L’azienda marchigiana, attiva in progetti per la trasformazione, il trasporto, lo stoccaggio e la
distribuzione energetica, ha chiuso il 2025 in linea con il 2024. Per il 2026 punta a una crescita a
doppia cifra, nonostante l’instabilità globale
A Sestu, alle porte di Cagliari, l’idrogeno prende forma anche grazie al lavoro di Techfem. Il
progetto Hyround, uno dei pochi veri esempi italiani di Hydrogen Valley integrata, prevede
infatti produzione, stoccaggio e utilizzo finale in un unico ecosistema. Dietro alla
realizzazione di questa infrastruttura, di Italgas, c’è anche il lavoro dell’impresa marchigiana,
che ha curato ingegneria, approvvigionamento, installazione e messa in servizio della
sezione di compressione, stoccaggio e rifornimento dell’idrogeno. È un caso emblematico
perché condensa in un unico progetto la traiettoria di un’azienda che da quarant’anni si
interfaccia con l’industria energetica.
Nata a Fano (provincia di Pesaro e Urbino) nel 1984 su iniziativa di Francesco Ferrini e di un
altro socio, Techfem affonda le proprie radici in una scelta coraggiosa. I fondatori erano
dirigenti di Snamprogetti, allora uno dei centri nevralgici dell’ingegneria energetica italiana,
costola del gruppo Eni. Lasciare una posizione consolidata per costruire da zero una realtà
indipendente significava scommettere su un modello diverso: non un’azienda
manifatturiera, ma una struttura capace di vendere competenze, progettazione e gestione di
sistemi complessi. Una vocazione che è rimasta invariata nel tempo e che oggi si traduce in
una presenza lungo tutta la catena del valore dell’energia, dall’oil&gas tradizionale fino alle
tecnologie della transizione.
Il tratto distintivo è proprio questo posizionamento intermedio: non produce energia, ma
rende possibile produrla, trasportarla e utilizzarla. L’azienda opera come integratore di
sistemi, sviluppando infrastrutture per idrogeno, biometano, gas naturale liquefatto (Gnl) e,
più in generale, per la logistica dei fluidi energetici. A queste attività si affiancano il project
management, la direzione lavori e il commissioning degli impianti, spesso con formule
“chiavi in mano” che implicano un’assunzione diretta di responsabilità operativa. È una
nicchia ad alto contenuto tecnico, dove la differenza la fanno l’esperienza accumulata e la
capacità di gestire progetti mission critical.
Negli ultimi anni questa competenza si è progressivamente spostata verso i nuovi paradigmi
energetici. L’idrogeno è il terreno più visibile, ma non l’unico. «Non parliamo di un settore
trainante — spiega il Ceo Federico Ferrini — ma di un’alternativa futura ai paradigmi
energetici più consolidati. L’idrogeno sarà molto utile per lo stoccaggio dell’energia,
soprattutto quella rinnovabile in surplus». In questo senso, il progetto di Sestu è più di una
commessa: è un laboratorio industriale in cui convergono produzione industriale, mobilità
sostenibile e sperimentazione sulla rete gas.
L’idrogeno prodotto viene infatti destinato a tre utilizzi distinti: alimentazione di uno
stabilimento lattiero-caseario del gruppo Granarolo, rifornimento di autobus e veicoli e
immissione, in piccola percentuale, nella rete di distribuzione urbana.
Accanto all’idrogeno, però, Techfem investe nel filone della decarbonizzazione più ampio, in
particolare nelle tecnologie di cattura, trasporto e riutilizzo della CO₂ (Ccus). Non solo
infrastrutture per lo stoccaggio nei giacimenti esauriti, ma anche progetti sperimentali per la
mineralizzazione e il riutilizzo in ambito industriale, dall’edilizia alle infrastrutture stradali. È
un passaggio rilevante perché segna il tentativo di trasformare un costo ambientale in una
risorsa economica, allineandosi a una logica circolare che sta diventando centrale nelle
politiche energetiche europee.
«A tutto questo si affianca, naturalmente, una forte attenzione a quanto si sviluppa
all’interno e attorno al processo di elettrificazione dei consumi e degli usi dell’energia —
prosegue Ferrini — con uno sguardo particolare sia alle dinamiche attuali sia alle prospettive
future, inclusi gli sviluppi di tecnologie innovative come, ad esempio, il settore nucleare».
I risultati sul fronte finanziario parlano chiaro. Tra il 2018 e il 2024 i ricavi di Techfem sono
passati da 15,6 a 54,8 milioni di euro (il massimo storico), con un tasso annuo composto
(Cagr) del 22%. Nello stesso arco temporale l’Ebitda è passato da 2,5 milioni a 9,1 milioni,
con una marginalità che si mantiene solida e in lieve miglioramento (dal 15,7% al 16,5%).
Contemporaneamente l’utile netto è salito da 0,9 a 5 milioni. «Il 2024 ha fatto registrare
risultati superiori alle attese, anticipando di due anni gli obiettivi del piano industriale»,
precisa il Ceo. Il 2025, invece, si è chiuso in continuità con l’anno precedente in termini di
ricavi e con un Ebitda che si è attestato intorno al 14%.
Lo sguardo però è già rivolto al futuro: «Con un anno di anticipo abbiamo approvato un
nuovo piano industriale 2026-2028 che prevede un 2026 di ulteriore crescita, a doppia cifra
percentuale». Un obiettivo ambizioso nonostante un contesto segnato dalla totale incertezza
geopolitica e dalla volatilità dei mercati energetici: «Permane un elevato livello di incertezza
e instabilità, e gli effetti concreti non sono ancora pienamente visibili. Nel nostro piano
industriale erano previste iniziative legate all’area del Golfo, sulle quali abbiamo lavorato per
diversi mesi per sviluppare i relativi business plan. Tali proposte sono state comunque
presentate al Cda, accompagnate però da una nota: non saremmo partiti il giorno
successivo. Bisognerà fare un’attenta analisi dei rischi e capire se la situazione consentirà di
procedere o meno».
L’AZIENDA
“Nato a Fano nel 1984 da ex manager di Snamprogetti, Techfem non produce energia: la
rende possibile. Il gruppo opera come integratore di sistemi lungo tutta la filiera
energetica, dal gas naturale liquefatto al biometano, fino all’idrogeno e alla cattura della
CO₂. Il suo punto di forza è la capacità di gestire progetti complessi in formula chiavi in
mano, assumendo responsabilità diretta su ingegneria, approvvigionamento,
installazione e messa in servizio. Oggi l’azienda guarda anche alle nuove frontiere
dell’idrogeno e del nucleare.”