Il gruppo cremonese produce campionari e collezioni per i grandi brand della moda. Copre tutte le
fasi di lavorazione e diversifica le tipologie di prodotto grazie a una piattaforma integrata che conta
sei società
Quando i grandi gruppi del lusso internazionale cercano un fornitore in grado di seguire la
produzione di un capo dalla fase di ricamo alla confezione finale, passando per maglieria e
stampe, si trovano di fronte a un’alternativa: costruire una rete di fornitori specializzati da
coordinare oppure affidarsi a chi quella rete l’ha già costruita. È su questa seconda opzione
che Cieffe, gruppo con sede a Soncino (CR), ha fondato il proprio modello negli ultimi
vent’anni: «Oggi siamo una piattaforma integrata di competenze produttive concentrate
entro un raggio di circa 150 chilometri, capace di rispondere alle esigenze anche più
sofisticate del lusso contemporaneo con un unico interlocutore», precisa Marco Panzeri, Ceo
dell’impresa cremonese.
La storia della sua azienda parte da lontano. È il 1984 quando Enza Gallina, attuale
presidente, avvia l’attività in un laboratorio di cento metri quadrati. Il momento di svolta
arriva con l’ingresso in Confezioni e Facon (il nome dietro al brand Cieffe) del figlio Marco
Panzeri: «Dal 2005 – spiega – abbiamo avviato un percorso di sviluppo più ambizioso, con
strategia e mission industriali chiare, che ci ha portato a costruire un gruppo integrato,
investendo in crescita sia organica sia per linee esterne». In questo modo il gruppo è arrivato
a contare «30 siti produttivi e laboratori, oltre 250 dipendenti di cui l’88% donne e un indotto
di circa 350 persone, con una capacità produttiva di 12 mila modelli e più di 250 mila capi
all’anno».
Il fattore distintivo del percorso di Cieffe è proprio questa aggregazione per acquisizioni di
laboratori specializzati nel territorio. Nel suo network figurano realtà come Franc’obollo,
New Mood, Silvermacs, Manu, Maglificio Peve e Camiceria Spazio Moda, ciascuna con una
sua verticalità specifica, tra ricami, maglieria, stampe. L’approccio seguito «non è stato quello
finanziario, ma esclusivamente industriale» cercando sempre di mettere a sistema «le
migliori competenze del territorio, per coprire tutte le fasi della produzione e ampliare le
tipologie di prodotto sulle quali possiamo lavorare». In alcuni casi, prosegue il Ceo, «si è
trattato di piccole realtà con circa 500 mila euro di fatturato, che abbiamo poi accompagnato
verso dimensioni di 3 milioni e in altri di aziende già strutturate, che abbiamo portato a 10
milioni grazie alle sinergie e agli investimenti condivisi». E anzi: il rafforzamento della
piattaforma integrata resta un «obiettivo costante», anche da qui ai prossimi anni.
Il mercato di riferimento, quello dei grandi brand internazionali della moda e del lusso, ha
imposto all’azienda cremonese anche una riflessione sulla struttura del portafoglio clienti.
Lavorare per pochi grandi gruppi espone per definizione a un rischio di dipendenza: la
risposta di Cieffe è stata quella di ampliare la gamma delle competenze offerte, così da
moltiplicare i punti di contatto all’interno degli stessi gruppi e attrarre realtà diverse per stile
e tipologia di prodotto. «Oltre alla dedizione e alla passione che mettiamo nel nostro alto
artigianato, l’ampiezza dei servizi e delle verticalità che possiamo offrire permette ai nostri
interlocutori di trovare in un unico player le risposte alle esigenze anche più sofisticate e a
noi di raggiungere un numero maggiore di realtà, senza il rischio di rimanere ancorati a
pochi focus e operatori», sottolinea il Ceo.
La scelta di mantenere però il proprio patrimonio di conoscenze e saper fare entro 150
chilometri non è stata solo una questione di tradizione manifatturiera, ma risponde anche a
un’altra logica. «Questo modello – afferma Panzeri – facilita la logistica, rafforza il controllo
qualità, riduce l’impatto ambientale e rappresenta una risposta solida alle sfide del lusso
contemporaneo». La concentrazione territoriale ha mostrato la sua tenuta anche nei
momenti di stress del mercato: quando il settore del lusso ha attraversato la fase di
normalizzazione post-boom degli anni scorsi, proprio questa capacità di coordinamento dei
siti produttivi ha consentito al gruppo di mantenere il proprio posizionamento.
A provarlo bastano i dati economico-finanziari di Cieffe. Dal 2018 al 2024 i suoi ricavi sono
saliti da 31,5 milioni a oltre 50 milioni, passando per picchi legati inevitabilmente alle annate
migliori del mondo del lusso. In parallelo, l’Ebitda è cresciuto da 3,4 milioni (pari al 10,7% del
fatturato) a 5,3 milioni (di nuovo il 10,7% del fatturato) e l’utile netto si è portato da 1,8
milioni a 3,8 milioni. Il 2025 si è chiuso «in linea con l’anno precedente», con il totale degli
investimenti in Ricerca & Sviluppo che si è portato a «oltre 8 milioni negli ultimi nove anni»,
in un contesto che il Ceo descrive ora come di «progressiva normalizzazione» del settore. Sul
fronte geografico, l’export «rappresenta una componente strategica del business» e, accanto
al peso rilevante del mercato europeo, Nord America e Asia rivestono un «ruolo significativo
in termini strategici».
Sul piano degli investimenti, l’anno appena concluso ha visto inoltre ultimare l’ampliamento
dell’headquarter di Soncino con «3 mila metri quadrati aggiuntivi per una nuova area uffici e
una serie di servizi per i dipendenti, tra i quali una palestra e un bistrot dedicati», che hanno
richiesto un investimento complessivo di 7 milioni. Per il 2026 il gruppo guarda avanti con la
stessa impostazione: consolidare il business, «proseguire sulla strada dell’innovazione
puntando sulla Ricerca & Sviluppo e ulteriori iniziative anche in ambito Esg», il tutto per
rafforzare ulteriormente la propria piattaforma integrata. Quella che, in quarant’anni, ha
trasformato un laboratorio di cento metri quadrati in uno dei punti di riferimento italiani per
le produzioni del lusso su misura.