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Vibram blinda la supply chain della gomma con multi-sourcing, regionalizzazione e nuovi materiali

Il gruppo dell’ottagono giallo produce suole per i brand del footwear. Dal picco del 2022 il mercato si è assestato, ma la redditività ha tenuto. Il gm Manuzzi: «Chi compra una scarpa cerca esplicitamente il nostro marchio»

C’è un ottagono giallo che vale più della suola su cui è stampato. È il marchio Vibram: un bollino di gomma che sui mercati internazionali del footwear funziona da garanzia autonoma, riconosciuta dal consumatore indipendentemente dal brand della scarpa su cui compare. Non è un caso frequente nel mondo dei componenti industriali, dove di norma il fornitore resta “invisibile” e il valore percepito va tutto al produttore finale. Vibram invece ha saputo costruire nel tempo qualcosa di diverso, diventando un «ingredient brand», come lo definisce Paolo Manuzzi, general manager dell’azienda con base ad Albizzate (VA).

«Chi compra una scarpa – afferma – cerca esplicitamente l’ottagono giallo perché non vendiamo semplicemente gomma o un componente industriale: vendiamo fiducia, sicurezza e performance». Il posizionamento competitivo di Vibram è insolito anche per come è strutturata la concorrenza: «Ci confrontiamo con colossi della chimica, con produttori di pneumatici che prestano le loro mescole al mondo del footwear, ma anche con subfornitori locali più piccoli in Asia o in Europa».

L’origine di questa posizione parte da lontano. È il 1937 quando Vitale Bramani, alpinista e fondatore dell’azienda, inventa la suola Carrarmato sostituendo i chiodi con la gomma vulcanizzata. Una soluzione nata da un’urgenza (quella di migliorare la sicurezza in quota) che avrebbe poi ridefinito il mercato delle calzature da montagna. Da allora Vibram ha saputo uscire progressivamente dalla «nicchia dell’alpinismo puro per diventare un brand trasversale»: outdoor, lavoro e sicurezza, moda, ortopedia, due ruote, puntando «non tanto a colonizzare settori distanti, quanto a verticalizzare le nostre tecnologie». A questo ha accompagnato l’apertura di stabilimenti produttivi in Italia, negli Stati Uniti e in Cina, coltivando una presenza commerciale distribuita sui principali mercati mondiali.

A sostenere questa posizione c’è un investimento continuativo in ricerca e sviluppo che ha
contribuito ad affermare l’azienda partita da Albizzate quasi novant’anni fa: «Penso alla
mescola Megagrip, diventata lo standard per il grip sul bagnato, o alla tecnologia Litebase,
che ha ridotto drasticamente il peso della suola senza comprometterne le prestazioni, o alla
calzatura Vibram FiveFingers, che ha cambiato la percezione del nostro brand, portandoci a
dialogare direttamente con il consumatore finale», dice Manuzzi. E connesso a questo

capitolo c’è quello dell’attenzione crescente all’impiego di materiali alternativi. «Il nostro reparto R&D – aggiunge il general manager – lavora costantemente per ridurre la dipendenza dai derivati del petrolio, incrementando l’uso di gomma riciclata e polimeri di origine naturale». Una direzione che risponde tanto a una domanda di sostenibilità da parte del mercato quanto a una logica di riduzione del rischio e maggior resilienza della supply chain: «La gomma, sia naturale che sintetica, è una commodity sensibile a tensioni geopolitiche e fluttuazioni climatiche. Per questo motivo abbiamo adottato una strategia basata su tre pilastri: il multi-sourcing, la regionalizzazione della catena di fornitura e lo sviluppo di materiali alternativi».

In termini economici, tutto questo si è tradotto in ricavi che sono passati dai quasi 206 milioni del 2018 ai 278,6 milioni del 2024, con un picco di oltre 300 milioni nel 2022, «anno in cui il rimbalzo post-pandemico e la corsa verso le attività all’aria aperta avevano gonfiato la domanda in modo contingente». Successivamente, invece, «il mercato ha vissuto una fase di assestamento e di destocking, ma – osserva Manuzzi – la nostra crescita strutturale dimostra la solidità del modello. A fare poi la differenza in termini di redditività e di Ebitda è stata la focalizzazione sui prodotti a più alto valore aggiunto, tra cui figurano appunto le piattaforme Megagrip e Litebase, e l’ottimizzazione dei nostri processi industriali».

Il 2025 si è chiuso confermando una «sostanziale stabilità e un progressivo consolidamento rispetto ai livelli del 2024» e per quest’anno le prospettive, secondo il general manager, sono di «moderato ottimismo, seppur in un quadro macroeconomico che impone prudenza, stanti soprattutto i costi della logistica marittima e il potere d’acquisto dei consumatori nei mercati occidentali». Sul fronte geografico, infatti, la geopolitica sta imponendo alle aziende un esercizio di ricalibrazione continua: «Siamo convinti che la globalizzazione centralizzata sia un modello superato: il futuro è del “glocalismo” strutturato», commenta non a caso Manuzzi.

La risposta di Vibram è stata quella di puntare su hub regionali con maggiore autonomia o perativa, capaci di assorbire le turbolenze locali senza che queste si propaghino ll’interosistema. «Gli Stati Uniti rimangono trainanti per l’outdoor e i grandi marchi sportivi – specifica il general manager –. La Cina e l’Asia-Pacifico stanno crescendo come mercati di consumo interno sempre più maturi. Mentre l’Europa, Italia in testa, mantiene la leadership su innovazione, design e segmento premium-fashion». A tenere insieme tutto questo, conclude Manuzzi, sono le persone: «La volatilità del contesto esterno ha dimostrato che da soli non si vince. È stato costruire team globali coesi e capaci di connettere geografie diverse che ha dato la flessibilità necessaria per superare i momenti complessi e capitalizzare le opportunità».

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