La società, che produce sistemi impermeabilizzanti e coperture per l’edilizia, ha accelerato l’espansione estera grazie a nuove certificazioni. Oggi l’export vale il 50% del fatturato che nel 2025 si attesta a 62 milioni
L’esaurirsi del Superbonus ha ridotto la spinta di una parte del settore edile, ma non ha toccato i conti di General Membrane. Nel 2025 il produttore veneziano di sistemi impermeabilizzanti ha portato i ricavi a 62 milioni di euro (+11% sull’anno precedente), ancora in crescita, mentre l’Ebitda è rimasto sostanzialmente in linea con l’anno precedente. Un risultato che ridimensiona il ruolo degli incentivi nella traiettoria aziendale: il 110% ha dato una spinta, ma non ha mai tenuto in piedi l’edificio.
«Il bonus ha rappresentato un traino solo parziale», spiega Mattia Carrer, Cfo del gruppo. «Per chi produce isolanti o materiali per cappotti è stato un autentico acceleratore. L’impermeabilizzazione, invece, non era strettamente connessa alla misura. Il fatto che alla sua conclusione non sia seguita una flessione dimostra che non era stato determinante».
General Membrane nasce nel 1993 a Ceggia, in provincia di Venezia, e avvia la produzione di membrane bituminose già alla fine dello stesso anno. Il prodotto è poco appariscente ma decisivo: resta nascosto sotto tetti, terrazze, capannoni e infrastrutture, con il compito di impedire all’acqua di trasformare un edificio in un problema. Tre anni dopo arriva una seconda linea produttiva, mentre nel 1997 l’azienda ottiene la certificazione Iso 9001 per la progettazione e la produzione.
Il cuore dell’offerta resta il bitume distillato modificato con polimeri. La gamma comprende membrane elastoplastomeriche App, elastomeriche Sbs e soluzioni Apao destinate a sistemi ad alta durabilità. Attorno a questo nucleo si è costruito nel tempo un catalogo molto più ampio: prodotti resistenti al fuoco o alla grandine, membrane per giardini pensili, fondazioni, ponti, viadotti, tunnel, bacini idrici, parcheggi e discariche, oltre a teli, adesivi, isolanti, liquidi impermeabilizzanti e tegole bituminose. Non un solo prodotto, dunque, ma una stratigrafia completa, dalla barriera al vapore alla finitura superiore.
Anche il cliente tipo riflette questa specializzazione. «Per circa il 60% vendiamo a imprese dedicate all’impermeabilizzazione degli edifici», sottolinea Carrer. «Il restante 40% è rappresentato dai magazzini edili e dalle rivendite». È un mercato tecnico, nel quale il prezzo conta ma non basta: certificazioni, affidabilità di posa, durata e adattabilità alle diverse normative nazionali possono aprire o chiudere intere aree geografiche.
Sul piano dei risultati finanziari, i bilanci parlano da soli. Dal 2018 al 2024, i ricavi sono passati da 36 a 56,2 milioni di euro, con un tasso annuo composto (Cagr) del 7,7%. Nello stesso periodo l’Ebitda è salito da 1,6 a 8,6 milioni, con un margine passato dal 4,4% al 15%. Parallelamente, l’utile netto è balzato da 218 mila euro a 11,9 milioni.
Dietro questa progressione non c’è soltanto la buona stagione dell’edilizia italiana. Tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, quando il mercato interno cominciava a mostrare i primi segnali di stanchezza, General Membrane aveva già iniziato a preparare una via d’uscita verso nord. «Ci siamo resi conto che la domanda domestica avrebbe probabilmente rallentato e abbiamo investito pesantemente nelle certificazioni necessarie per entrare in mercati che prima non servivamo, soprattutto nel Nord Europa. Sono procedure costose, onerose sul piano burocratico e lunghe: in alcuni casi servono più di sei mesi. Ma una volta ottenute, ci hanno permesso di raggiungere clienti prima inaccessibili».
La contromossa ha modificato la geografia dei ricavi. Nel 2022 l’estero valeva circa il 30% del fatturato, oggi è arrivato al 50%. Attualmente la società esporta in una cinquantina di Paesi, con presenze significative in Germania, Belgio, Paesi Bassi e Regno Unito, ma anche in Sudafrica e America Latina.
L’espansione internazionale, del resto, non è recente. Nel 2006 l’azienda ha fondato General Membrane Romania a Buzău, dotandola di una linea produttiva per servire l’area balcanica. Dal 2007 ha poi esteso il raggio d’azione al fotovoltaico integrato nelle coperture, con General Solar Pv e con il sistema brevettato General Fix. Il tetto, da superficie da proteggere, è diventato anche una piattaforma energetica. Negli anni successivi sono arrivati i sistemi N.e.w., coperti da garanzia ventennale, e Next, basato su una tecnica di fissaggio a induzione.
L’ultima estensione riguarda le membrane sintetiche in Tpo e Pvc, prodotte attraverso la linea Genesy e nel nuovo stabilimento di Bertiolo, in provincia di Udine. È un passaggio importante perché allarga il perimetro oltre il bitume e consente di presidiare coperture leggere e sistemi costruttivi moderni. La direzione resta la stessa: aggiungere funzioni al tetto, migliorare la durata e rispondere a sollecitazioni climatiche sempre più severe, come dimostra anche lo sviluppo delle linee antigrandine Hail Shield.
Il 2026 si è aperto senza strappi: mercato interno sostanzialmente stabile e lieve crescita all’estero. Il contesto, però, non invita all’euforia. «Non percepisco un’aria particolarmente frizzante», ammette Carrer. «C’è un atteggiamento di attesa, probabilmente legato alle tensioni geopolitiche. Nonostante questo prevediamo un anno positivo e restiamo ottimisti».
L’azienda
Fondata nel 1993 a Ceggia (Venezia), l’azienda muove i primi passi nella produzione di membrane bituminose, elemento invisibile ma fondamentale per l’impermeabilizzazione. Negli anni amplia la gamma con soluzioni ad alta durabilità e, dal 2007, trasforma le coperture in piattaforme energetiche integrando il fotovoltaico. Con l’apertura dello stabilimento in Romania nel 2006 e il recente impianto di Bertiolo (Udine) per le membrane sintetiche Tpo e Pvc, il gruppo si è evoluto da realtà locale a player globale presente in 50 Paesi.