Il Piano di rilancio ha spinto le gare pubbliche, facendo salire i ricavi. «Potevamo crescere ancora di più, invece abbiamo scelto la qualità». Per l’Ad Francesca Federzoni il picco è, però, vicino: per questo la cooperativa modenese punta sul rafforzamento dell’estero, che già vale il 25% del fatturato, tra ospedali e ponti in Africa e Caraibi.
Non è da tutti avere una società e sperare di «controllare la crescita». Potrebbe sembrare un’anomalia, ma non per la modenese Società Cooperativa Politecnica. La cooperativa riunisce al suo interno professionisti: architetti, ingegneri ed esperti capaci di progettare ospedali, direzionali ma anche grandi infrastrutture. L’obiettivo è naturalmente quello di diventare anno dopo anno più grandi, ma crescere troppo velocemente può significare «non avere più il controllo della qualità del progetto». A confermarlo è Francesca Federzoni, amministratrice delegata della cooperativa, che grazie a questo approccio è riuscita comunque a raggiungere e superare i 30 milioni di euro di fatturato. Quando le si chiede perché sia meglio essere una cooperativa rispetto a una società tradizionale, lei lo spiega in maniera semplice: «Sono state le nostre radici emiliane, che ci hanno fatto nascere così». Gli ottimi risultati degli ultimi anni hanno però anche altre ragioni. Il Pnrr ha finanziato diverse opere realizzate da Politecnica e un calo del mercato, dice Federzoni, «non si vede ancora, ma me lo aspetto».
Noi abbiamo sempre avuto una presenza importante nel mercato pubblico italiano, perché molti dei nostri ambiti – ospedali, infrastrutture, opere pubbliche – appartengono naturalmente a quel settore. Negli anni precedenti al Pnrr eravamo arrivati a un equilibrio tra pubblico e privato, circa il 50% e il 50%. Con il Pnrr abbiamo visto un forte aumento delle gare e abbiamo partecipato a molte procedure legate a quei finanziamenti. Molti cantieri si stanno concludendo proprio in questi mesi, anche perché il vincolo temporale è il 2026. Ad oggi, però, il calo del mercato pubblico che ci aspettavamo non si è ancora verificato. Anche grazie agli accordi quadro messi in campo da importanti stazioni appaltanti italiane, il mercato pubblico dell’ingegneria ha mantenuto valori molto elevati. Personalmente penso che questo rappresenti un momento di picco e che una fase di rallentamento arriverà. Per questo motivo abbiamo intensificato il lavoro sull’estero, perché crediamo sia importante compensare eventuali contrazioni del mercato italiano con una presenza internazionale più forte.
Il 2024 è stato, infatti, un anno record, con ricavi attorno ai 35 milioni di euro.
Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da una domanda molto forte, superiore all’offerta. La progettazione legata al Pnrr ha avuto tempi molto intensi e una pressione elevata.
Noi però abbiamo sempre scelto una crescita graduale. Nel nostro settore crescere troppo velocemente significa anche rischiare di perdere il controllo sulla qualità del progetto, che per noi rimane centrale. Il 2024 è stato un anno particolare. Pensiamo di stabilizzarci intorno ai 32-33 milioni di euro e di continuare una crescita più contenuta e sostenibile. Avremmo potuto fatturare anche di più, ma dopo avremmo perso noi, perché non avremmo avuto controllo sulla qualità del progetto.
La fine del Pnrr vi ha spinto a diversificare all’estero?
L’estero rappresenta circa il 25% del nostro fatturato. La nostra base di persone rimane in Italia: i progetti vengono gestiti dai nostri team italiani, con trasferte sul campo e il supporto di partner locali. La nostra internazionalizzazione è nata attraverso un’espansione commerciale generalizzata, partecipando a gare finanziate da istituzioni internazionali come la Banca Mondiale, la Banca Africana di Sviluppo o la Banca per lo Sviluppo Caraibico. Selezioniamo quindi i Paesi sulla base delle opportunità e dei requisiti richiesti. Abbiamo lavorato soprattutto nell’Africa subsahariana, ad esempio in Etiopia, Sierra Leone e Ghana, e nei Caraibi, in Belize, a Saint Vincent e in Guyana. Come in Italia, anche lì ci occupiamo di infrastrutture, ospedali, strade e ponti.
Il vostro mix tra pubblico e privato sembra molto sbilanciato sul primo. È sempre stato così?
