Partito da Correggio (RE) realizzando uno smontagomme per officine, oggi il gruppo è specializzato nell’attrezzatura per il servizio alla ruota. «L’automotive è appannaggio asiatico? Noi invece compriamo player cinesi»
Ci sono aziende la cui storia, per usare le parole del loro stesso presidente, «forse non sembra particolarmente originale». A sentirle raccontare, però, non si direbbe: chiedere a Nexion per credere. Dopo più di settant’anni di storia, il gruppo con base a Correggio (RE) si presenta oggi come uno dei principali player globali nelle attrezzature e nelle soluzioni per l’automotive aftermarket, con radici storiche nel servizio alla ruota. Una specializzazione che affonda le proprie radici in un oggetto, lo smontagomme, e che poi si è evoluta in una gamma completa che comprende anche servizi e software.
«La nostra crescita parte da prodotti azzeccati, nati per dare una risposta alle esigenze di un mercato che stava ancora nascendo», racconta il presidente Giulio Corghi. Prima di “approdare” all’automotive, la sua famiglia produsse registratori per il richiamo da caccia, stabilizzatori di tensione per i televisori e macchine per le magliaie dell’area tra Correggio e Carpi: insomma, la storia di Nexion incrocia la Storia. «Poi arrivò anche in Italia il progresso nella forma della Lambretta, della Vespa o, come era di moda da queste parti, del Galletto. E infine in quella dell’automobile».
E così nacque il prodotto che divenne la pietra miliare per l’azienda: lo smontagomme. La società nasce ufficialmente nel 1954 e il Corporate General Manager Michele Bergamini ne rilegge la storia distinguendo quattro fasi: «Nella prima l’ingegno e l’imprenditorialità della famiglia Corghi hanno anticipato l’esigenza del mercato con un’invenzione diventata poi una categoria di prodotto. Tra gli anni Settanta e Duemila c’è stata la fase della crescita e della diversificazione, con le prime acquisizioni di aziende italiane per allargare il portafoglio dei prodotti e dei marchi e i canali di vendita. Poi, sebbene abbia sempre fatto parte del nostro Dna, abbiamo attraversato una stagione di innovazione tecnologica spinta».
Infine, l’ultima decina d’anni è stata caratterizzata da una «forte espansione per linee esterne». Tra le operazioni più significative, nel 2017 c’è stata quella con Bright Technology, importante produttore cinese di attrezzature per officina: «Si sente spesso parlare di aziende asiatiche che “cannibalizzano” imprese italiane – sottolinea Nazzareno Cingolani, Corporate Sales Director –. Noi abbiamo fatto proprio il contrario: ci ha permesso di avere accesso a una capacità produttiva a costi competitivi, prenderci una fetta importante del mercato cinese e contare sulle grandi potenzialità di crescita degli stabilimenti locali».
Nel 2019 Nexion ha acquisito il gruppo nordeuropeo Stenhøj, specializzato nel sollevamento alto di gamma, con una rete capillare in Nord Europa e Germania. E, sempre in quell’anno, ha inglobato un’azienda specializzata in software gestionali per operatori dell’autoriparazione, gommisti e officine: «Così abbiamo integrato alle attrezzature una linea di software per la gestione dell’officina – commenta Cingolani –. Questo passo verso la digitalizzazione ci ha permesso di dar vita a un ecosistema volto all’ottimizzazione delle attività dei nostri clienti. Nell’automotive la combinazione di prodotti e servizi è strategica per continuare a crescere».
Se Nexion è via via cambiata, tanto che oggi può proporsi come gruppo multi-brand con 16 filiali dirette, presenza in 150 Paesi e oltre 350 distributori nel mondo, questa stessa osservazione vale anche per i suoi clienti e i suoi competitor. «I primi si stanno evolvendo sempre di più in officine multiservizio, spesso aggregate in catene – osserva Bergamini –, e questo trasforma le loro aspettative: cercano fornitori capaci di coprire tanti bisogni diversi». Per quanto riguarda i secondi, Correggio è rimasta un polo produttivo per le attrezzature al servizio della ruota, con molte aziende nate anche grazie a persone uscite dalla realtà Corghi.
«Sono stati i nostri primi concorrenti diretti – dice Cingolani –. Poi molti sono stati acquisiti: alcuni da noi, altri da multinazionali, in particolare americane e tedesche, che però hanno dovuto confrontarsi con la crescente pressione competitiva dei produttori cinesi». Agli inizi degli anni Novanta, il Paese asiatico rappresentava un grande mercato di sbocco: «Nel tempo ha sviluppato aziende capaci di realizzare i nostri stessi prodotti e poi ha dato vita a player globali e competitivi sul prezzo. Oggi sono forti nella fascia medio-bassa, ma stanno spingendo anche su quella alta».
In tema automotive, la domanda sul passaggio da motori endotermici a elettrici è d’obbligo: «Per il nostro prodotto core può essere un’opportunità – risponde Bergamini –. I veicoli elettrici, mediamente più pesanti e caratterizzati da coppie elevate, possono determinare un maggiore consumo degli pneumatici, con valori che possono arrivare al 20-30% in più. È però l’innovazione legata alla connettività e alla guida autonoma che per noi sarà più impattante». E su questi fronti il gruppo si sta facendo trovare pronto grazie a una spinta che deriva anche dalle «partnership con gli Oem delle case automobilistiche e le grandi aziende di pneumatici»: «In quanto loro fornitori siamo presenti nelle gare di motorsport come Formula 1 e Moto Gp e di endurance come la 24 Ore di Le Mans», ricorda Cingolani.
I risultati economici restituiscono la traiettoria di tutto questo percorso. Tra il 2018 e il 2024 i ricavi dell’azienda sono cresciuti da 212,3 milioni a quasi 382 milioni, l’Ebitda è passato da 30,7 milioni (pari al 14,5% del fatturato) a 40,8 milioni (il 10,7%) mentre l’utile da 18,6 milioni a 14,8 milioni, in un periodo «caratterizzato anche da investimenti industriali, operazioni di crescita esterna e rafforzamento della struttura internazionale». Nel 2025 Nexion ha superato i 400 milioni di ricavi e non pensa a rallentare: tra gli ultimi investimenti a supporto della crescita c’è l’hub logistico di Correggio, pensato per aumentare efficienza, capacità di servizio e integrazione della distribuzione dei prodotti finiti intra-gruppo.
Le ragioni del successo di questo percorso, secondo Bergamini, si riassumono in un set di fattori non separabili l’uno dall’altro: «L’innovazione continua, una gamma di prodotti completa e una strategia multi-brand per presidiare segmenti, geografie e posizionamenti diversi. E poi la presenza globale, un’integrazione industriale che assomma competenze sia produttive sia di R&D e una visione imprenditoriale di lungo periodo». In tutto questo, l’incertezza, che è ormai la «normalità», non scompare: «Il punto – conclude – non è solo conoscere come cambia il contesto, quanto piuttosto avere una struttura capace di adattarsi velocemente».