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Hnh Hospitality, da due alberghi di famiglia a 19. «Per il 2026 puntiamo ai 139 milioni»

Il gruppo gestisce circa 2.400 camere e conta oltre 1.100 collaboratori nei periodi di punta. Per favorire la retention degli stagionali ha sviluppato un contratto integrativo di secondo livello che va oltre il Ccnl nazionale

«Mio nonno era albergatore. Mio padre anche. Io, invece, avevo giurato che non lo sarei diventato». Luca Boccato, amministratore delegato di Hnh Hospitality, racconta così l’origine di un’azienda – la sua – che ha cambiato quasi tutto tranne il settore. La sua storia parte da quando negli anni Sessanta il nonno e la nonna costruiscono un primo albergo sulla costa veneziana, a Jesolo, che negli anni Novanta passerà al padre. Boccato entra in azienda nel 2003, quando si è già aggiunto un secondo hotel, a Mestre. «Oggi – afferma – contiamo 19 strutture attive e altre quattro in apertura, distribuite in una dozzina di destinazioni, per un totale di circa 2.400 camere e oltre 1.100 collaboratori nei periodi di punta».

La svolta più significativa non è stata la crescita in sé, quanto piuttosto il cambio di modello che l’ha resa possibile: «Anzitutto, non compriamo più gli immobili: li gestiamo», spiega Boccato. Oggi Hnh opera prevalentemente attraverso affitti di immobile o d’azienda o contratti di management: un approccio «asset light» che libera capitale e riduce il rischio patrimoniale e che secondo l’amministratore delegato costituisce uno dei punti differenzianti rispetto alla concorrenza. Certo, alcune proprietà sono rimaste e «rientrano nel perimetro della holding di famiglia, separata dalla società operativa». A questo si è aggiunta la scelta di lavorare in modo strutturato con «grandi brand internazionali come Hilton, Ihg, Radisson e Accor» e lo sviluppo di un marchio proprio per i resort, Almar, «che al primo fortunato progetto a Jesolo ne ha fatto seguire uno in Sicilia, a Mazara del Vallo, e uno in Sardegna, a Villasimius».

L’altro asse della trasformazione di Hnh è stato l’apertura del capitale: «Nel 2017 è entrato un primo fondo di private equity con una quota di minoranza e nel 2023 è stato sostituito, in un’operazione di mercato secondario, da Fondo Italiano d’Investimento ed Eulero Capital». Come sottolinea Boccato, «la governance è un capitolo tanto delicato quanto fondamentale nella fase di crescita di ogni azienda»: «Non sarebbe immaginabile gestire una realtà complessa come la nostra con le regole tipiche di una Pmi, con un ruolo centrale dell’imprenditore e tutto il resto “sfilacciato” e poco coordinato». I cambiamenti in questo senso erano cominciati già prima dell’arrivo dei fondi, tra «riunioni formalizzate, la presenza di un membro indipendente nel consiglio di amministrazione e processi decisionali strutturati»: l’ingresso dei soci finanziari ha semplicemente accelerato e consolidato questo percorso.

La crescita dimensionale ha richiesto anche un focus sulle risorse umane, che nel settore alberghiero è strutturalmente più complesso che altrove. D’altronde, «Hnh gestisce servizi e i servizi dipendono dai collaboratori»: una parte di questi sono a tempo indeterminato e un’altra di stagionali. «Riuscire a mantenere un buon livello di retention su questi ultimi è fondamentale – dice Boccato – perché ci permette di mantenere una buona base sulla quale fare affidamento in termini di formazione e di allineamento valoriale all’azienda». Per questo già più di dieci anni fa Hnh ha sviluppato un contratto integrativo di secondo livello che va oltre il Ccnl nazionale.

«Nel concreto – spiega l’ad – la maggiorazione domenicale è stata portata dal 10% al 20% e sono state introdotte una maggiorazione del 10% anche al sabato, inesistente nel contratto nazionale, e un’indennità settimanale fissa di 25 euro per chi distribuisce le sue 40 ore settimanali su sei giorni. Si tratta di piccoli passi con cui dare un riconoscimento a chi ci mette nelle condizioni di lavorare meglio». Il tema, però, non riguarda solo la capacità di attrarre e trattenere personale, ma anche il modo in cui le competenze vengono organizzate: e infatti una delle particolarità di Hnh è la presenza di una sede centrale «in cui lavorano circa 90 persone impegnate in attività strategiche a servizio di tutte le strutture del gruppo, così da garantire una forte gestione delle competenze tra il centro e la periferia».

I dati di bilancio confermano che anche questi «piccoli passi» stiano muovendo l’impresa nella direzione giusta. Tra il 2018 e il 2025 i ricavi di Hnh Hospitality sono passati da 21,6 milioni a 117,3 milioni. Parallelamente l’Ebitda è salito da 1,8 milioni (pari al 7,9% del fatturato) a 15,8 milioni (il 13,5%) e l’utile netto da 216 mila euro a 4,3 milioni. E per l’esercizio in corso (che si chiude formalmente a ottobre, ndr.) «puntiamo a raggiungere 139 milioni di ricavi e poco meno di 21 milioni di Ebitda». A sostenere il mercato, segnala Boccato, c’è anche un trend di fondo che il settore sta cavalcando dal post-pandemia: la crescita della spesa in esperienze a scapito magari dei beni materiali.

Sul fronte della crescita futura, Hnh guarda sia all’aggiunta di nuove strutture sia a operazioni di M&A con i competitor: «Cerchiamo di continuare a crescere, acquisendo nuovi alberghi e monitorando opportunità di operazioni più o meno grandi. Ma la nostra crescita dimensionale deve essere sempre accompagnata da un’adeguata struttura organizzativa», precisa Boccato. Ed è proprio qui che si inserisce la partita dell’intelligenza artificiale: «Gran parte dei nostri processi interni, dal call center alle prenotazioni fino al Crm, prevede attività ripetitive e labour intensive. Un’opportunità che dobbiamo sfruttare è quella di aiutarci con la tecnologia: non per ridurre il numero delle persone che lavorano con noi, ma per aumentare la qualità e la quantità del tempo che riusciamo a dedicare ai nostri ospiti».

Nata a partire da un albergo a Jesolo, sulla costa veneziana, Hnh Hospitality conta 19 strutture aperte e altre quattro in apertura. Opera con un approccio asset light, attraverso affitti d’immobile, affitti d’azienda o contratti di management e lavora in modo strutturato con «grandi brand internazionali come Hilton, Ihg, Radisson e Accor». Nel 2017 ha aperto il proprio capitale, che oggi vede quali soci Fondo Italiano d’Investimento ed Eulero Capital. Per quest’anno punta anche a realizzare poco meno di 21 milioni di Ebitda 

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