No, ma ora sicuramente le commesse pubbliche soprattutto internazionali sono fondamentali, visto che anche il nostro estero è prevalentemente legato agli istituti di finanziamento internazionali. Se dovessimo fare una stima siamo arrivati a un rapporto intorno al 65%-35%. Questo però non significa che il privato sia diminuito in valore assoluto. Il nostro fatturato è cresciuto e continuiamo a lavorare molto con il mondo industriale, soprattutto quello emiliano-romagnolo, che resta una realtà molto dinamica.
Essendo così dipendenti dai bandi, la loro crescente complessità vi ha richiesto nuovo personale e nuove competenze?
Nel mondo delle gare servono sempre più figure ibride, capaci di gestire processi oltre che contenuti tecnici. Noi abbiamo strutture dedicate sia per le gare italiane sia per quelle internazionali, ma il contributo dei progettisti resta fondamentale. La nostra forza è proprio il coinvolgimento diretto della struttura tecnica. Non abbiamo persone che preparano gare completamente separate dal lavoro progettuale: chi progetta contribuisce anche alla costruzione delle risposte.
Qual è oggi la dimensione di Politecnica?
Siamo circa 320 persone, con 45 soci e 43 dipendenti. Gli ingegneri e gli architetti rappresentano il nucleo sociale della cooperativa: iniziano generalmente collaborando comeliberi professionisti e poi possono diventare soci. Abbiamo anche collaboratori con cui lavoriamo da molti anni. La stabilità del rapporto professionale è un elemento importante della nostra organizzazione.
La vostra caratteristica è essere multidisciplinari. Questo è ancora un elemento distintivo che vi dà vantaggio rispetto ai concorrenti?
Quando siamo nati, negli anni Settanta, essere una struttura organizzata con diverse competenze interne era sicuramente un elemento molto particolare. La forma cooperativa e il modello multidisciplinare erano legati anche al contesto: in Emilia-Romagna sono nate tante cooperative tra gli anni Sessanta e Settanta. Era un’anomalia e una specificità di un mondo particolare, dove c’era questa pluridisciplinarietà. Noi siamo nati così e siamo cresciuti così.
Oggi esistono altre società con caratteristiche simili, ma avere tutte le discipline internamente resta meno comune. È un modello che è più diffuso all’estero. Un esempio è Arup, che naturalmente ha dimensioni molto diverse dalle nostre, ma rappresenta una realtà multidisciplinare con competenze integrate.
Anche nel vostro settore l’intelligenza artificiale sta diventando un fattore. In che ambito la utilizzate e come funziona?
Abbiamo sviluppato uno strumento che ci permette di aggiornare automaticamente i curriculum dei nostri professionisti e di renderli coerenti con i requisiti richiesti dai bandi. L’intelligenza artificiale ci aiuta anche nella lettura delle gare e nella preparazione della documentazione. Ai for Tenders, così si chiama questo software, è nato guardando al mondo dei donatori internazionali, dove i bandi hanno procedure molto standardizzate. Abbiamo creato un agente interno addestrato sul nostro modo di lavorare. La prospettiva più interessante, però, è un’altra: riuscire a rendere interrogabile il nostro patrimonio tecnico. Abbiamo 55 anni di storia progettuale e molti modelli BIM degli ultimi anni. L’obiettivo è costruire un archivio digitale che permetta alle nuove generazioni di collaboratori di accedere all’esperienza accumulata da Politecnica.
Quindi l’intelligenza artificiale non sostituisce il progettista?
Esattamente. Noi la utilizziamo soprattutto per togliere attività ripetitive e aumentare l’efficienza. Anzi, credo che con l’aumento dell’automazione diventeranno ancora più importanti le competenze e l’esperienza delle persone.
L’AZIENDA
Nasce a Modena nel 1972 come Cooperativa Ingegneri e Architetti, figlia della stagione cooperativa emiliana. La forza del modello è la multidisciplinarietà, elemento raro per una società di progettazione. Nel 1994 diventa Politecnica e da realtà regionale si fa gruppo nazionale, con sedi anche a Milano, Firenze e Roma. Il suo focus è la progettazione di ospedali, edifici direzionali e infrastrutture, in oltre 60 Paesi. Oggi conta circa 320 persone e nel 2024 ha toccato i 35 milioni di ricavi, un quarto dei quali dall’estero, tra Africa e Caraibi.