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L’R&D fa felice il fatturato. La farmaceutica Fb Vision accelera tra brevetti e nuovi mercati

La società che sviluppa dispositivi medici per gli occhi ha chiuso il 2025 con una crescita dell’8%. La sua forza è la ricerca. «Una volta che brevettiamo qualcosa, siamo subito pronti ad aggiornarla», conferma il Ceo Paolo Lategano. E per continuare a crescere, l’obiettivo sono gli Stati Uniti

Superato il traguardo dei dieci anni, la marchigiana FB Vision continua a crescere per fatturato e redditività. Specializzata nello sviluppo di farmaci oftalmologici, l’azienda è stata fondata nel 2016 dal ricercatore italo-canadese Francesco Bellini ed è passata nel 2022 sotto il controllo del gruppo farmaceutico francese Urgo. A sostenere la crescita anno su anno è una forte vocazione alla ricerca. Durante la sua attività sono stati sviluppati 46 pubblicazioni che hanno consentito a FB Vision di consolidare il suo ruolo centrale nello sviluppo di dispostivi medici per la cura degli occhi. «Abbiamo costruito una rete molto ampia. Collaboriamo con la quasi totalità delle università italiane», conferma il Ceo Paolo Lategano.

FB Vision compie dieci anni. Quanto conta oggi l’innovazione nel vostro modello di impresa?
È uno degli elementi che ci caratterizzano fin dall’inizio. La società è stata fondata alla fine del 2015 ed è diventata operativa nel settembre 2016. Francesco Bellini, azionista di maggioranza e presidente del consiglio di amministrazione, ha avuto un ruolo importante nella fase iniziale: grazie alla sua esperienza internazionale nel farmaceutico ha dato credibilità a un brand giovane e ha trasmesso una forte ambizione sul terreno della ricerca. L’idea era costruire un’azienda capace non solo di commercializzare prodotti, ma di sviluppare innovazioni proprie, possibilmente brevettate e validate scientificamente.

In dieci anni avete realizzato 46 pubblicazioni scientifiche. Come è organizzata concretamente la ricerca e sviluppo?
Abbiamo competenze interne che ci permettono di arrivare fino al prototipo industriale. Per medical device e integratori individuiamo le molecole, studiamo le possibili associazioni e ne testiamo stabilità e comportamento. Per la parte oftalmica collaboriamo in esclusiva con un laboratorio di Castelfidardo. Definita la formulazione, scegliamo il produttore più adatto, in Italia o in altri Paesi europei. Poi si passa al percorso regolatorio e alla validazione clinica. La pubblicazione scientifica è parte di questo processo: cerchiamo il nuovo, ma subito dopo vogliamo validarlo.

Quanto conta il rapporto con università e specialisti?
Abbiamo costruito una rete scientifica molto ampia, che coinvolge la quasi totalità delle università italiane e numerosi clinici. Non lavoriamo soltanto con oftalmologi: collaboriamo anche con microbiologi, biochimici e specialisti della nutrizione clinica. Commercialmente siamo focalizzati sull’oftalmologia, ma nella ricerca seguiamo una logica di medicina traslazionale. Questo ci permette di osservare lo stesso problema da più prospettive e spesso di anticipare i trend.

Il brevetto vi da un vantaggio competitivo ma non dura all’infinito e può essere superato
Esatto. Il brevetto è importante, ma non è possibile ottenerlo per ogni prodotto e non può essere un punto di arrivo. Dura circa vent’anni, ma in un settore come il nostro un prodotto può diventare superato prima, perché la diagnostica evolve rapidamente e cambiano i bisogni terapeutici. La risposta è continuare a innovare: sviluppare nuovi prodotti, migliorare quelli esistenti, seguire i trend scientifici e, quando possibile, crearli.

Avete un esempio di innovazione che ha aperto un mercato nuovo?
Un caso significativo è un medical device a base di ozono per la protezione della superficie oculare prima degli interventi chirurgici. In passato si faceva largo uso di antibiotici anche in assenza di patologia, mentre le evidenze scientifiche hanno mostrato i limiti di questo approccio, anche per il rischio di selezionare popolazioni batteriche resistenti. Noi siamo stati tra i primi in Italia a lavorare su un’alternativa. Oggi esistono diversi concorrenti, mentre il prodotto è diventato una delle referenze di punta di FB Vision, con ulteriori sviluppi brevettuali ed esportazioni in numerosi Paesi.

