
Dalla provincia friulana ai mercati di mezzo mondo, grazie a una visione che combina creatività, pragmatismo e capacità relazionali. Italiana Ferramenta, nonostante il nome, ha costruito la propria identità e la propria fortuna fuori dai confini dello Stivale. Fondata a metà degli anni Novanta per iniziativa di Luigi Rossetto ed Ettore Turchet, l’azienda di Brugnera, in provincia di Pordenone, ha saputo portare oltre i confini nazionali il proprio know-how e le soluzioni brevettate per il montaggio e la componentistica d’arredo, affermandosi come riferimento internazionale per produttori e distributori. Nata nel 1996 come realtà specializzata negli accessori tecnici per l’industria del mobile, la società si è inserita fin dall’inizio nel distretto friulano del legno-arredo costruendo un posizionamento orientato alla fascia medio-alta del mercato e a un rapporto diretto con i principali attori della filiera.
A trent’anni dalla sua nascita, la scommessa può dirsi vinta. Oggi il gruppo è presente in oltre 60 Paesi, con una rete commerciale multilingue che copre Europa, Americhe, Asia e Medio Oriente. La produzione avviene principalmente in outsourcing, sotto stretto controllo di qualità, mentre Ricerca & Sviluppo sono attività centrali. «Abbiamo creato delle relazioni di lungo periodo con i nostri clienti, seppure sparsi in tutto il mondo», racconta il fondatore Luigi Rossetto, attuale Ceo. La compagnia opera esclusivamente in ambito B2B, rivolgendosi a produttori di mobili, falegnamerie industriali, studi di design e architetti, attraverso una rete di distributori e filiali estere, tra cui la controllata tedesca Italiana Ferramenta GmbH con sede a Monaco di Baviera.
Nel corso degli anni, Italiana Ferramenta ha anticipato tendenze e consolidato un approccio fortemente orientato alla specializzazione: «Nonostante il nome, non ci occupiamo di utensili, infissi o articoli generici – prosegue Rossetto –. Lavoriamo esclusivamente per l’industria del mobile e dell’arredamento: cucine, soggiorni, camere da letto, bagni».
Dal 2018 al 2024 i ricavi sono passati da 25,1 a 43,3 milioni, facendo registrare all’azienda un tasso composto di crescita annuo del 9,5%. Nello stesso arco temporale, l’Ebitda è più che raddoppiato, passando da 5,1 a 12,2 milioni. La società ha rafforzato in modo significativo anche la propria redditività: la marginalità operativa è passata dal 20,2% del 2018 al 28,4% del 2024, con un picco superiore al 30% nel 2023. L’utile netto, complessivamente, è salito da 3,3 a 7,8 milioni. Se il 2021 ha segnato un picco per quanto riguarda il fatturato – sulla scia del boom dei consumi post-pandemia – gli ultimi anni hanno riportato il mercato su livelli considerati più regolari per il settore. Nel 2025 il fatturato si è attestato su 41,9 milioni, in contrazione del 3,2% rispetto all’anno precedente.
Come anticipato, il 100% del fatturato arriva dall’export, con mercati chiave come Germania, Austria e Spagna, a cui negli ultimi dieci anni si è affiancata una forte crescita in Asia, mentre Stati Uniti e Canada rappresentano oggi un fronte di sviluppo strategico.
In questa prospettiva si inserisce anche il rafforzamento della presenza diretta nel mercato cinese. Nel 2020 Italiana Ferramenta ha aperto la sua prima filiale commerciale a Shanghai e un magazzino nella città di Kunshan. Un passo importante per offrire un servizio più vicino ai partner locali, riducendo i tempi di consegna e garantendo assistenza clienti in loco anche attraverso uno staff dedicato. La presenza sul mercato cinese verrà ulteriormente potenziata nel corso di quest’anno con l’apertura di un nuovo ufficio dotato di spazio espositivo, pensato per accogliere clienti e organizzare eventi e sessioni di formazione tecnica.
«Fin dal primo giorno abbiamo deciso di diversificare i mercati, anche a costo di vendere inizialmente piccole quantità in Paesi lontani – specifica il Ceo –. Oggi tutti parlano di diversificazione, noi possiamo dire di averla perseguita da sempre. È stata un’intuizione che ci ha premiato: ci ha permesso di essere presenti in aree oggi ormai strategiche, come Medio Oriente e Sud-Est asiatico».
È proprio il rapporto diretto con i clienti, spesso visitati di persona anche in aree instabili, a essere parte integrante di questo approccio: «Essere presenti fisicamente nei mercati ci permette di capire davvero cosa succede. Dietro a ogni richiesta c’è un contesto da conoscere: c’è chi ti chiede di posticipare una consegna, di ridurre un ordine, di ritardare un pagamento. Capire le ragioni di queste scelte è fondamentale per costruire relazioni di lungo periodo».