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L’emiliana Clevertech corre e attira le attenzioni di investitori e fondi ma resta un “affare di famiglia”

Il gruppo di Reggio Emilia di automazione industriale sta crescendo del 20%-25% l’anno trainato da Amazon e Procter & Gamble. Ricavi a 250 milioni. «La chiave? Tecnologia e presenza globale»

Crescere del 20%-25% all’anno in un settore ad altissima complessità industriale, mantenendo marginalità elevate e una guida familiare. È il percorso di Clevertech, gruppo emiliano specializzato nell’automazione industriale, oggi partner di grandi multinazionali come Procter & Gamble e Amazon. A raccontarlo è l’amministratore delegato Giuseppe Reggiani, che ripercorre le tappe della crescita dell’azienda: dalla specializzazione nel packaging alla presenza globale, fino al passaggio generazionale già avviato all’interno della famiglia.

Secondo le indiscrezioni Clevertech sarebbe nel mirino di alcuni investitori. C’è del fondamento?

No, non c’è nessun fondamento. È una voce che circola da anni e sinceramente ci siamo anche stancati di smentirla. A un certo punto si parlava di una società americana interessata all’acquisizione, poi di un gruppo di Bologna, successivamente di un altro fondo. Evidentemente l’interesse nasce dal fatto che Clevertech, negli ultimi tre o quattro anni, ha registrato una crescita media del 20%-25% annuo. Sono numeri che inevitabilmente attirano l’attenzione. Ma l’azienda resta saldamente familiare e oggi non abbiamo alcuna intenzione di cambiare strada. Fortunatamente i miei figli, anni fa, hanno scelto di lavorare con me: si sono inseriti molto bene, sono cresciuti professionalmente e oggi rappresentano una parte fondamentale dell’azienda. Per questo continuiamo a pensare di poter proseguire il nostro percorso in autonomia.

Il passaggio generazionale è già iniziato?

In realtà è già avvenuto. Il più grande dei miei figli lavora con me da circa vent’anni, il secondo da quindici. Anche il marito di mia figlia è in azienda da quattordici anni. Oggi sono loro i veri pilastri di Clevertech. Hanno acquisito piena autonomia e sono cresciuti insieme all’azienda. Questo ci permette di affrontare il futuro con serenità, mantenendo una forte continuità nella gestione e nella cultura aziendale.

Negli ultimi anni Clevertech ha registrato una crescita molto importante e anche la marginalità è aumentata. Da dove nasce questo risultato?

Nel 2025 abbiamo chiuso a circa 250 milioni di fatturato, con quasi 78 milioni di Ebitda, e prevediamo di confermare questi livelli anche nel 2026. Il 2027 sarà più complesso, ma contiamo di recuperare ulteriormente. La crescita nasce da una forte specializzazione nell’automazione industriale. Siamo partiti dal barattolo metallico, in particolare quello utilizzato per la salsa di pomodoro, per poi entrare nel packaging legato all’home care, al baby care e più in generale ai prodotti per la famiglia e la persona. Da oltre quindici anni siamo fornitori esclusivi di Procter & Gamble, un rapporto che ci ha consentito di consolidare competenze molto avanzate in questo settore.

Che ruolo hanno avuto i grandi clienti internazionali nello sviluppo di Clevertech?

Il rapporto con i grandi clienti internazionali ha rappresentato un passaggio decisivo. Procter & Gamble, di cui siamo fornitori esclusivi da oltre quindici anni in questo ambito, ci ha permesso di rafforzare le competenze nel packaging per l’home care, il baby care e i prodotti per la persona. Circa dodici anni fa il gruppo avviò una gara internazionale, dopo aver concentrato le funzioni tecniche e acquisti tra Bruxelles e Cincinnati: partimmo in quattordici aziende e alla fine vincemmo noi. Quell’esperienza ha consolidato il nostro posizionamento e ci ha resi un partner riconosciuto anche da altri operatori globali, tra cui Amazon, che ci ha affidato progetti di automazione per i propri centri produttivi.

Lavorare con gruppi globali come Amazon o Procter & Gamble non rischia di comprimere la marginalità?

In realtà accade il contrario, perché questi gruppi cercano partner altamente affidabili. Quando decidono di introdurre una nuova automazione devono prima sperimentarla. Si tratta di progetti pilota molto impegnativi, che richiedono investimenti importanti e comportano rischi elevati. Il fornitore sviluppa la tecnologia, sostiene costi significativi e spesso non ha la certezza che il progetto verrà industrializzato. Però, se la sperimentazione funziona, si passa rapidamente a numeri enormi. Sono programmi che comportano impegni economici e finanziari molto rilevanti e proprio per questo i clienti cercano aziende capaci di garantire qualità, affidabilità e tempi certi. Alla fine sono disposti a riconoscere economicamente questo valore. Inoltre non sono molte le aziende che accettano di assumersi rischi di questo livello: questo crea una forte barriera all’ingresso e rende il mercato più selettivo.

Qual è stato il fattore decisivo nella crescita di Clevertech?

Il vero elemento che ha sostenuto la nostra crescita è stata la presenza internazionale. Oggi abbiamo tre siti produttivi – Italia, India e Cina – oltre a una struttura di assistenza negli Stati Uniti. A questi si aggiungono centri software in Messico, Europa e India. Per i grandi clienti globali è fondamentale sapere di poter contare su un supporto rapido ovunque si trovino. Quando riesci a garantire l’intervento di un tecnico entro dodici ore in qualsiasi parte del mondo, il cliente si sente tranquillo e il rapporto si rafforza moltissimo. Inoltre, abbiamo investito molto sui giovani e sulla selezione delle persone. Negli anni abbiamo costruito un rapporto diretto con le università, in particolare con quelle di Modena e Reggio Emilia, riuscendo a creare un ottimo collegamento con il mondo accademico. Questo ci ha permesso di inserire in azienda figure preparate e motivate.

Quanto conta oggi la vicinanza al cliente?

Conta in maniera decisiva. La nostra migliore campagna pubblicitaria è proprio la vicinanza al cliente. Un cliente americano, per esempio, vuole avere un riferimento locale, qualcuno che possa chiamare direttamente senza percepire distanza. Non vuole fare una telefonata internazionale dall’altra parte del mondo: vuole trovare una struttura vicina, un numero familiare, qualcuno che parli il suo linguaggio operativo. È un aspetto che può sembrare semplice, ma che nella costruzione di relazioni industriali di lungo periodo fa davvero la differenza.

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