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Bitron corre oltre il miliardo. «Dall’auto alle smart grid, la crescita passa dall’elettronica»

Il gruppo piemontese della componentistica conta 21 stabilimenti e 9 mila dipendenti nel mondo, puntando su meccatronica e servizi avanzati. L’ad Bellessa Fontana: «Il prossimo passo? Crescere anche attraverso acquisizioni mirate»

Bitron non arretra. Nei mercati storici – automotive ed elettrodomestico – il gruppo rafforza la propria posizione nonostante una competizione sempre più serrata, mentre cresce nei settori più recenti: smart grid, industria e sistemi di ricarica. Con oltre un miliardo di fatturato e 71 anni di storia, Bitron ha fatto della business unit Electronics uno dei motori della propria trasformazione: oltre 700 milioni di ricavi nel 2023 e una traiettoria sempre più orientata a elettronica, meccatronica, IoT e servizi tecnici avanzati. A guidarla è l’amministratore delegato Roberto Bellessa Fontana, con 34 anni di esperienza in azienda, prima nelle operations e poi nello sviluppo dell’offerta globale di progettazione e produzione per i principali clienti dei settori serviti

Bellessa, il vostro è un gruppo complessivamente da oltre un miliardo di euro: come è organizzato e quale ruolo ha oggi la business unit Electronics di cui lei è amministratore delegato?

La business unit Electronics è nata circa vent’anni fa da una sfida imprenditoriale interna, con un nucleo iniziale di tre o quattro persone e il solo stabilimento di Grugliasco. Nel tempo, grazie anche al contributo delle unità estere in Polonia, Cina e Messico, la divisione è cresciuta fino a raggiungere nel 2023 un fatturato di 700 milioni di euro, trainato dal picco dei volumi Enel, per poi assestarsi intorno ai 600 milioni. È stato un percorso lungo, costruito da zero, anche grazie al supporto del fondatore, con cui ho avuto la fortuna di lavorare per circa quindici anni. Bitron è un gruppo privato fondato nel 1955, oggi alla seconda generazione, con un fatturato superiore a 1,2 miliardi di euro, 9.000 dipendenti e quattro business unit: elettronica, elettromeccanica automotive, elettromeccanica appliance e service. È quindi un’azienda con solide radici nel passato, ma decisamente orientata al futuro.

Quali sono oggi le principali incognite con cui dovete confrontarvi?

La principale complessità riguarda la difesa dei margini. Operiamo in un settore fortemente competitivo, con un’incidenza del materiale che arriva al 73-74%. Nonostante questo, riusciamo a mantenere un Ebitda adeguato, lavorando nei settori storici del gruppo (automotive e home appliance) sia grazie ai nuovi sbocchi di mercato, come l’industriale e l’energia, con contatori e concentratori per elettricità, gas e, più recentemente, acqua. Oggi stiamo cercando di costruire una nuova traiettoria di crescita: dopo anni di sviluppo organico, stiamo valutando anche piccole acquisizioni. L’obiettivo è ampliare la presenza in settori in cui oggi non siamo ancora presenti, facendo leva sulle nostre tecnologie meccatroniche e, allo stesso tempo, rafforzando l’offerta verticale con firmware e piattaforme software. Stiamo lavorando a un piano che presenteremo agli azionisti a settembre e che dovrà indicare la direzione dei prossimi cinque-dieci anni. La nostra forza nei settori più recenti sta anche nell’esperienza maturata in comparti molto più difficili, che ci hanno abituato a competere in condizioni di forte pressione.

Automotive ed elettrodomestico sono comparti complessi: il primo vive una transizione difficile, il secondo in Italia si è molto ridimensionato. Quanto pesano ancora questi settori per Bitron?

Sono settori importanti, nei quali vogliamo mantenere con decisione il nostro posizionamento, anche considerando che il loro fatturato complessivo si avvicina al miliardo di euro. Collaboriamo con i principali player del mercato, anche perché il gruppo ha sempre avuto un’offerta molto diversificata e una gamma ampia di prodotti. In questi comparti continuiamo quindi a presidiare le nostre posizioni e a sviluppare competenze che si rivelano utili anche in altri ambiti. Si tratta di mercati molto selettivi, che richiedono una forte disciplina sia industriale sia commerciale. Per questo abbiamo scelto di non abbandonarli, anche se periodicamente la riflessione torna sul tavolo. A prevalere, però, è una cultura aziendale fondata sulla continuità e sulla capacità di resistere anche nei momenti più difficili.

In mercati globali così competitivi, qual è il vostro spazio di crescita?

