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Ferrarelle supera i 250 milioni e approda negli Stati Uniti con le acque aromatizzate

Il quarto gruppo italiano delle acque minerali accelera sui mercati esteri, punta sul segmento ready- to-drink e debutta nel pet food, sfidando i rincari e il trend della microfiltrazione nel mondo della ristorazione

Liscia, gassata o Ferrarelle? Il dilemma da bar che ha attraversato generazioni di italiani non è solo memoria pubblicitaria: è la sintesi di un’azienda che ha trasformato un’acqua di sorgente in categoria di mercato, e una categoria di mercato in un piccolo impero del beverage che oggi vale oltre 250 milioni di fatturato. Le sorgenti di Riardo, in provincia di Caserta, dissetavano già i romani, ma è alla fine dell’Ottocento che l’acqua effervescente naturale conquista fama come “acqua di salute”: il marchio viene registrato nel 1893. La svolta moderna arriva nel gennaio 2005, quando Lgr Holding, gruppo finanziario della famiglia Pontecorvo Ricciardi, rileva da Danone la controllata Italaquae per circa 100 milioni, riportando sotto bandiera italiana marchi come Boario, Ferrarelle, Natìa e Santagata; due mesi dopo nasce Ferrarelle S.p.A. Seguono altre tappe: nel 2012 l’acquisizione definitiva di Vitasnella, e nel 2017 l’ingresso nel lusso alimentare con Amedei Toscana, eccellenza del cioccolato con stabilimento a Pontedera (PI).

Oggi la galassia Ferrarelle, controllata da Lgr Holding, si articola su quattro poli: la sede legale di Roma, gli uffici commerciali di Milano, il cuore amministrativo-operativo di Riardo con il suo Parco Sorgenti e lo stabilimento di Darfo Boario Terme, nella bassa Val Camonica (BS). Con oltre 420 dipendenti, rappresenta il quarto gruppo italiano per valore e volumi nelle acque minerali, proprietario di marchi che vanno da Ferrarelle a Vitasnella, daMaxima ad Electa, fino a Fonte Essenziale.,. È distributore esclusivo in Italia di Evian ed esporta in oltre quaranta Paesi, dagli Stati Uniti al Giappone, dal Canada agli Emirati Arabi Uniti..

L’acqua minerale resta il cuore del business, ma l’azienda punta anche sulle lattine, segmento ready-to-drink in cui vede «un ruolo particolarmente strategico per ampliare le occasioni di consumo», spiega Marco Pesaresi, Direttore Generale della società. Il portafoglio si arricchisce così con Electa nell’away from home, Vitasnella Specifique nelle acque funzionali, una nuova referenza Chinotto per le Bibite Ferrarelle, e Happy2O, primo brand di acque funzionali per cani e gatti, in fase di test: l’ingresso, inedito, nel pet food, «con l’obiettivo di esplorare nuove aree di sviluppo coerenti con il crescente interesse verso il benessere degli animali domestici».

Sul fronte internazionale, il debutto nella distribuzione statunitense con le acque aromatizzate va letto con consapevolezza strategica: «Gli Usa – prosegue Pesaresi – restano uno dei mercati più interessanti al mondo per dimensioni, capacità di innovazione e attenzione verso prodotti premium», anche se costruire un brand richiede «investimenti, continuità e una profonda conoscenza delle dinamiche distributive».

Sul tema dei dazi, «monitoriamo costantemente lo scenario, ma continuiamo a ritenere che la qualità del prodotto, la forza del made in Italy e la capacità di creare valore per il consumatore restino elementi fondamentali per competere con successo», dice Pesaresi. In questa partita di visibilità rientra anche la sponsorizzazione della Louis Vuitton 38th America’s Cup e di Emirates Team New Zealand, «una piattaforma internazionale di visibilità, relazione e posizionamento» più che una semplice operazione di marketing.

C’è poi un fronte su cui Ferrarelle non recita la parte della spettatrice neutrale: la diffusione della microfiltrazione nella ristorazione, fenomeno osservato «con preoccupazione» al punto da aver commissionato a Doxa una ricerca sulla percezione dei consumatori serviti con acqua microfiltrata al ristorante. I risultati, secondo Pesaresi, «dovrebbero far riflettere soprattutto i ristoratori stessi»: i clienti vorrebbero poter scegliere tra microfiltrata e minerale, nutrono dubbi sulla qualità del prodotto e sulla manutenzione degli impianti e non apprezzano di pagarla quanto un’acqua in bottiglia. Un trend abbracciato, in parte del settore Horeca, più per margini che per qualità percepita.

Sul piano dei canali, nel fuori casa il gruppo rivendica la terza posizione a valore nel mercato italiano delle acque minerali, mentre la grande distribuzione resta presidio fondamentale per i volumi. Ma sono i numeri di bilancio a recitare la parte del leone. Sul medio-lungo periodo, dal 2018 al 2024, i ricavi sono passati da 187 a 241,3 milioni, con un tasso annuo composto (Cagr) del 4,3%. Nello stesso periodo l’Ebitda è salito da 12,3 a 25,1 milioni, con un margine passato dal 6,5% al 10,2%. Parallelamente, l’utile netto è balzato da 149 mila euro a 8 milioni.

Come anticipato, il 2025 si è chiuso con un fatturato di 250 milioni, in crescita del 3,5% sul 2024, e un Ebitda salito a 25 milioni: numeri che, spiega Pesaresi, confermano «la solidità del nostro modello di business e la capacità di coniugare sviluppo e redditività», in un anno segnato peraltro da forti pressioni sui costi e da una concorrenza intensa nel beverage.

Per il 2026 la società sceglie un registro di misurata fiducia: l’aumento dei costi di energia, trasporti e materie prime legato alle tensioni geopolitiche in corso pesa sullo scenario, ma il gruppo continuerà a investire su innovazione, marchi e mercati internazionali. La filosofia resta la solita: «Il nostro obiettivo non è inseguire la crescita a tutti i costi, ma consolidare un percorso sostenibile e profittevole».

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