Da officina a gruppo di 55 società, l’azienda delle resistenze elettriche ha festeggiato i 50 anni “regalandosi” un nuovo stabilimento a Quarto (PC). «Data center e reti elettriche trainano le richieste nell’industriale»
Mezzo secolo di resistenze. In tutti i sensi. Telema Holding, il gruppo con base a Quarto (PC) specializzato nella produzione di resistenze elettriche di potenza, ha festeggiato nel 2025 il suo cinquantesimo anno di attività “regalandosi” un nuovo stabilimento produttivo nel piacentino. «Prima era come se l’officina ci stesse esplodendo in mano, avevamo bisogno di più spazio», afferma il presidente Mario Fornari. Nonostante, come ammette, il trasferimento abbia generato «qualche inefficienza tra l’ultimo trimestre dello scorso anno e l’inizio di quello in corso», il segnale complessivo è positivo perché quello spazio in più è la risposta a un portafoglio ordini in espansione.
E “in espansione” è un’espressione che potrebbe essere utilizzata anche per descrivere il percorso dell’impresa piacentina, partita come un’officina e diventata un gruppo di 55 società che serve oltre 3 mila clienti in tutti i continenti. Quella di Telema è però una storia che ha saputo fare tesoro anche degli inciampi: «Abbiamo provato a entrare nel mercato americano senza conoscerlo veramente: non serve aggiungere che lo sforzo non sia andato a buon fine», ricorda Fornari. Da quell’esperienza è nata la filosofia che avrebbe guidato tutta la fase di internazionalizzazione seguente: «Anziché farci avanti tramite filiali, abbiamo cominciato ad acquisire leader locali, che abbiamo lasciato operare con una certa autonomia».
Il risultato di quella strategia di crescita per linee esterne è una presenza che oggi tocca diversi Paesi europei, il Nord America, il Sudafrica, l’India, la Cina e l’Australia, in cui «si produce local for local». Oltre ai mercati, le acquisizioni hanno contribuito anche ad ampliare il portafoglio prodotti: «I settori di sbocco – spiega Fornari – rimangono due: l’industriale e il ferroviario, con il primo che negli ultimi anni ha guadagnato terreno rispetto al secondo». A trainarlo, secondo il presidente, sono principalmente due fenomeni: «Anzitutto il mercato dei data center, in esplosione ovunque nel mondo. E poi il fatto che le reti elettriche, anche in conseguenza di questo boom, si stanno preparando alla maggiore richiesta futura di energia».
Anche sul versante del ferroviario non mancano le idee. Sfruttando al massimo le sinergie tra le diverse aziende del gruppo, da qualche anno Telema ha affiancato alla produzione di resistenze e ventilatori anche quella di unità di raffreddamento (le cosiddette “cooling unit”) per il materiale rotabile. «Dall’anno scorso – aggiunge Fornari – abbiamo iniziato a ricevere i primi ordinativi per il condizionamento delle batterie elettriche, le Btms (“Battery Thermal Management System”, ndr.) che sempre di più vengono adoperate sulle locomotive. Questo è stato il primo allargamento nel settore ferroviario con un prodotto nuovo. A questo si aggiunge l’estensione dell’utilizzo delle nostre cooling unit ad altri componenti del treno che generano calore: in pratica, all’interno dello stesso convoglio riusciamo a coprire più funzioni con le nostre soluzioni», spiega il presidente.
I risultati economici, forse, raccontano meglio di qualsiasi parola la traiettoria del gruppo. Tra il 2018 e il 2024 i ricavi di Telema Holding sono passati da 140,3 milioni a quasi 327 milioni. In parallelo l’Ebitda è cresciuto da 10,3 a 62,5 milioni e la marginalità percentuale si è rafforzata (dal 7,3% al 18,8%), con l’utile netto che è salito da 5,4 milioni a 34,9 milioni. Nel 2025 i dati, ancora non definitivi, parlano di un fatturato di 398 milioni e di un Ebitda di 75 milioni mentre per il 2026 l’obiettivo è quello di raggiungere i 476 milioni di ricavi e gli 88 milioni di Ebitda. «Le turbolenze che viviamo tutti lasciano sempre qualche punto interrogativo – riconosce Fornari –, ma i primi quattro mesi dell’anno sono andati molto bene, quindi guardiamo in avanti con positività».
Sul piano geografico è il Nord America a dare «la maggiore soddisfazione» in questo momento. Se la Cina è «in accelerazione», l’Europa mostra un quadro più frammentato, «tra crescita e consolidamento delle posizioni». Non è in dubbio il fatto che la crescita futura potrà ancora essere alimentata da altre acquisizioni, sulle quali il presidente dice che la società «sta valutando alcune possibilità», ma non sarà questo il focus: «Ora siamo più concentrati a creare nuovo valore come evoluzione dell’esistente. Per esempio, trainati soprattutto dal mercato dei data center, siamo entrati nel mondo dell’affitto delle resistenze di carico. Noi le forniamo a una società del gruppo fondata di recente, Rentaload, specializzata in questo servizio, che si è progressivamente allargata dalla Francia all’Europa ad altri continenti: tutte aree di interesse anche per noi».
A supporto di questa espansione, «entro il prossimo anno e mezzo saranno ampliate anche le sedi in Germania, Inghilterra e Francia», replicando su scala europea quanto già fatto a Quarto. E la fame è ancora tanta: il prossimo capitolo strategico riguarda in particolare le resistenze di carico. «In questo settore riteniamo di avere tutte le tecnologie per essere leader, ma di fatto i capifila sono ancora negli Usa. Per questo siamo al lavoro per creare, da qui alla fine del prossimo anno, un marchio unico e uno standard trasversale alle quattro principali società europee del gruppo, con estensione successiva a Cina e Usa. Oggi ogni azienda si presenta con la propria gamma e il proprio nome: in un settore sempre più globale riteniamo che non sia la strategia più funzionale, perciò abbiamo creato un gruppo di lavoro interaziendale che ci permetta di realizzare questo piano», conclude Fornari. E così l’espansione continua.