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Eas riparte e guarda ai data center. «L’Ai ci sottrae componenti, ma può diventare un nuovo mercato»

La società di Schio produce schede elettroniche per industria, medicale, ferroviario ed energia. Geronazzo: «La crisi è peggiore del 2022: alcune forniture superano le 52 settimane e le offerte valgono appena cinque giorni». Dopo il -30% del 2025, dovuto al destocking dei clienti, il 2026 segna la ripresa: «Le prospettive sono buone»

I componenti elettronici provenienti dall’Asia sono sempre più costosi e difficili da reperire. Ad assorbire una parte crescente della capacità produttiva sono le grandi aziende tecnologiche, che stanno investendo cifre astronomiche
nell’intelligenza artificiale. Nel mezzo di questo confronto – a cui si aggiunge la battaglia commerciale tra Pechino e Washington – si trovano aziende come la scledense Eas Società Benefit, specializzata da quasi cinquant’anni nella
progettazione, nella produzione e nell’assemblaggio di schede elettroniche destinate al medicale, al ferroviario, all’automotive, all’energia e alle applicazioni industriali. «La situazione è peggiore di quella del 2022», avverte Cristopher Geronazzo, membro del Cda e Operations Manager della società. Allora, pagando di più, i componenti si trovavano quasi sempre. Oggi, invece, alcune categorie possono non essere disponibili del tutto a causa della fortissima domanda generata dagli sviluppatori di intelligenza artificiale. A livello industriale gli ordini hanno una validità di appena cinque giorni e, negli ultimi seimesi, alcuni rincari hanno raggiunto il 40%. A offrire nuove prospettive alla società di Schio è però lo stesso settore che sta aumentando la pressione sulla filiera: l’intelligenza artificiale.

Perché la scarsità di componenti attuale è più difficile da gestire rispetto a quella del 2022?
Nel 2022 la componentistica non era facilmente disponibile, ma pagando di più si riusciva spesso a recuperarla attraverso i broker, cioè operatori che acquistano e rivendono materiali sul mercato. Oggi, invece, per alcune categorie il componente non si trova affatto. I grandi player dell’intelligenza artificiale hanno assorbito una quota importante della capacità produttiva e alcuni produttori hanno deciso di ridurre o interrompere classi di componenti necessarie ai progetti dei nostri clienti. Non è quindi sufficiente accettare un sovrapprezzo: servono visibilità da parte dei clienti, cooperazione lungo tutta la supply chain, capacità di muoversi in anticipo e ricerca congiunta di soluzioni compatibili con i prodotti da realizzare. È proprio dalla crisi del 2022 che abbiamo tratto una lezione strutturale: abbiamo potenziato Eas Engineering, la divisione che sviluppa le idee del cliente o riprogetta prodotti già esistenti. Il nostro ufficio tecnico analizza le distinte base e individua componenti alternativi. Quando la sostituzione diretta non basta, se il cliente è d’accordo, interveniamo sul progetto, ottimizzando anche i costi di produzione e allineandoli alle nostre capacità industriali. Oggi una parte obsoleta o in allocazione non si risolve più soltanto in ufficio acquisti.

Quanto si stanno allungando i tempi di consegna e quanto stanno aumentando i prezzi?
Nel periodo migliore, tra l’emissione dell’ordine di acquisto e l’arrivo della componentistica trascorrevano circa due mesi. Oggi, per alcune memorie contese anche dal mondo dell’intelligenza artificiale, si può arrivare oltre le 52 settimane oppure si entra in allocazione: il fornitore accetta l’ordine ma non dichiara alcuna data di consegna. Inoltre, gli ordini di acquisto per i componenti critici possono essere non cancellabili. Anche i prezzi sono in aumento. Il circuito stampato, cioè la base su cui vengono assemblati i componenti, è un esempio significativo: le offerte dei fornitori oggi valgono appena cinque giorni e in sei mesi abbiamo visto rincari nell’ordine del 40%. A questo si aggiungono gli aumenti delle memorie, indispensabili anche per oggetti di uso comune come i display delle auto. Finché la filiera resterà concentrata e dipendente dall’Asia, la pressione continuerà a riflettersi su molti prodotti elettronici. Per questo bisogna prevedere la domanda e tornare a costituire scorte ragionate insieme ai clienti.

