L’azienda realizza sistemi di processo, stoccaggio e distribuzione di fluidi per le multinazionali del pharma e del biotech. Ha chiuso il 2025 con un balzo dei ricavi di quasi il 30%. Ora lavora al raddoppio degli spazi
Dentro ai serbatoi, alle pompe, alle valvole e agli strumenti che Tecninox installa negli stabilimenti di aziende farmaceutiche e biotecnologiche di tutto il mondo scorrono i liquidi di processo e gli eccipienti con cui vengono realizzate medicine che tutti conosciamo. È lì, in quella rete di acciaio inossidabile progettata e assemblata a Parma, che ha origine una parte della produzione farmaceutica globale. Un dettaglio che rende bene l’idea del tipo di responsabilità che questo settore comporta e su perché operarci richieda competenze che non possono essere improvvisate: «Operiamo in una nicchia, perciò dobbiamo essere altamente specializzati – afferma non a caso il general manager Franco Miglioli –. Non solo: nel farmaceutico e nelle biotecnologie dobbiamo adeguarci a norme e regole che evolvono rapidamente».
Miglioli rappresenta la seconda generazione al timone di Tecninox. L’azienda di Noceto (PR) è nata infatti nel 1979 per mano di Giovanni Miglioli e Vito Bocchi, entrambi provenienti da un’azienda del parmense che produceva impianti per il beverage. «All’inizio – racconta il general manager – importavano dagli Usa e trasformavano componenti destinati all’industria alimentare, farmaceutica e delle biotecnologie». La trasformazione in produttore vero e proprio è avvenuta per gradi: «Nel 1985 abbiamo incorporato una società locale che realizzava serbatoi e quadri elettrici. Dieci anni dopo ne abbiamo integrata un’altra che si dedicava allo sviluppo software e dove oggi lavorano più di 140 persone per sviluppare tutta la parte elettrica e informatica dei nostri impianti».
E così, passo dopo passo, l’azienda parmense si è specializzata in impianti di processo, stoccaggio e distribuzione di fluidi puri, servendo le multinazionali del settore farmaceutico e biotecnologico. «Nel 2005 – prosegue Miglioli – ci siamo trasferiti nella nostra nuova sede, che conta oltre 2.000 metri quadrati di uffici e più di 8.000 metri quadrati di stabilimento produttivo all’interno dei quali realizziamo uno dei passaggi più distintivi per la nostra azienda: il premontaggio degli impianti». Quest’ultimo punto rappresenta il cuore del vantaggio competitivo di Tecninox: «Grazie al trasferimento nella nuova sede, ogni impianto viene completamente assemblato meccanicamente, elettricamente e a livello software nelle nostre officine di Parma, testato e collaudato, poi smontato in moduli, spedito e rimontato in sede».
Un processo di questo tipo richiede una capacità progettuale e un know-how specifici perché gli impianti devono essere concepiti fin dall’inizio per essere smontabili e rimontabili, ma riduce drasticamente i tempi e le criticità nelle fasi finali di installazione presso il cliente. «In pochi riescono sia a costruire gli impianti presso la propria azienda sia a smontarli e portarli ai clienti finali», dice il general manager accennando a come dietro a questo bagaglio di conoscenze ci sia anche il retaggio di una regione come l’Emilia-Romagna che vanta una tradizione nella lavorazione dei metalli e nella meccanica di precisione che si traduce in competenze disponibili sul territorio e in una filiera di fornitura articolata. C’è poi un altro fattore competitivo che per Miglioli fa la differenza: «Non abbiamo prodotti a catalogo perché ogni impianto è progettato su misura in base alle specifiche esigenze del cliente».
I risultati si leggono sui bilanci. Dal 2018 al 2024 i ricavi di Tecninox sono saliti da 22,8 milioni a 49,2 milioni. In parallelo, l’Ebitda è cresciuto da 2,7 milioni (pari all’11,1% del fatturato) a 11,4 milioni (il 22,7%) e l’utile netto si è portato da 1,6 milioni a 8,3 milioni. Il 2025 ha segnato un ulteriore balzo: «Abbiamo riportato un +25-30% in termini di ricavi», dice con orgoglio il general manager. Si tratta di performance che si inseriscono in un settore, quello farmaceutico e biotecnologico, strutturalmente in espansione, ma non immune dalle turbolenze geopolitiche: «Già la guerra scoppiata nel 2022 tra Russia e Ucraina ci aveva costretto a rivedere i nostri piani di espansione verso est. Ora le tensioni in Medio Oriente pongono un problema analogo su un’altra area in cui siamo presenti e in cui continueremo a fornire assistenza ai nostri clienti. Ma vogliamo anche avvicinarci di più agli Stati Uniti, dove valutiamo di aprire un ufficio per gestire meglio la crescente complessità legata alle importazioni».
D’altronde i suoi bilanci consentono all’impresa di pensare a crescere. E non soltanto di “pensare”: «Siamo già al lavoro per raddoppiare i nostri 2.000 metri quadrati di uffici – anticipa Miglioli –: abbiamo ottenuto i permessi e l’obiettivo è quello di concludere i cantieri entro un anno e mezzo». Nel frattempo, dopo alcune esperienze al di fuori dell’impresa di famiglia, è già entrata in azienda la terza generazione «che avrà il compito di traghettare una struttura già consolidata verso un ulteriore salto di dimensioni». Ma oltre ai risultati e alla governance, Tecninox guarda con altrettanta attenzione anche alla crescita del suo numero di dipendenti: «Nei prossimi cinque anni contiamo di inserire nel nostro organico tra le 80 e le 100 persone in più», dichiara Miglioli. Un segnale, forse più di qualsiasi altro, di quanto un’impresa sia fiduciosa di continuare a crescere in maniera sostenibile.