presidiare direttamente con proprie strutture.

Al fianco del core business tradizionale, dal biennio 2019-2020 l’azienda ha rafforzato un reparto di ricerca e sviluppo dedicato alla decarbonizzazione e alle tecnologie per l’idrogeno, dal reforming di biogas e biometano alla cattura e valorizzazione della CO2 per usi industriali e alimentari. Nel 2022 il gruppo ha anche presentato un piano da 130 milioni per realizzare, tra le province di Teramo e L’Aquila, un impianto per produrre idrogeno a partire da rifiuti organici e acque reflue, tassello di una Hydrogen Valley del Centro-Sud Italia pensata come modello esportabile anche all’estero. Da allora, in regione il fronte dell’idrogeno nelle aree industriali dismesse si è mosso soprattutto sui progetti pilota finanziati con fondi del Pnrr, segno di quanto la transizione energetica in questo comparto richieda tempi lunghi e il concorso di più soggetti, pubblici e privati, più che l’iniziativa di un singolo operatore industriale.

Per un’azienda cresciuta attorno ai servizi per l’estrazione di idrocarburi, la sfida oggi sta proprio in questo equilibrio: continuare a intercettare commesse in un mercato del gas e del petrolio condizionato dalle tensioni geopolitiche in Nord Africa e Medio Oriente e allo stesso tempo trasformare la ricerca sull’idrogeno e sulla cattura della CO2 in una vera e propria linea di business, senza che l’una finisca per rallentare l’altra o assorbirne le risorse in una fase in cui il gas resta comunque il principale motore dei ricavi del gruppo.

Tra Montesilvano (PE) e Notaresco (TE) ha sede Italfluid, impresa familiare nata nel 1975 dall’intuizione del chimico Guido Soavi e cresciuta su scala internazionale grazie all’ingegnere Nicola Di Paolo, oggi presidente insieme ai figli Giulio ed Elsa. L’azienda progetta, costruisce e gestisce impianti per gas e petrolio con contratti Epc. Dal 2019 ha rafforzato la ricerca su idrogeno verde e cattura della anidride carbonica, con un piano del valore di 130 milioni per una Hydrogen Valley in Abruzzo.

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