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Dalla gestione degli spazi ai dati, Efm punta ai 75 milioni nel 2026 con il real estate “digitale”

Oggi metà del fatturato della società nata come una startup proviene dall’estero, con un peso crescente del Nord America. «Non facciamo brokerage, consulenza o solo tecnologia. Il nostro modello integra tutto il ciclo di vita dell’asset»

Non è tanto la crescita a colpire, quanto la dichiarazione esplicita di dove si vuole arrivare. Superare i 75 milioni di fatturato nel 2026 è l’obiettivo messo nero su bianco da Efm, una soglia che segna più di un semplice traguardo economico. Un passaggio che arriva dopo anni di accumulazione silenziosa – competenze, tecnologia, presenza internazionale – e che oggi definisce una nuova fase, in cui la gestione degli spazi coincide sempre più con il governo delle dinamiche che li attraversano.

All’origine del percorso di Efm c’è una scelta controcorrente: puntare sulla digitalizzazione del real estate quando il mercato era ancora dominato da logiche tradizionali. Fin dall’inizio, l’azienda nata a Roma ha evitato il terreno più battuto della compravendita, concentrandosi invece sulla gestione di grandi patrimoni corporate e pubblici. Una posizione meno visibile ma più strutturale, che ha consentito di costruire nel tempo competenze e relazioni di lungo periodo, trasformandole in un vantaggio competitivo difficilmente replicabile.

Oggi Efm opera lungo l’intero ciclo di vita degli asset immobiliari, combinando progettazione, gestione e trasformazione degli spazi con un approccio sempre più orientato ai dati e all’esperienza delle persone. Non più solo efficienza, ma capacità di rendere gli ambienti produttivi, attrattivi e coerenti con le nuove modalità di lavoro.

«Efm nasce nel 2000 come una piccola startup con un’intuizione molto chiara: il real estate sarebbe diventato un tema sempre più digitale», racconta il Ceo Daniele Di Fausto. Un’intuizione che, negli anni, si è trasformata in una visione più ampia, capace di intercettare le trasformazioni del lavoro e dei modelli organizzativi. Un’evoluzione che si riflette nel concetto di “Engaging Places”, che sintetizza l’idea di spazio come piattaforma attiva: «Gli spazi non sono contenitori neutri, ma piattaforme che abilitano lavoro, apprendimento, relazione e performance». In questo quadro, il valore non risiede più soltanto nei metri quadrati, ma nella capacità di attivare dinamiche relazionali e produttive, con un impatto diretto sui risultati delle organizzazioni che li utilizzano.

A sostenere questo modello c’è un’infrastruttura tecnologica proprietaria che consente di integrare dati, servizi e processi. La piattaforma MySpotHub rappresenta il fulcro di questa architettura, permettendo di governare in modo unitario facility, property, construction ed energy management. Il risultato è un sistema in grado di trasformare l’immobile in un asset dinamico, con una gestione sempre più orientata a logiche data-driven e all’integrazione di soluzioni di intelligenza artificiale.

«Non vendiamo un software, ma un modello di gestione che trasforma il patrimonio immobiliare in un asset capace di generare valore economico e migliorare l’esperienza delle persone», precisa il Ceo. La distinzione è rilevante: non si tratta di introdurre tecnologia in un processo esistente, ma di ridefinire il processo stesso, costruendo una governance integrata che tenga insieme strategia, operatività e innovazione. Sul piano geografico, la crescita ha seguito una traiettoria coerente con questa impostazione. Oggi circa la metà del fatturato proviene dall’estero, con un peso crescente del mercato nordamericano e un consolidamento progressivo in Europa. L’azienda ha costruito un presidio articolato tra Italia, Germania e Penisola Iberica, mentre l’America Latina continua a rappresentare un laboratorio di sviluppo per i processi di digitalizzazione dei patrimoni immobiliari.

In un settore tradizionalmente frammentato, la competizione si sta spostando verso modelli capaci di integrare competenze diverse. Efm si colloca in questo spazio intermedio, combinando consulenza, tecnologia e gestione operativa. «Non siamo una società di brokerage, non siamo solo consulenza, non siamo solo tecnologia. Abbiamo costruito un modello proprietario che integra tutto il ciclo di vita dell’asset».Sul piano economico, dal 2018 al 2024 i ricavi di Efm sono passati da 21,8 a 40,9 milioni, evidenziando un tasso annuo composto (Cagr) pari all’11%. Nello stesso arco temporale la marginalità è cresciuta dal 9,9% al 17%, a testimonianza di una maggiore efficienza nella gestione caratteristica. In termini assoluti, l’Ebitda è più che triplicato, passando da circa 2,2 a 7 milioni. Parallelamente, anche l’utile è passato da 400 mila euro a 3,1 milioni. Il 2025 segna un ulteriore salto dimensionale, con ricavi attesi a 45 milioni e una redditività in crescita. Questo risultato è sostenuto da operazioni mirate che rafforzano il portafoglio di competenze, in particolare sul fronte dell’innovazione digitale e delle soluzioni basate su dati e intelligenza artificiale: «A differenza dei modelli di acquisizione puramente finanziari, puntiamo su un modello di partnership industriale», spiega Di Fausto, evidenziando come i fondatori delle società acquisite restino coinvolti nella gestione operativa. Oggi il gruppo governa circa 7 miliardi di euro di servizi e oltre 200 milioni di metri quadrati a livello globale. Nei prossimi anni, l’obiettivo è ampliare ulteriormente questa base, sia in termini di superfici gestite sia di utenti digitali.

 

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