Nel pieno di una fase economica segnata da incertezze e trasformazioni profonde, c’è una
parte dell’industria che continua a crescere a ritmi sostenuti e a rafforzare la propria
posizione competitiva. È da qui che prende le mosse il confronto tra le imprese Champions
selezionate dal Centro Studi ItalyPost, andato in scena nel cuore del distretto tessile pratese,
all’Archivio Manteco, e capace di restituire un’immagine concreta e lontana dai luoghi
comuni dell’economia italiana.
I numeri illustrati da Caterina Della Torre, a capo della ricerca che da nove anni individua
sulla base di stringenti criteri di bilancio le 1.000 migliori imprese italiane fra i 30 e i 500
milioni, raccontano di aziende che crescono «a una velocità completamente diversa» e che
«hanno raddoppiato il fatturato in sei anni in cui è successo di tutto».
È proprio dentro questo contesto che emerge il nodo della dimensione. Come osserva Ivan
Pelli, Ad di Allimep, realtà della metalmeccanica per l’energia, «piccolo non è affatto bello,
anzi oggi essere piccoli è difficilissimo». Da qui la necessità non solo di crescere, ma di
cambiare natura: «L’impresa familiare, se vuole evolvere, ha bisogno di diventare
manageriale», costruendo «un insieme di intelligenze» capace di reggere trasformazioni
sempre più rapide.
Su questa stessa linea si innesta il tema della specializzazione, che diventa leva per creare
valore. Roberto Lacorte, alla guida di Pharmanutra, ha spiegato come il successo nasca da
una scelta radicale di specializzazione: «Nel farmaceutico funziona la forte dedizione verso
una tecnologia». Un approccio che si traduce in investimenti continui su brevetti, ricerca e
controllo della filiera, perché «la creazione di valore» si fonda su basi solide e difendibili nel
tempo.
Lo stesso principio si ritrova, declinato in forme diverse, anche in settori più tradizionali.
Manuel Boccolini, di Manini Prefabbricati, racconta come l’edilizia industriale si stia
trasformando attraverso l’ingegnerizzazione: «Abbiamo introdotto la progettazione Bim e
sensori negli edifici, perché non è possibile che un’auto abbia 500 sensori e un capannone
no».
E se la tecnologia ridefinisce il prodotto, l’innovazione resta centrale anche nel largo
consumo, dove Gianni Dini, presidente di Trevidea, specializzata nei piccoli elettrodomestici,
ha sottolineato il ruolo dell’innovazione, a cui ogni anno «dedichiamo il 5% dei nostri ricavi».
Allo stesso tempo, ha indicato nuove traiettorie, dal rafforzamento dell’online fino al ritorno
produttivo: «Vogliamo riportare una parte dello sviluppo nel nostro Paese», valorizzando un
Made in Italy sempre più richiesto.
Innovare, però, significa anche saper reagire alle crisi meglio degli altri. È quanto racconta
Luca Lastrucci, Ad di Powersoft, azienda dell’elettronica audio professionale: «Durante il
Covid non ci siamo fermati» e questo ha consentito all’azienda «di avere un vantaggio
rispetto ai competitor», poi consolidato grazie alla continuità negli investimenti in ricerca.
Infine, Marco e Matteo Mantellassi, alla guida di Manteco, spiegano che «non ci sono tanti
segreti per farcela. Tutto deve essere al 100%: dalla struttura finanziaria alla qualità, fino alla
capacità di raccontare il prodotto». L’obiettivo è diventare «un brand nel brand»,
mantenendo margini anche in contesti difficili.
Le Champions delineano così un tratto comune: diverse per settore e dimensione, sono
accomunate dalla capacità di investire, innovare e crescere anche nelle fasi più complesse,
scegliendo la specializzazione e puntando sulle competenze per essere in grado di
competere su mercati sempre più difficili.
L'Economia del Corriere della Sera
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