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Per fare business ci vuole l’albero. Porada Arredi cresce con l’export. In arrivo il rovere per l’Asia

Regno Unito, Francia e Usa punti di riferimento per l’azienda brianzola dell’arredamento di design. In
crescita anche i mercati africani. E nel 2026è prevista una nuova produzione per soddisfare anche i
mercati asiatici
C’è una traiettoria tipicamente italiana che attraversa il secondo dopoguerra, si radica nei
distretti manifatturieri e finisce per parlare al mondo. Porada la percorre tutta, ma lo fa con
un passo riconoscibile: trasformando una piccola produzione artigianale in un marchio
internazionale. In un settore che cambia continuamente pelle, l’azienda ha scelto di non
farlo. O meglio, di restare fedele alla propria materia prima: il legno.

La storia comincia nel 1948, quando Luigi Allievi avvia una piccola attività dedicata alla
produzione di sedie e specchi in legno. È una Brianza operosa, dove il saper fare manuale
rappresenta non solo una competenza, ma una vera e propria cultura industriale in
formazione. Vent’anni più tardi, nel 1968, nasce formalmente Porada: un passaggio che
segna l’ingresso della seconda generazione e l’inizio di un’evoluzione più strutturata. Da
bottega a impresa, senza soluzione di continuità.

Il legno massello resta il perno attorno a cui ruota tutto il progetto aziendale. Non è una
scelta estetica, ma un orientamento produttivo che attraversa le epoche. In un mercato
sempre più orientato verso materiali compositi e soluzioni ibride, il gruppo mantiene una
linea chiara, quasi controcorrente. Nel tempo, la gamma si amplia fino a comprendere un
sistema completo di arredo: complementi, tavoli, sedute, librerie, credenze, imbottiti e letti.
Ma l’estensione dell’offerta non coincide con una dispersione stilistica: al contrario, ogni
prodotto contribuisce a rafforzare un’identità basata su sobrietà, proporzione e durata.

È anche questa coerenza a favorire il percorso di internazionalizzazione: «Le esportazioni
rappresentano la quota maggiore del nostro fatturato», spiega Mauro Nastri, export manager
dell’azienda. La presenza sui mercati esteri è stata costruita nel tempo attraverso una
strategia di distribuzione diffusa. Regno Unito, Francia e Stati Uniti rappresentano alcuni dei
principali punti di riferimento, affiancati da un’Asia storicamente ricettiva e da mercati
emergenti in crescita, come quelli africani.

«Non abbiamo mai costruito la nostra crescita su un singolo mercato ma su una presenza
equilibrata, che oggi ci permette di affrontare con maggiore solidità le incertezze
internazionali – prosegue Nastri –. Esportando worldwide si interagisce con culture, stili e
preferenze diverse. Ma il nostro prodotto, nel suo minimalismo contemporaneo, si adatta
facilmente ai vari progetti di interior».Alcune tappe scandiscono questo percorso. L’ingresso
da Harrods nel 1995 rappresenta un primo riconoscimento internazionale di rilievo. Più
recentemente, l’apertura di flagship store diretti a Londra, Parigi e New York ha segnato un
salto di qualità nella gestione dell’export, trasformando la presenza commerciale in presidio
diretto.

Sul fronte finanziario i numeri parlano da soli. Dal 2018 al 2024 i ricavi dell’azienda sono
aumentati da circa 22,2 a 33,4 milioni, con un tasso annuo composto (Cagr) intorno al 7%,
segnale di uno sviluppo costante del business. Nel medesimo periodo l’Ebitda è più che
raddoppiato, passando da circa 3,6 a 7,6 milioni, accompagnato da un significativo
miglioramento della marginalità operativa, salita dal 16,1% al 22,3%. Parallelamente, l’utile

netto è cresciuto da circa 2,1 milioni nel 2018 a quasi 4,9 milioni nel 2024, più che
raddoppiando. Anche i risultati relativi al 2025, anticipa Nastri, sono «in linea con l’anno
precedente».

Negli ultimi anni, il tema della filiera ha assunto un peso crescente. L’acquisizione di ettari di
foreste in Borgogna va letta in questa direzione: garantire un approvvigionamento
controllato e sostenibile di materie prime. Oggi sono circa 280 gli ettari da cui provengono
essenze come frassino e rovere, utilizzate nella produzione. Una scelta che risponde sia a
esigenze etiche sia a una logica industriale di lungo periodo.

Parallelamente, anche il prodotto continua a evolvere: «La collezione 2026 vede
l’introduzione di una nuova essenza, il rovere. Tale introduzione è motivata da molteplici
fattori tra cui considerazioni stilistiche e di mercato». Una scelta legata alla domanda
crescente proprio sui mercati internazionali: «Il rovere, infatti, intercetta una domanda
sempre più crescente a livello globale e si allinea in modo puntuale alle preferenze estetiche
di alcuni paesi asiatici».

Sul piano distributivo, la società mantiene un modello coerente con il proprio
posizionamento. Il canale e-commerce non rappresenta una leva strategica. «Il canale online
non ha peso sul fatturato complessivo perché il modello di business Porada non lo prevede»,
chiarisce Nastri. La relazione fisica con il prodotto, la qualità percepita, l’esperienza negli
showroom restano elementi centrali.Guardando ai prossimi anni, la direttrice resta chiara:
rafforzare il carattere artigianale come risposta a una domanda sempre più orientata alla
personalizzazione. «C’è una necessità crescente di essere sempre più artigiani — conclude
Nastri — per far fronte alle richieste di prodotti su misura, soprattutto nelle dimensioni». È
una sfida che riporta al punto di partenza: il know-how delle persone, la capacità di
trasformare la materia, il controllo diretto del processo.

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