Dal 1957 l’azienda di Carasco (GE) raffina glicerina per i settori alimentare, cosmetico e farmaceutico. Con il boom dell’offerta di questo polimero ha puntato sul poliglicerolo vegetale per difendere la propria marginalità
Dopo l’utilizzo di ogni saponetta prodotta nelle micro-saponerie sparse tra Genova e l’entroterra ligure nella prima metà del Novecento restava un residuo scomodo da gestire: un’acqua alcalina, ricca di glicerina, che nella maggior parte dei casi veniva semplicemente dispersa. Fu l’intuizione di raccoglierla e raffinarla, nella seconda metà degli anni Cinquanta, a dare origine a Spiga Nord, azienda che da Carasco, nell’entroterra di Chiavari, continua oggi a produrre glicerina e poliglicerolo vegetale per i settori alimentare, cosmetico e farmaceutico.
La società nasce nel 1957 a Genova, nel quartiere di Molassana, per iniziativa dell’industriale Luigi Pasero, che mette a sistema le acque glicerinose delle tante saponerie del territorio in un primo impianto di raffinazione. Negli anni Settanta l’attività passa a Piero Attanasio, padre degli attuali soci Luigi e Angelo, e l’azienda si trasferisce a Carasco, dove viene realizzato un nuovo impianto. Nel 1997 Spiga Nord è tra le prime aziende italiane del comparto a certificare il proprio sistema di qualità secondo lo standard Iso 9001, un passaggio che ha poi accompagnato l’ingresso nei mercati farmaceutico e cosmetico, dove i requisiti di tracciabilità sono più stringenti.
Fino ai primi anni Novanta la glicerina resta un prodotto relativamente scarso e a valore elevato, complice il numero contenuto di produttori attivi in Europa. Lo scenario cambia con la crescita dei biocarburanti: la reazione chimica con la quale viene realizzato il biodiesel, per esempio, genera come sottoprodotto ingenti quantità di glicerina grezza. In pochi anni l’offerta disponibile sul mercato mondiale aumenta in modo consistente, tanto che dalle circa 600 mila tonnellate annue degli anni Novanta si è arrivati alle oltre 4 milioni di tonnellate attuali: un salto di scala che ha eroso i margini di chi, come Spiga Nord, si era storicamente specializzato nella sola raffinazione della glicerina.
La risposta dell’azienda ligure è arrivata affiancando alla glicerina un secondo prodotto ricavato dalla stessa materia prima: il poliglicerolo, un polimero utilizzato come base per emulsionanti alimentari e cosmetici, oltre che in applicazioni più circoscritte come i fluidi per le trivellazioni petrolifere, le plastiche biodegradabili e alcuni fitofarmaci. Quando Spiga Nord decide di investire in questo segmento, a metà degli anni Duemila, il mercato europeo conta un solo produttore strutturato, affiancato da un concorrente con impianti in Giappone e Filippine: un perimetro competitivo ristretto in cui l’azienda, dopo l’avvio del primo impianto nel 2007, riesce nel giro di un decennio a ritagliarsi un quota rilevante della domanda mondiale.
Sul fronte della glicerina la strategia commerciale ha dovuto adattarsi a un contesto profondamente mutato: l’area geografica coperta dalle vendite si è progressivamente ristretta, concentrandosi oggi soprattutto su Italia, Nord Africa e in misura minore Francia e Spagna. Il mercato globale della glicerina resta oggi strettamente legato alle dinamiche del biodiesel, la cui produzione dipende a sua volta dalle politiche di miscelazione obbligatoria adottate dai diversi Stati e dall’Unione Europea: ogni variazione nei mandati normativi si traduce in oscillazioni piuttosto rapide della disponibilità di glicerina grezza e, di conseguenza, dei prezzi di quella raffinata.
Diverso, invece, il discorso per il poliglicerolo, prodotto più spesso personalizzato in base alle esigenze del cliente, che porta l’azienda a esportare stabilmente verso Corea del Sud, Giappone, Taiwan, India e in parte Brasile, oltre a mantenere una presenza robusta sui mercati europei. La Cina, al contrario, è un mercato che l’azienda ha scelto di non presidiare direttamente. Complessivamente, dal punto di vista dei risultati economici, tra il 2018 e il 2024 l’azienda ha visto i propri ricavi crescere da 28,8 milioni a 43 milioni. In parallelo l’Ebitda è passato da 6,2 milioni (pari al 21,3% del fatturato) a oltre 9 milioni (il 20,8%), mentre l’utile è salito da 4,5 milioni a quasi 6 milioni. L’anno migliore, però, è stato il 2022, con 55,2 milioni di ricavi, 12,5 milioni di margine operativo lordo e 8,6 milioni di utile netto.
A influenzare i risultati di quattro anni fa è stato anche il fatto che nel settore in cui è attiva l’azienda ligure l’energia pesa in modo significativo sui costi di produzione. Ma Spiga Nord non si è limitata a questo negli anni: ha anzi costruito nel tempo un presidio diretto delle proprie fonti, tra concessioni per la produzione idroelettrica, un impianto fotovoltaico e una caldaia di cogenerazione per la fornitura di energia elettrica e termica. Scelte che, secondo quanto raccontato da Alberto Iaconi a L’Imprenditore, hanno permesso all’azienda di attutire l’impatto della crisi energetica del 2022, pur senza azzerarlo, proprio perché gli investimenti in efficienza erano già stati messi a terra negli anni precedenti.
Guardando da qui in avanti, la sfida per Spiga Nord resta quella tipica di molte imprese chimiche italiane specializzate: mantenere la marginalità in un comparto dove la materia prima è per definizione il sottoprodotto di un mercato terzo (nel caso dell’azienda ligure, quello dei biocarburanti). In parallelo, dovrà difendere il posizionamento che ha saputo costruire attorno al poliglicerolo, in particolare dalla concorrenza asiatica e in coerenza con l’evoluzione delle normative europee su additivi alimentari e cosmetici.