Nell’automotive Bitron è ancora un operatore di dimensioni contenute rispetto alla grandezza del mercato globale. Proprio per questo, però, in questo settore esistono ancora ampi margini di crescita: l’azienda può aumentare la propria presenza senza dover necessariamente modificare gli equilibri complessivi del mercato. Diversa è la situazione nell’appliance, dove Bitron ha già una penetrazione più forte nella componentistica meccatronica e una posizione più consolidata. La concorrenza dei produttori cinesi è ormai una presenza stabile e inevitabile. Allo stesso tempo, rappresenta anche uno stimolo: ci spinge a essere più efficienti, più rapidi e più selettivi nelle scelte industriali e commerciali.

I vostri clienti vanno cercati inevitabilmente anche in Asia?

Sì, l’Asia è un mercato imprescindibile. Il gruppo conta 21 stabilimenti nel mondo, di cui tre in Cina: due di questi sono dedicati alla parte elettronica. In Cina siamo entrati nel 2001 con l’elettromeccanica, mentre con l’elettronica siamo arrivati nel 2007. È stato quindi un ingresso relativamente tardivo, soprattutto considerando il livello di globalizzazione già raggiunto dal mercato in quegli anni. Proprio per questo abbiamo dovuto costruire una presenza distintiva. All’inizio abbiamo inviato un primo gruppo di giovani italiani e abbiamo puntato molto sul coinvolgimento del personale locale. Questo è diventato uno dei nostri punti di forza e si è tradotto in elevati livelli qualitativi e in una forte puntualità nelle consegne, soprattutto per quanto riguarda l’elettronica. Oggi il mercato interno cinese non rappresenta ancora il 50% della produzione complessiva: l’Europa resta quindi un mercato molto significativo per il gruppo.

Come si costruisce una fabbrica di elettronica in Cina, dove la concorrenza è già fortissima?

La chiave è stata differenziarsi su aspetti non scontati. Abbiamo puntato sulla qualità dell’ambiente di lavoro, sul coinvolgimento delle persone e su un livello molto elevato di trasparenza nei confronti dei clienti. Condividiamo con loro i dati dei processi legati ai prodotti, permettendo di monitorare in tempo reale ciò che avviene in fabbrica. In Cina questo approccio non è ancora così diffuso e, per noi, è diventato un vero elemento competitivo. Per mantenere il necessario livello di competitività, abbiamo inoltre lavorato costantemente sull’ottimizzazione dei costi dei materiali, anche grazie alla disponibilità di fornitori alternativi molto validi, e sull’automazione dei processi produttivi. Resta però un punto fondamentale: il contributo delle nostre persone continua a essere l’elemento più importante.

Un altro tema centrale è l’evoluzione tecnologica dei prodotti. Non si tratta più solo di componenti fisici: quanto conta oggi aggiungere valore attraverso software, firmware e sistemi di controllo?

La componente fisica, il “ferro”, resta centrale per nostra fortuna in moltissimi dispositivi: realizziamo infatti interfacce, azionamenti, attuatori e controlli. Tuttavia il valore si sta spostando sempre più anche sulla capacità di governare i sistemi. Per questo lavoriamo per aumentare, dove possibile, la complessità e il contenuto tecnologico dei prodotti. Un esempio significativo è il percorso fatto sui contatori: siamo diventati partner tecnico di Enel, contribuendo alla progettazione e alla produzione di oltre 25 milioni di contatori in Italia. Abbiamo poi iniziato a replicare questa esperienza con Italgas, per cui abbiamo progettato il nuovo contatore e ottenuto due assegnazioni per circa 1,7 milioni di pezzi. Ora guardiamo anche al settore dell’acqua, che presenta ampi margini di sviluppo tecnologico.

Dunque la strategia è usare competenze già sviluppate per entrare in mercati contigui?

Esattamente. Molti di questi prodotti condividono blocchi hardware e software comuni oltre che aspetti tecnologici: nel tempo abbiamo costruito un patrimonio di conoscenze che può essere applicato a settori diversi, purché si comprendano bene le specificità di ciascuna applicazione. Il lavoro sui concentratori, per esempio, ci sta portando a risalire lungo la rete e a valutare ulteriori applicazioni in ambito Rtu nelle sostazioni intermedie. Nella gestione delle reti elettriche e del gas l’Italia ha competenze di assoluto rilievo a livello europeo. Sull’acqua, invece, esiste ancora un forte gap che si traduce in un potenziale di crescita molto marcato. Se il regolatore interverrà per evitare che perdite superiori a una certa soglia possano essere trasferite in bolletta, si apriranno opportunità davvero importanti.

 

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