Nel 2025 gli utili del gruppo milanese di ingegneria, attivo anche nel Sud della Francia, hanno raggiunto i 18 milioni. «I timori? In Italia, quando si lavora in subappalto, non esiste una reale garanzia del credito»
Il Pnrr ha spostato il baricentro di Fondamenta Spa. E non in senso figurato. L’azienda milanese, cresciuta per decenni nei cantieri del Nord, ha seguito la nuova mappa degli investimenti pubblici portando sempre più a Sud uomini, macchinari e commesse, fino ad aprire un’unità operativa in Sicilia e a rafforzare la presenza in Puglia e Campania.
Una migrazione industriale che corre sotto la superficie. Fondamenta realizza infatti pali, micropali, diaframmi, tiranti e consolidamenti: le strutture invisibili su cui poggiano strade, ferrovie, metropolitane, ponti e aeroporti. Prima che una grande opera si veda, insomma, qualcuno deve costruirle il terreno sotto i piedi.
La società assume l’attuale denominazione nel 1993, ma la sua storia affonda le radici trent’anni prima, nella Sogefon, attiva fin dagli anni Sessanta nelle opere in sottosuolo. Nel tempo incorpora anche Penati e Titania, altre due imprese storiche delle fondazioni speciali, riunendo in un unico soggetto competenze maturate in decenni di cantieri. Da questa stratificazione industriale prende forma un’azienda che ha trasformato un sapere inizialmente artigianale in una struttura ad alto contenuto ingegneristico.
Nel 2023, a trent’anni dalla costituzione, il gruppo è diventato una società per azioni. La sede direzionale è rimasta nel centro di Milano, in via Turati, mentre a Zibido San Giacomo si trovano officina, magazzino, parco macchine e base operativa. «Il nostro cliente tipo è una società privata o un general contractor impegnato in appalti pubblici», spiega il presidente e Ceo Giulio Borelli. «Realizziamo la parte specialistica e operiamo prevalentemente in subappalto per grandi gruppi, penso ad esempio a Webuild o Impresa Pizzarotti».
La presenza internazionale resta selettiva e si concentra soprattutto nel Sud della Francia e nel Principato di Monaco, dove Fondamenta ha costruito nel tempo una posizione riconoscibile in un mercato ristretto e complesso. Il progetto simbolo è Mareterra, il nuovo quartiere di circa sei ettari ricavato sul mare a Monte Carlo. Il complesso, progettato tra gli altri da Renzo Piano, Denis Valode e Michel Desvigne, poggia su una grande piattaforma di fondazione realizzata da Fondamenta insieme a Sogefon. L’intervento ha richiesto circa 1.100 pali trivellati rivestiti, con diametri fino a 1.800 millimetri e profondità fino a 65 metri, per un totale di circa 39 mila metri lineari.
«Monte Carlo è un mercato molto particolare, nel quale abbiamo imparato a farci conoscere e apprezzare». Altre esperienze internazionali, come alcuni lavori in una centrale nucleare in Slovenia, sono rimaste invece episodiche. Sul fronte nazionale, come anticipato, Il Pnrr ha comportato una progressiva concentrazione delle risorse e dei mezzi al Sud nell’arco degli ultimi anni.
Sul fronte finanziario, i risultati più recenti parlano da soli. Tra il 2018 e il 2024 i ricavi sono passati da 18,8 a 69,2 milioni di euro, con un tasso annuo composto (Cagr) di circa 24,2%. Nello stesso periodo l’Ebitda è cresciuto da 6,4 milioni (con una marginalità del 31,8%) a 15,9 milioni (22,7%), mentre l’utile netto è salito da 4,7 a 8,7 milioni di euro.
La crescita è proseguita nel 2025, chiuso con un fatturato di poco superiore a 90 milioni di euro e un utile ante imposte di 18 milioni. Anche il 2026 è partito in linea con l’esercizio precedente, grazie all’esecuzione di contratti ancora legati alla stagione del Pnrr. I primi segnali di rallentamento, tuttavia, cominciano a emergere.
«Notiamo una flessione della domanda legata al progressivo esaurimento del Piano, ma era prevista. Siamo pronti a misurarci con un mercato più ristretto rispetto a quello degli ultimi anni». La preoccupazione principale, però, non riguarda soltanto il numero di commesse che resteranno dopo il picco degli investimenti, ma la tenuta finanziaria della filiera incaricata di realizzarle.
Già nel 2025 Fondamenta ha dovuto confrontarsi con le difficoltà di alcuni committenti. Borelli cita il caso del nodo ferroviario di Venezia, dove l’appaltatore diretto Rizzani de Eccher ha fatto ricorso prima alla composizione negoziata della crisi e successivamente al concordato. Una vicenda che riporta in superficie uno dei problemi più persistenti delle costruzioni italiane.
«Quando si lavora in subappalto, di fatto, in Italia non esiste una vera garanzia del credito», sottolinea il presidente di Fondamenta. Le imprese specialistiche e i fornitori vengono identificati e autorizzati dalle stazioni appaltanti, ma restano esposti all’eventuale crisi del general contractor. «Le istituzioni appaltanti non vogliono assumersi responsabilità nei confronti dei crediti di chi opera effettivamente in cantiere».
Anche il pagamento diretto da parte della stazione appaltante, secondo Borelli, non costituisce sempre una protezione sufficiente. Il risultato è un paradosso: il soggetto pubblico finanzia l’opera e il subappaltatore la esegue, ma tra i due rimane una zona di incertezza nella quale il credito può bloccarsi. Un rischio particolarmente gravoso per aziende chiamate a investire in macchinari, surezza e personale altamente specializzato. «Prima ancora della fine del traino del Pnrr, il timore è che tornino le storture classiche del mercato italiano».
L’azienda
Le radici del gruppo risalgono agli anni Sessanta con la Sogen, pioniera delle opere in sottosuolo. Nel 1993 l’azienda assume l’attuale nome e, nel tempo, incorpora Penati e Titania, storiche realtà delle fondazioni speciali. Questa stratificazione industriale ha trasformato un sapere inizialmente artigianale in una solida struttura ingegneristica. Nel 2023, a trent’anni dalla nascita, il gruppo diventa Società per Azioni, mantenendo il cuore direzionale a Milano e l’officina logistica con il parco macchine a Zibido San Giacomo