L’azienda di Pieve Santo Stefano (AR) produce cavi elettrici e in fibra ottica. In parallelo al boom di banda larga ed energia spinto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha avviato anche una serie di operazioni di M&A
Negli ultimi anni è capitato a chiunque, camminando in una delle nostre città, di imbattersi in un marciapiede scavato e in qualcuno intento a calare in una canalina un cavo sottile, srotolato da una bobina di legno poggiata su un furgone con le frecce gialle accese: è la scena forse più “cliché” della stagione della banda larga che ha attraversato il nostro Paese. Dietro molte di quelle bobine, senza che lo sapessimo, c’è un’industria con sede in un piccolo paese sulle colline aretine. È infatti a Pieve Santo Stefano che da sessant’anni Tratos produce cavi elettrici e in fibra ottica per mezzo mondo.
La storia di quest’azienda comincia esattamente 60 anni fa, nel 1966, quando Egidio Capaccini avvia un’attività di trafilatura di fili di rame che si trasforma presto in una produzione di cavi telefonici. Nel 1974 la morte improvvisa del fondatore mette l’azienda a un bivio: a rilevarne la guida, a soli 23 anni, è il genero Albano Bragagni, che nel 1979 si indebita per liquidare i soci di minoranza rimasti nel capitale. Da qui in avanti quella di Tratos è una storia di espansione.
Nel 1988 comincia la produzione di cavi in fibra ottica, allora fornita a Telecom Italia (all’epoca Sip), Poste Italiane e Iritel, e nello stesso periodo l’azienda apre il suo secondo stabilimento: non più nell’aretino, bensì a Catania. Poi, nel 1992, arrivano i cavi di media tensione e nel 2015 quelli di alta tensione. Oggi il ventaglio comprende anche quelli per il settore ferroviario, per l’Oil & Gas, per le rinnovabili, per la ricarica dei veicoli elettrici e i superconduttori.
Su questa gamma di prodotti negli ultimi anni si è innestata la spinta della domanda pubblica legata alla banda larga. «Già il 2023 era stato caratterizzato da una forte domanda di elettrificazione e multimedialità. Anche il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha avuto la sua incidenza, facendo crescere la domanda nelle telecomunicazioni e nell’energia», diceva a La Nazione il presidente Albano Bragagni spiegando la crescita dell’azienda toscana.
Con i cantieri della fibra pubblica ormai fuori tempo massimo, il baricentro della domanda si sta spostando altrove. Lo aveva anticipato lo stesso Bragagni in un’intervista a CorCom uscita nel luglio di due anni fa. Se fino a un paio di anni fa l’attenzione del mercato era tutta rivolta ai progetti legati all’ultimo miglio, ora è l’intelligenza artificiale a orientare lo sviluppo di una nuova generazione di fibre: «L’esplosione dell’Ia sta avendo impatti sul mercato dei data center e a catena ne avrà sempre di più sulle soluzioni per la connettività fra data center», spiegava.
Parallelamente sta crescendo il mercato dei cavi sottomarini, spinto non solo dalla connettività dati ma anche dalla necessità di trasportare energia, coerentemente con gli obiettivi europei del Green Deal. I bilanci degli ultimi anni restituiscono in termini numerici l’ampliamento avvenuto a livello di business: tra il 2018 e il 2024 l’azienda aretina ha visto i propri ricavi aumentare da 121,8 milioni a 224,7 milioni, l’Ebitda crescere da 6,4 milioni (pari al 5,2% del fatturato) a ben 41,3 milioni (il 18%) e l’utile netto salire da 1,5 milioni a 19,6 milioni.
Il 2024 è stato peraltro un anno di svolta dimensionale. Già dal 2008 Tratos ha potuto contare su una presenza produttiva fuori dai confini nazionali grazie all’acquisizione di due produttori nella periferia di Liverpool che erano in difficoltà. Due anni fa, nel giro di pochi mesi, l’azienda aretina ha completato tre acquisizioni: a luglio quella della britannica Afl Telecommunications Europe e quella della spagnola Endurance Telnet, e a settembre quella della tedesca Afl Telecommunications GmbH.
Ne è conseguito un salto occupazionale che ha portato la società dai 380 dipendenti di inizio 2024 ai quasi 650 attuali, di cui oltre la metà è impiegata nello stabilimento di Pieve Santo Stefano. Alla guida resta la famiglia Bragagni, che finora ha scelto di mantenere una governance tutta interna: accanto al presidente operano i figli Ennio, vicepresidente, ed Elisabetta, amministratrice delegata, mentre un fratello del presidente segue lo stabilimento catanese e un nipote la produzione in Inghilterra.
Oggi, a 60 anni dalla fondazione, a Pieve Santo Stefano è in costruzione un nuovo stabilimento, con cui l’impresa aretina punta ad ampliare la produzione di cavi aerei e conduttori per l’alta tensione, oltre che delle mescole e delle guaine realizzate internamente. Il nuovo impianto sorgerà a circa 3 chilometri dal sito storico e si affianca a un più ampio piano di investimenti che comprende anche il rafforzamento tecnologico degli stabilimenti esistenti. Lo stesso Bragagni ha anticipato che è già in cantiere un terzo polo produttivo: insomma, l’espansione continua.
Nel panorama internazionale dei produttori di cavi, infatti, l’azienda può rivendicare una collocazione ben distinta da quella dei grandi gruppi orientati ai volumi: la sua scelta è stata quella di puntare sull’innovazione di nicchia più che sulla scala, coltivando una gamma il più possibile ampia. Una strategia che non si è limitata al perimetro nazionale e che tocca oggi oltre 50 Paesi, dal Regno Unito alla Spagna, dalla Germania al Brasile fino alla Cina. Paesi che Tratos continua a servire da dove è tutto partito: da Pieve Santo Stefano.
L’azienda
Fondata nel 1966 da Egidio Capaccini, Tratos produce cavi elettrici, in fibra ottica, di alta tensione e per il settore dell’Oil & Gas. Conta stabilimenti anche a Catania e dal 2008 nel Regno Unito. Guidata oggi dal presidente Albano Bragagni e dai figli Ennio ed Elisabetta, nel 2024 ha acquisito tre aziende in Spagna, Germania e Uk, arrivando a quasi 650 dipendenti. Per continuare a servire gli oltre 50 Paesi in cui già esporta, è in costruzione un nuovo stabilimento con cui punta ad ampliare la propria produzione.