Nel marzo 2022 il 100% di FB Vision è stato acquisito da Urgo. Quanto è cambiata l’azienda?
Dal punto di vista della proprietà è cambiato molto, perché siamo entrati in un gruppo multinazionale. Sul piano operativo e strategico, invece, la continuità è stata forte. Io sono rimasto amministratore delegato, il management e le figure che hanno guidato lo sviluppo del portafoglio sono rimasti gli stessi, così come sede e brand. L’acquisizione non ha cancellato il modello precedente: ci ha dato una base più solida sulla quale farlo crescere.

Quali vantaggi vi ha portato l’ingresso in un gruppo da circa un miliardo di fatturato?
Prima di tutto una maggiore capacità finanziaria, che permette di ragionare su progetti di più lungo periodo e sostenere investimenti più rilevanti. Poi ci sono le competenze di gruppo, per esempio sul regolatorio, che sta attraversando cambiamenti importanti. Essere parte di una multinazionale consente di intercettare prima alcune evoluzioni e trasformare la complessità normativa in un vantaggio competitivo. L’autonomia del management locale è rimasta, ma oggi possiamo contare su risorse e conoscenze più ampie.

La crescita ha riguardato anche l’organizzazione?
Sì. Nel 2025 avevamo 54 dipendenti, nel 2026 siamo arrivati a 59. Quasi tutte le funzioni aziendali, fatta eccezione per l’amministrazione, hanno una preparazione scientifica: vale per il marketing, il regolatorio e la rete di informazione scientifica.

Sul fronte economico il 2025 ha segnato un salto nella redditività: ricavi da circa 23 a 25 milioni e un Ebitda vicino agli 8 milioni. Da cosa deriva?

La crescita dimensionale ci ha consentito di ottimizzare i costi produttivi. Aumentando i volumi nei diversi Paesi possiamo lavorare su lotti più grandi e ottenere migliori economie di scala. Abbiamo inoltre rinegoziato la logistica, che nel farmaceutico ha un peso rilevante. Questo ci ha permesso di migliorare la marginalità nonostante l’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia.

E il 2026?
Prevediamo di mantenere una percentuale di Ebitda sul fatturato in linea con il 2025, quindi intorno al 30% e di continuare a crescere a livello di ricavi ancora del 4-5%. È un dato significativo perché non è stato un anno facile, abbiamo dovuto gestire la mancanza temporanea di un farmaco che generava una buona percentuale del fatturato. Nonostante questa assenza, prevediamo di aumentare i ricavi e mantenere il livello di profitto.

L’altra direttrice di crescita è l’estero. Come funziona il vostro modello internazionale?
Fuori dall’Italia lavoriamo attraverso partner locali. Non cediamo la proprietà del prodotto: concediamo la distribuzione e affianchiamo il partner con know-how, ricerca scientifica e il supporto degli opinion leader con cui abbiamo sviluppato gli studi. Anche quando il prodotto viene commercializzato con il marchio del distributore, FB Vision resta il fabbricante e mantiene la titolarità del dossier. La performance dipende molto dalla capacità del partner di penetrare il mercato. Quando diamo in licenza un nostro prodotto, assistiamo tutta la commercializzazione dalla fase aiutando il distributore con le nostre competenze scientifiche.

Dove state guardando per la prossima fase di sviluppo?
Continuiamo ad ampliare la presenza internazionale. Nel 2026 abbiamo siglato un accordo per entrare in Argentina, una volta completato il percorso regolatorio, e siamo già presenti in quasi tutta Europa e in Asia. I nostri prodotti li si trova anche in Pakistan, Kazakistan e Turkmenistan. Gli Stati Uniti sono un obiettivo di più lungo periodo. L’accesso è più complesso, sia per la classificazione dei prodotti sia per i requisiti produttivi legati alla Fda. La nostra holding dispone però di una presenza diretta in Texas: in prospettiva il know-how del gruppo e una possibile produzione sul territorio americano potrebbero creare le condizioni per registrare lì una parte del nostro portafoglio.

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