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La trama della comasca Dedar continua a macinare risultati. E nel 2025 sfiora i 100 milioni

Tra hôtellerie di lusso e grandi partnership, il gruppo cresce valorizzando tessuti d’alta gamma, ricerca materica e sostenibilità. Con sede ad Appiano Gentile, oggi presidia i mercati internazionali, da Parigi a New York

Dedar ha fatto del tessuto una materia progettuale, portando il sapere del distretto comasco dalle stanze private ai grandi interni del lusso internazionale. Nei suoi prodotti il colore non è un rivestimento, la trama non è soltanto tecnica e la decorazione non arriva alla fine del progetto: ne costituisce spesso l’architettura invisibile. È questa idea, insieme industriale e culturale, ad aver trasformato una piccola realtà del distretto comasco in una delle maison più riconoscibili del tessile d’arredo di alta gamma.

Il nome Dedar è l’acronimo di “Design d’Arredamento” e nasce nel 1976 ad Appiano Gentile, in provincia di Como, per iniziativa di Nicola ed Elda Fabrizio. Lui proviene dal mondo del design, lei coltiva una passione per tessuti e tappeti. I primi passi hanno il ritmo della bottega: lavorazioni manuali, materie naturali, antichi tappeti tribali scelti con uno sguardo già più vicino a quello del curatore che del commerciante. Prima ancora di diventare azienda strutturata, si impara a selezionare, accostare e interpretare.

Negli anni Ottanta la produzione cresce e la tessitura assume una dimensione più industriale, senza recidere il legame con il territorio. Il distretto di Como non è soltanto una localizzazione produttiva, ma un archivio di competenze e tecniche accumulate in generazioni di lavoro sulla seta e sui filati pregiati. A questa matrice italiana si affianca il dialogo con la tradizione tessile francese. Ne nasce un modello in cui l’azienda disegna le collezioni, mentre la filiera traduce le idee in materia.

La svolta internazionale arriva nel 1995, quando Dedar progetta il textile décor dell’Hotel Costes di Parigi. Il progetto introduce l’azienda stabilmente nell’hôtellerie di lusso. Da quel momento il catalogo entra in strutture come il Four Seasons di Firenze, il Jk di Parigi e il Cipriani di Abu Dhabi. Il tessile, d’altronde, diventa sempre più uno degli strumenti con cui gli spazi costruiscono la propria atmosfera.

Nel 1997 entrano in azienda i figli dei fondatori. Caterina Fabrizio assume progressivamente la guida manageriale come amministratore delegato, mentre Raffaele diventa direttore creativo. La seconda generazione non cambia grammatica, ma amplia il lessico: rafforza la ricerca, accelera l’espansione internazionale e conserva il carattere familiare di un’impresa in cui strategia e gusto discutono allo stesso tavolo.

Poi c’è il capitolo risultati finanziari: dal 2018 al 2024 i ricavi del gruppo sono passati da 44,6 a 74,1 milioni di euro, con un tasso annuo composto (Cagr) dell’8,8%. Nello stesso periodo l’Ebitda è salito da 7,3 a 14,2 milioni, con un margine passato dal 15,6% al 18,4%. Parallelamente, l’utile netto è cresciuto da 5,3 a 8,6 milioni di euro.

Nel 2025 la società ha ulteriormente accelerato la crescita, portando i ricavi a 96,2 milioni di euro, l’Ebitda a 18,9 milioni e l’utile netto a 11,2 milioni, con un margine operativo salito al 18,4%.

La crescita si appoggia su un portafoglio ampio ma non dispersivo. Dedar produce tessuti per tende e veli, materiali per sedute e tappezzeria, velluti, jacquard, lini, cotoni, lane e sete, oltre a rivestimenti murali, carte da parati, passamanerie e tappeti.
L’obiettivo è offrire al progettista un sistema coordinato: una parete può dialogare con una poltrona, una tenda riprendere il ritmo di un rivestimento, una passamaneria introdurre un dettaglio sartoriale. È il total look trasportato dall’armadio alla stanza, ma qui il corpo da vestire è l’ambiente.

Il rapporto con la moda non è una metafora ornamentale. Oggi il focus resta sulle stesse leve della couture: qualità della materia prima, ricerca cromatica, costruzione delle texture, attenzione al rovescio e ai dettagli nascosti. Un tessuto come “Dalie, Papaveri e Tulipani” mette in discussione la distinzione tra fronte e retro, trasformando ciò che di solito viene occultato in elemento espressivo. Anche nell’interior decoration, l’eleganza più interessante nasce spesso da una regola capovolta con intelligenza.

Circa il 70% dei materiali utilizzati è costituito da fibre naturali come lana, seta, cotone e lino. Il 75% della produzione resta in Italia, soprattutto nel distretto comasco. Questa geografia corta non implica immobilità: la sperimentazione riguarda filati, prestazioni e soluzioni per il contract e l’outdoor. Dal 2019 l’azienda ha inoltre reso più esplicito il lavoro sulla responsabilità ambientale, introducendo materiali ottenuti da filati riciclati pre-consumer e recuperando scarti di produzione.

Un passaggio rilevante nella storia recente è la collaborazione con Hermès. Dal 2011 al 2020 Dedar è partner esclusivo della maison francese per la produzione e la distribuzione delle collezioni di tessuti d’arredamento e carte da parati, attraverso la joint venture Faubourg Italia. L’intesa certifica la capacità dell’azienda comasca di muoversi in un territorio dove la qualità non tollera scorciatoie e il prodotto deve essere insieme impeccabile e riconoscibile.

Anche il cinema ha esteso l’immaginario del marchio, con il regista Luca Guadagnino che ha scelto tessuti del brand per i set di Chiamami col tuo nome e il remake di Suspiria. Sullo schermo le stoffe assorbono luce, definiscono epoche e suggeriscono caratteri.

Oggi Dedar mantiene il quartier generale ad Appiano Gentile e presidia i principali mercati del lusso con showroom a Milano, Parigi, Londra, Mosca e New York, oltre a una struttura americana a Stamford, nel Connecticut. La scala è globale, ma il centro di gravità resta nel Comasco, dove il sapere produttivo offre all’impresa ciò che nessun branding può fabbricare da zero: una competenza sedimentata.

L’azienda

Nata nel 1976 dall’intuizione di Nicola ed Elda Fabrizio, Dedar affonda le radici nella tradizione del distretto comasco della seta. Dalle origini focalizzate su lavorazioni manuali e fibre pregiate, negli anni Oramai Ottanta l’azienda si apre a una dimensione industriale e alla sartorialità francese. La svolta internazionale arriva nel 1995 con l’arredo tessile dell’Hotel Costes di Parigi. Con l’ingresso dei figli Caterina e Raffaele nel 1997, il brand consolida la presenza globale, tra partnership come Hermès e set cinematografici

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