L’azienda di Canzo (Como), guidata dalla famiglia Turati, produce quadri elettrici non cablati per l’automazione industriale. Nel 2024 ha aperto una filiale negli Stati Uniti e affidato la direzione generale alla terza generazione
C’è un oggetto che quasi nessuno nota, pur essendo presente in ogni fabbrica, in ogni impianto che genera o distribuisce energia e in ogni data center: è quello che in termini tecnici viene chiamato enclosure, ossia il contenitore metallico che racchiude i quadri elettrici. Un prodotto quasi invisibile ma indispensabile per proteggere l’elettronica che, per esempio, governa l’automazione di una linea produttiva. È in questo mercato fatto di lamiere d’acciaio ed estruso di alluminio che opera da quasi cinquant’anni Eta, azienda con sede a Canzo, in provincia di Como.
La sua storia comincia il 2 febbraio del 1978, quando i cinque fratelli Aldo, Cesare, Gianfranco, Luigia e Mauro Turati fondano l’impresa a Castelmarte, sempre nel comasco, ereditando l’esperienza del padre Antonio, che aveva avviato un’attività simile già nel 1960, interrotta però nel 1974 da un incidente sul lavoro che gli costò la vita. Da qui nasce l’acronimo che dà il nome alla società, Eredi Turati Antonio. E da qui parte un percorso che porta l’azienda a specializzarsi nella produzione di quadri elettrici non cablati per l’automazione industriale, gli ambienti gravosi (quei contesti operativi caratterizzati da condizioni estreme) e il settore It.
Nel 2012 la conduzione dell’azienda è stata affidata a tre dei cinque fratelli, Aldo, Luigia e Cesare, e dodici anni dopo, nel luglio del 2024, il consiglio di amministrazione ha nominato Samanta Turati alla direzione generale, un passaggio che ha segnato l’ingresso operativo della terza generazione della famiglia. L’azienda oggi si sviluppa su due poli produttivi nel comasco, affiancati da un centro logistico: uno a Canzo dedicato alle prime fasi di lavorazione e uno ad Albavilla per le lavorazioni finali. La gamma comprende, tra gli altri, armadi componibili e monoblocco, casse con fissaggio a parete, casse di derivazione, sistemi di sospensione per le interfacce uomo-macchina e soluzioni di thermal management, declinate su più materiali e finiture.
Un ventaglio ampio, così da rispondere alle esigenze di più settori e diversificare: dall’automotive alla logistica, dal trattamento delle acque all’oil & gas, dal farmaceutico ai data center, fino alla sicurezza e alla videosorveglianza. Dal 2018 l’azienda si è dotata inoltre di un centro di ricerca e sviluppo interno, chiamato Eta Next, con l’obiettivo di affiancare alla produzione un lavoro di progettazione condivisa con i clienti. Oltre a una controllata rumena, con un proprio plant, l’azienda è presente tramite filiali commerciali anche in Gran Bretagna, Francia e Polonia e, dal 2024, negli Stati Uniti, dove l’impresa è sbarcata dopo anni di vendite affidate perlopiù a distributori locali. A queste sedi dirette si affianca una rete che copre più di quaranta Paesi, dall’Europa dell’Est al Nord Africa fino a Singapore e a Hong Kong, e che l’azienda alimenta anche attraverso la partecipazione a fiere internazionali di settore.
D’altronde, il contesto in cui si muove Eta è estremamente competitivo. Il mercato globale degli enclosure e dei quadri elettrici è frammentato tra multinazionali di grandi dimensioni, tra cui spiccano nomi com Rittal, Schneider Electric, Eaton e Abb, e una costellazione di produttori specializzati di taglia più contenuta, spesso in concorrenza con player asiatici più orientati al prezzo. In questo scenario, la leva della personalizzazione e della prossimità al cliente resta lo strumento con cui i produttori di dimensioni intermedie possono provare a distinguersi.
Fondata nel 1978 a Castelmarte (CO) da cinque fratelli, Eta (acronimo di “Eredi Turati Antonio”) produce quadri elettrici non cablati e i contenitori metallici (chiamati tecnicamente “enclosure”) per l’automazione industriale, gli ambienti gravosi e il settore It. Continua ad avere sede e stabilimenti nel comasco, a Canzo e Albavilla, a cui si sono aggiunte una controllata produttiva in Romania e filiali commerciali in Gran Bretagna, Francia, Polonia e negli Usa. A queste sedi dirette si affianca una rete che copre più di 40 Paesi.
Il settore sta peraltro vivendo una fase di trasformazione legata alla crescita dell’automazione industriale (che secondo le stime ha portato il consumo interno italiano di macchine utensili, robot e sistemi di automazione ad aumentare del 7,2% nel 2025) e soprattutto all’espansione dei data center, che solo in Italia hanno attirato investimenti per circa 10,5 miliardi tra il 2023 e il 2025, con l’obiettivo di superare il gigawatt di potenza installata entro il prossimo biennio. Una crescita che spinge la domanda di soluzioni per la distribuzione dell’energia e per il raffreddamento degli apparati, ossia ambiti in cui Eta ha ampliato negli anni la propria offerta.
I dati di bilancio riescono a restituire, in numeri, questo percorso. Dal 2018 al 2024 i ricavi della società sono aumentati da 33,8 milioni a 51,3 milioni, con un picco di oltre 53 milioni nel 2022. In parallelo anche l’Ebitda è cresciuto, da 2,7 milioni (pari al 7,8% del fatturato) a quasi 6 milioni (l’11,5%), confermando che il 2022 è stato l’anno migliore, con una punta di 8,2 milioni (il 15%). Anche l’utile netto è salito, da circa 114 mila euro a oltre 3 milioni e, di nuovo, il dato più alto (4,7 milioni) registrato ormai quattro anni fa.
Ora, accanto alle opportunità restano le incognite più tipiche della manifattura italiana rivolta al B2B: in primis la pressione sui prezzi delle materie prime e la concorrenza dei produttori a basso costo, in particolare provenienti dall’Asia, in un settore dove la domanda di ingegneri e tecnici specializzati resta superiore all’offerta disponibile sul territorio. Per un’azienda a conduzione familiare come quella di Canzo, che ha avviato un passaggio generazionale interno e una nuova espansione oltreoceano, la sfida dei prossimi anni sarà tenere insieme la crescita dimensionale con la capacità di continuare a offrire prodotti su misura, elemento su cui ha costruito finora gran parte del proprio posizionamento nel comparto.