L’azienda di Cairo Montenotte (SV) è entrata nel gruppo promosso dal fondo Xenon Private Equity insieme ad Alm.Eco, Gamma e Marcon. Il polo specializzato nei rifiuti industriali punta a chiudere il 2026 con ricavi per 200 milioni
Il 30 ottobre dello scorso anno da Milano è arrivato l’annuncio della nascita di un nuovo operatore nella gestione dei rifiuti industriali pericolosi, comparto che in Italia resta storicamente frammentato in una moltitudine di realtà locali. Si chiama Rinovha ed è il risultato dell’aggregazione, promossa dal fondo Xenon Private Equity, di quattro società attive lungo l’intera filiera dei servizi ambientali: la Alm.Eco di Pavia, specializzata nell’intermediazione, la Gamma di Bolzano, attiva nel trasporto e nell’intermediazione di rifiuti pericolosi e non pericolosi, la Marcon, gruppo trevigiano attivo nel trattamento e nel recupero, e la Vico, azienda con sede a Cairo Montenotte (SV). Il nuovo gruppo conta oggi oltre 300 dipendenti, più di 3 mila clienti e un fatturato stimato per il 2025 di 140 milioni, con l’obiettivo di raggiungere i 200 milioni entro la fine di quest’anno.
Una delle quattro anime che compongono Rinovha è, appunto, Vico, realtà ligure specializzata nel cosiddetto “decommissioning” industriale (ossia il processo di dismissione, smantellamento e demolizione di impianti industriali, che include anche la bonifica ambientale e lo smaltimento dei materiali risultanti), nelle bonifiche ambientali e ferroviarie e nella gestione dei rifiuti. È un ambito in cui la società savonese si è fatta spazio, occupandosi della dismissione e dell’abbattimento di siti produttivi giunti a fine vita, della rimozione dell’amianto e della bonifica di siti contaminati, oltre che della demolizione e del recupero di materiali provenienti da carri, carrozze e locomotive ferroviarie dismesse: attività, quest’ultima, resa possibile dal raccordo ferroviario diretto di cui dispone lo stabilimento di Cairo Montenotte.
L’azienda nasce alla fine degli anni Ottanta, quando avvia la propria attività nella cernita e nella lavorazione dei materiali di recupero, cascami e rottami metallici. Da questo nucleo originario Vico ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione, integrando competenze e tecnologie fino a coprire l’intera catena delle bonifiche e delle demolizioni industriali: dalla progettazione degli interventi alla demolizione controllata, anche tramite tecniche come il taglio a idrogetto, fino allo smaltimento dei rifiuti e alla valorizzazione dei materiali recuperati. Un percorso sviluppatosi in un territorio, quello della valle alpino-appenninica della Valbormida, segnato da una lunga storia industriale e siderurgica, e per questo naturalmente prossimo alle attività di bonifica e dismissione
degli impianti.
Il modello operativo di Vico si fonda sul controllo diretto dell’intera filiera, dalla progettazione fino al riutilizzo dei materiali, passando per raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti. L’azienda dispone di un parco macchine dedicato alla demolizione, con mezzi cingolati da tre a 71 tonnellate capaci di raggiungere oltre 30 metri di altezza, e di un sito destinato al recupero polifunzionale pensato per separare le frazioni non contaminate dei materiali rimossi e destinarle al riutilizzo o al riciclo. Tra le commesse pubbliche a cui l’azienda ha partecipato negli ultimi anni figura, per esempio, la rimozione dell’amianto da gru, carriponte e capannoni dell’Arsenale Militare Marittimo della Spezia.
I bilanci della società confermano l’espansione: dal 2018 al 2025 i ricavi sono cresciuti da 23,6 milioni a 45,9 milioni, con un picco superiore ai 51 milioni due anni fa. In parallelo, l’Ebitda è passato da 1,7 milioni (pari al 6,7% del fatturato) a 8,9 milioni (il 18,9%), con una punta di 12,2 milioni (il 28,5%), mentre l’utile netto da 670 mila euro a oltre 6 milioni. È in questo contesto che si inserisce l’operazione promossa da Xenon Private Equity, con il supporto finanziario di Tikehau Capital, che ha messo a disposizione un finanziamento unitranche destinato anche a sostenere le prossime acquisizioni del gruppo. Alla guida di Rinovha è stato chiamato Gianluca Cencia, ingegnere con una lunga esperienza nel settore dei rifiuti già maturata in ReLife, mentre la presidenza è affidata a Gianfranco Piras, partner di Xenon.
Gli imprenditori delle quattro società originarie, compresa la proprietà di Vico, hanno scelto di reinvestire una quota nel nuovo gruppo, mantenendo un ruolo nella gestione delle rispettive aziende. «Il settore dei rifiuti pericolosi è da anni in una fase di consolidamento, ma resta ancora frammentato», ha spiegato Gianluca Cencia in un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore. L’idea alla base del progetto, secondo l’amministratore delegato, è quella di costruire un operatore capace di tenere insieme due anime finora rimaste distinte sul mercato italiano: da un lato il trattamento industriale dei rifiuti, dall’altro l’intermediazione e la compravendita, storicamente appannaggio di operatori più piccoli e specializzati su singole aree geografiche.
Il progetto non si è fermato alla prima aggregazione. A dicembre scorso sono entrate nel perimetro di Rinovha anche Bellatrice e Ag7, due realtà storiche di Senago, alle porte di Milano, portando la stima del fatturato consolidato di fine 2025 a circa 160 milioni. Nei primi mesi di quest’anno è stata perfezionata anche l’acquisizione de Il Recupero, azienda milanese attiva dal 1986 nella raccolta e nello smaltimento di rifiuti pericolosi, compreso l’amianto. Il gruppo, lo si accennava, punta a raggiungere quota 200 milioni entro la fine del 2026, attraverso crescita organica e nuove acquisizioni mirate. E per Vico, che ha confermato l’intenzione di mantenere il proprio radicamento nel territorio di Cairo Montenotte, l’ingresso in Rinovha segna un passaggio: da impresa a controllo familiare a tassello di un progetto industriale a scala nazionale.
L’azienda
Nata a fine anni Ottanta a Cairo Montenotte (SV) come impresa di recupero di cascami e rottami metallici, Vico si è specializzata nel decommissioning industriale, nelle bonifiche ambientali e ferroviarie e nella gestione dei rifiuti, grazie anche a un raccordo ferroviario diretto e a un impianto proprietario per il recupero dei materiali. Nell’ottobre dello scorso anno insieme ad altre tre aziende è entrata in Rinovha, il gruppo promosso da Xenon Private Equity, che per il 2025 stimava un fatturato di 140-160 milioni.