Acciaio, laser e acquisizioni. Castellini cresce con l’M&A e guarda sempre di più all’estero

L’80% dei ricavi dell’azienda bresciana che realizza macchinari, impianti e componenti per lalavorazione dei metalli proviene oggi dall’estero. «Dinamiche di crescita interessanti in India, MedioOriente e Sud-Est asiatico»
C’è un momento, nella storia di un’azienda, in cui la crescita smette di essere la somma di
operazioni isolate e assume la forma di un disegno industriale. Per Castellini Spa Società
Benefit questa visione passa, in ultima istanza, dalla sua acquisizione più recente: quella di
Lazzari Officine Meccaniche Impianti Industriali. Una mossa che rafforza la presenza nella
filiera siderurgica e soprattutto chiarisce la direzione intrapresa. Quella andata in porto
nell’ottobre dello scorso anno, infatti, non è un’operazione estemporanea. Dopo le
acquisizioni del 2024 — Lls Titanium e Carbon-Ti — Castellini sta costruendo, pezzo dopo
pezzo, un ecosistema industriale integrato.Il gruppo, nato nel 1949 come officina meccanica
a Cazzago San Martino, nel Bresciano, oggi rappresenta un player capace di muoversi tra
macchinari, laser e materiali avanzati, senza perdere il baricentro. La traiettoria che ha
portato a questo posizionamento si sviluppa lungo alcune tappe chiave. Dalle origini nel
secondo dopoguerra, quando l’azienda nasce riconvertendo residuati bellici per il settore
agricolo, Castellini amplia e trasforma progressivamente il proprio raggio d’azione, entrando
prima nella cartotecnica e nella legatoria, poi in ambiti più complessi come l’idroelettrico e il
nucleare.
«Il momento forse più cruciale è stato quello dell’ingresso nel settore siderurgico, a inizio
degli anni Novanta, che ha segnato il passaggio da officina meccanica di lavorazioni conto
terzi a quello di fornitore di attrezzature e sistemi complessi per gli impianti di laminazione
dei prodotti piani», racconta il Ceo Fiorenzo Castellini.Dopo il 1997, con il primo passaggio
generazionale, questa evoluzione accelera ulteriormente grazie all’apertura ai mercati
internazionali, alle acquisizioni e all’investimento in tecnologia, tra cui la nascita della
divisione Ttm Laser nel 2001, che introduce in modo strutturato le attività di ricerca e
sviluppo nel campo delle applicazioni laser. Accanto alla business unit Solution, depositaria
dell’esperienza e del know-how di Ttm, che sviluppa impianti di processo innovativi che
applicano la tecnologia laser — in particolare nel campo della saldatura e del trattamento
superficiale — resta centrale la Business Unit Machining, cuore storico dell’azienda, dedicata
alla produzione di assiemi e componenti meccanici complessi per la siderurgia. È un
equilibrio che riflette la natura ibrida del gruppo: manifattura e ingegneria, produzione e
innovazione.Negli ultimi anni a queste attività si è affiancata anche una divisione Service,
focalizzata su interventi di revamping (aggiornamento e ammodernamento di impianti o
macchinari esistenti), refurbishing (ricondizionamento e rimessa a nuovo di componenti o
sistemi usati) e reengineering (ripensamento e riprogettazione di un prodotto o processo per
migliorarne prestazioni ed efficienza). «Queste attività — prosegue Castellini — permettono
di allungare il ciclo di vita e la funzionalità dei prodotti, garantendo il mantenimento o anche
il miglioramento delle performance e permettendo di diluire l’investimento iniziale sul lungo
periodo, in un’ottica da economia circolare».Oggi il gruppo opera prevalentemente sui
mercati internazionali, da cui proviene circa l’80% del fatturato. L’Europa resta il riferimento
principale, ma «negli ultimi anni si stanno registrando dinamiche di crescita interessanti
anche in India, Medio Oriente e nel Sud-est asiatico, aree caratterizzate da forti investimenti
industriali, in particolare nel settore siderurgico e nelle infrastrutture, dove la domanda di
impianti ad alte prestazioni è in aumento ma in mercati molto competitivi e che applicano
spesso politiche di protezionismo interno».Sul fronte dei risultati finanziari, dal 2018 al 2024
i ricavi sono balzati da 7,9 milioni a 36 milioni, con un tasso annuo composto (Cagr) pari al
28,6%. Nello stesso arco temporale, l’Ebitda è salito da 2,2 a 4,6 milioni, evidenziando
tuttavia una contrazione in termini di marginalità operativa: da circa il 27,8% al 12,5%.
Questo perché, spiega la società, due anni fa «gli immobili per l’attività operativa
dell’azienda, precedentemente di Castellini Spa, sono stati scorporati e incorporati in una
nuova società immobiliare sempre in capo alla holding omonima». Sempre dal 2018 al 2024
l’utile netto è invece passato da 1,7 milioni a 2,3 milioni.

Per quanto riguarda il 2025, i dati — ancora previsionali — indicano un ulteriore
avanzamento della traiettoria di crescita. Il fatturato è infatti atteso a 37,5 milioni (in
aumento del 4,2% rispetto al 2024), mentre l’Ebitda dovrebbe attestarsi a 5,2 milioni di euro
(in crescita del 12,4%), con un miglioramento della marginalità operativa rispetto
all’esercizio precedente. In aumento anche l’utile netto, previsto a 2,9 milioni di euro (+24%).
Risultati, questi ultimi, «sostenuti da un portafoglio ordini solido e dalla capacità di operare
su commesse ad alto valore aggiunto».
Per il 2026 la visione resta positiva ma prudente. L’incertezza internazionale rende difficile
qualsiasi previsione lineare, ma le basi su cui poggia l’azienda (pipeline commerciale,
investimenti in innovazione, ampliamento dell’offerta) suggeriscono una continuità del
percorso intrapreso: «Quello che ci auguriamo e auspichiamo — conclude Castellini — è di
proseguire il nostro trend di crescita sostenibile, con un particolare contributo delle nuove
tecnologie, dei nuovi servizi di revamping e reengineering proposti e dei mercati in
espansione».

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