In concreto, come vi siete organizzati per continuare a garantire le forniture?
Appena i fornitori ci hanno segnalato le prime criticità sui materiali, ci siamo attivati per anticipare gli acquisti e costituire scorte. Lo abbiamo fatto anche d’intesa con i clienti, perché Eas non può trasformarsi in una banca e finanziare da sola un magazzino costruito sulle necessità future di ciascuno. I gruppi industriali che ci hanno dato visibilità sui loro programmi hanno compreso il rischio e ci hanno aiutato a portare in casa per tempo i componenti. Questa collaborazione ci permette di proteggere la continuità produttiva e di sostenere il miglioramento atteso nel 2026.

In questo contesto è da interpretare il forte calo del fatturato registrato nel 2025, circa il -30%?
Dal 2022 al 2024 abbiamo seguito una domanda molto sostenuta. La carenza di componentistica – che arriva in larga parte dalla Cina – e l’aumento dei costi dell’energia avevano spinto i clienti a ordinare e a creare scorte. Noi abbiamo
scelto di accompagnare quella crescita con investimenti, cercando di soddisfare le richieste. Nello stesso periodo è aumentato il valore del magazzino. Nel 2025 è avvenuto il movimento opposto: i clienti disponevano degli stock
accumulati negli anni precedenti e hanno ridotto gli acquisti. È stato soprattutto un fenomeno di destocking. In parallelo è diminuito anche il nostro magazzino e per questo i risultati industriali sono rimasti soddisfacenti.

Quali segnali state vedendo nel 2026?
Le performance di Eas mostrano un netto miglioramento rispetto all’anno precedente e le prospettive sono buone. Questo recupero, però, va letto all’interno di un quadro molto complesso. Le tensioni geopolitiche tra Cina e Stati Uniti incidono sulla disponibilità dei materiali, sui tempi di consegna e sui prezzi. Possiamo sostenere la crescita soltanto affiancando alle opportunità commerciali una gestione molto attenta della supply chain e una programmazione condivisa con i clienti.

L’intelligenza artificiale sottrae componenti, ma può anche diventare un nuovo mercato per Eas?
L’AI richiede la costruzione di nuovi data center e aumenta la domanda di elettronica complessa. Per noi può rappresentare un ambito importante, non soltanto per le apparecchiature elettroniche ma anche per tutto ciò che riguarda il raffreddamento dei sistemi installati nei data center. Qualcosa si sta già muovendo: stiamo elaborando diverse offerte e lavorando per entrare in questo settore e nell’indotto che gli ruota attorno, che consideriamo uno dei business del futuro. È un percorso ancora in costruzione, quindi non possiamo parlare di un mercato già consolidato. Il paradosso è evidente: la stessa crescita dell’intelligenza artificiale che apre nuove opportunità assorbe capacità produttiva e rende più difficile reperire i componenti necessari alle attività esistenti.

Che cosa dovrebbe fare l’Europa per ridurre questa vulnerabilità?
Dagli anni Ottanta l’Italia e l’Europa hanno delocalizzato in Asia la produzione di componentistica elettronica. Oggi nel nostro Paese sono rimaste pochissime aziende in grado di produrre circuiti stampati e senza quella base non si
assemblano i componenti. Non è però soltanto una questione di investimenti: è una questione di competenze, e le competenze non si ricomprano come un macchinario. Non possiamo ricostruire tutto in tempi brevi, ma dobbiamo recuperare capacità industriale e conoscenze, diversificare le fonti e riconoscere l’elettronica come settore strategico per il futuro. Anche le imprese devono fare la loro parte: collaborare, condividere previsioni su orizzonti più lunghi e accettare che, finché l’elettronica resterà concentrata in Asia, le scorte di schede elettroniche sono uno strumento necessario per assorbire i picchi del mercato e le tensioni geopolitiche. Questa crisi non è una semplice replica del 2022

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