Modula guarda oltreoceano e raddoppia il plant negli Usa. «Crescita anche in Asia»

Il fatturato dell’azienda emiliana di stoccaggio automatizzato torna attorno ai 300 milioni nel 2025, con un Ebitda margin sopra l’11% «La Cina? Contesto sempre più competitivo e complicato»
Modula è uno di quei casi industriali in cui una soluzione nata per risolvere un problema
interno diventa, nel giro di pochi decenni, un business globale. L’azienda emiliana
specializzata in sistemi di stoccaggio automatizzato nasce infatti alla fine degli anni Ottanta
da un’esigenza concreta: sviluppare un sistema di immagazzinaggio verticale per gestire in
modo più efficiente i materiali elettronici negli stabilimenti di un’altra realtà: la System
Ceramics di Fiorano Modenese.
Oggi questa traiettoria industriale continua a svilupparsi soprattutto sui mercati
internazionali. In particolare Oltreoceano, dove Modula ha avviato l’ampliamento del
proprio quartier generale produttivo americano di Franklin, in Ohio. Il progetto prevede la
realizzazione di circa 17mila metri quadrati aggiuntivi che porteranno al raddoppio della
superficie dello stabilimento. I lavori, iniziati lo scorso anno, dovrebbero concludersi nella
seconda metà del 2026.«Il mercato statunitense continua per noi a essere molto
interessante», spiega l’amministratore delegato Massimiliano Gigli. «Probabilmente non ha
ancora espresso completamente il suo potenziale». Non è un caso che proprio negli States
l’azienda abbia compiuto alcuni dei passaggi più importanti del proprio percorso di
internazionalizzazione: «Abbiamo iniziato con una struttura nel nord-est degli Stati Uniti»,
ricorda Gigli, «poi dal 2020 abbiamo aperto l’unità produttiva in Ohio». La storia di Modula
parte però molto prima.
L’azienda nasce nel 1987 dall’intuizione dell’ingegner Franco Stefani, nell’ambito di System
Ceramics. Nel corso degli anni Novanta il progetto si trasforma progressivamente in
un’attività autonoma specializzata nello sviluppo di soluzioni di stoccaggio automatizzato
per diversi settori industriali. Le soluzioni sviluppate dall’azienda, ossia magazzini
automatici verticali (i cosiddetti Vertical Lift Module) che possono raggiungere anche i venti
metri di altezza, permettono di ridurre drasticamente lo spazio occupato a terra e di
velocizzare le operazioni di picking e trovano applicazione in numerosi comparti industriali,
dalla meccanica all’automotive fino alla farmaceutica e alla distribuzione ricambi.
«Nasciamo come prodotto alla fine degli anni Ottanta, ma diventiamo una società autonoma
a partire dal 2016. Fino al 2015 abbiamo prodotto esclusivamente le nostre macchine in
Italia, poi abbiamo avviato la produzione anche negli Stati Uniti e, a partire dal 2018, anche
in Cina».Oggi Modula conta oltre 20mila clienti nel mondo e un migliaio di dipendenti. Il
gruppo dispone di tre poli produttivi distribuiti su tre continenti — uno in Italia, uno negli
Stati Uniti e uno in Cina — oltre a una rete commerciale internazionale composta da filiali
dirette e numerosi distributori. «Oggi abbiamo una quindicina di società nel mondo con cui
gestiamo direttamente i mercati principali. Le nostre unità non produttive operano come
distributori: acquistano da noi le macchine, le rivendono localmente e gestiscono
installazione e assistenza post-vendita».
Nel periodo compreso tra il 2018 e il 2024 i ricavi dell’azienda emiliana sono cresciuti da
133,2 milioni a 289,8 milioni, con un tasso annuo composto di crescita (Cagr) pari al 13,8%.
Parallelamente si è rafforzata anche la redditività operativa: l’Ebitda è salito da 12 milioni
(l’8,9% dei ricavi) a 36,7 milioni (il 12,5% dei ricavi), mentre l’utile netto è passato da 7,9 a
13,9 milioni. Per quanto riguarda il 2025, «abbiamo realizzato circa 300 milioni di ricavi
consolidati, mentre l’Ebitda dovrebbe attestarsi tra i 37 e i 38 milioni», anticipa il Ceo.
In questo contesto, il peso dei mercati esteri è progressivamente aumentato: «Se nel 2023
l’Italia rappresentava circa il 50% del nostro mercato, oggi pesa per un terzo dei
ricavi».Volgendo lo sguardo all’Asia, Modula produce in Cina dal 2018 con uno stabilimento
nato inizialmente per servire il mercato locale e successivamente esteso all’intera area Asia-
Pacifico. Il contesto, tuttavia, sta diventando sempre più competitivo: «La Cina è cambiata
molto negli ultimi anni. I produttori locali stanno migliorando anche dal punto di vista
tecnologico: è vero che c’è ancora molto copycat, ma è anche vero che il rapporto qualità-
prezzo dei fornitori cinesi sta diventando sempre più interessante».
A rendere il mercato più complesso contribuisce anche la crescente attenzione del Paese
all’autonomia tecnologica. Nel settore dell’automazione industriale, infatti, il software è
ormai una componente centrale: i magazzini automatici non sono soltanto strutture
meccaniche, ma sistemi che dialogano con i gestionali aziendali e coordinano in tempo reale
i flussi logistici. «La Cina sta puntando a essere completamente indipendente su tutto lo
stack tecnologico per quanto riguarda il software. Questo significa che in alcuni casi c’è la
necessità di lavorare con software locali». Per un’azienda come Modula che sviluppa molte
delle proprie soluzioni all’interno dell’ecosistema Microsoft, si tratta di un adattamento non
banale.«Il resto dell’Asia ha registrato nel 2025 una performance leggermente inferiore alle
aspettative», conclude Gigli. «Stiamo attualmente lavorando alla ricostruzione e al
rafforzamento di alcuni mercati. Mi aspetto che il 2026 segni una ripresa della crescita, anche
se probabilmente non ancora al livello del pieno potenziale che il mercato potrebbe
esprimere».
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