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Costantini (Atlas Filtri): «Le certificazioni aumentano la distanza dalla concorrenza»

L’azienda di Limena specializzata nel trattamento e nella filtrazione dell’acqua è oggi presente in 130 Paesi. Il Presidente: «Abbiamo costruito la crescita entrando nei mercati dove gli altri non avevano ancora investito»

Da produttore di componenti per la filtrazione dell’acqua a gruppo presente in 130 Paesi: Atlas Filtri ha costruito la propria crescita puntando su internazionalizzazione, controllo della filiera e innovazione tecnologica. Alla guida dell’azienda, Daniele Costantini racconta le sfide di un settore destinato a diventare sempre più strategico, tra qualità dell’acqua, certificazioni, managerializzazione e nuovi mercati globali.

Qual è stato il percorso che ha portato Atlas Filtri da produttore di componenti a fornitore di soluzioni per il trattamento dell’acqua?

Atlas Filtri nasce più di cinquant’anni fa come azienda specializzata nella produzione di contenitori e cartucce per la filtrazione dell’acqua in ambito domestico. Nel tempo, però, l’azienda ha ampliato il proprio raggio d’azione, trasformandosi da produttore di componenti a fornitore di soluzioni complete e pronte all’uso per il trattamento dell’acqua. Una svolta importante è arrivata nel 1992, con l’ingresso della mia famiglia, che ha dato una forte spinta sui fronti dell’innovazione e dell’internazionalizzazione. Oggi Atlas Filtri è presente in 130 Paesi perché abbiamo voluto costruire la nostra crescita sullo sviluppo di mercati dove gli altri non avevano ancora investito.

In un mercato presidiato da operatori specializzati, qual è il vostro posizionamento competitivo?

Nel mercato italiano ci sono molte aziende specializzate in particolare su singole applicazioni o nicchie specifiche. Atlas Filtri si è differenziata scegliendo un approccio più ampio e costruendo una gamma molto articolata di prodotti e sistemi. L’esperienza internazionale ci ha obbligato a confrontarci con esigenze molto diverse tra loro, portandoci a approfondire le nostre conoscenze e allargare la nostra offerta. Oggi siamo in grado di lavorare nella filtrazione domestica e in applicazioni più complesse come ospedali, industria e grandi strutture, e possiamo offrire soluzioni che vanno dal punto d’ingresso dell’acqua fino al suo punto d’uso.

Quanto pesa il controllo diretto della filiera nel vostro modello industriale?

Controllare la filiera significa prima di tutto conoscere il prodotto. Per noi presidiare tutte le fasi è un vantaggio decisivo: partiamo dalla materia prima per arrivare al prodotto finito. Questo rappresenta anche uno dei motivi per cui alcune aziende concorrenti scelgono di lavorare con noi; sanno che abbiamo una competenza industriale molto profonda e che possiamo garantire qualità, affidabilità e capacità di innovazione. Credo fermamente che la sfida oggi non sia soltanto tecnica. Credo che sia fondamentale attrarre continuamente nuovi talenti, soprattutto giovani. E credo che il passaggio generazionale che dovremo attraversare debba essere convinto ed appassionato. Un figlio che entra in azienda la deve entire sua, deve avere un interesse autentico per il lavoro che andrà a fare.

Quali leve hanno sostenuto la crescita degli ultimi anni?

La nostra crescita è stata sostenuta principalmente da due fattori: l’espansione internazionale e le acquisizioni di aziende italiane e straniere per rafforzare la capacità produttiva e commerciale. Abbiamo lavorato anche per migliorare l’efficienza dei processi e la redditività, cercando di assorbire l’aumento dei costi della materia prima senza riversarli totalmente sul mercato. Sono convinto che il settore del trattamento acqua sia destinato diventare sempre più strategico e importante nei prossimi anni, insieme a quello della qualità dell’aria, due ambiti centrali per lo sviluppo industriale futuro.

Come affrontate mercati con normative e standard tecnici molto diversi tra loro?

L’ingresso nel mercato americano è stato un passaggio complesso nel nostro percorso di
internazionalizzazione. Abbiamo dovuto adeguare i nostri prodotti agli standard statunitensi con investimenti importanti e un importante lavoro di adattamento. Pur partendo da standard europei molto elevati sul fronte della qualità dell’acqua, ci siamo impegnati per sviluppare nuovi prodotti che rispondessero completamente alle richieste del mercato americano. La stessa capacità di adattamento riguarda anche l’organizzazione commerciale e culturale delle filiali internazionali. Un altro tema che trattiamo molto seriamente è quello delle certificazioni: abbiamo un ufficio dedicato che lavora a stretto contatto con i principali enti certificatori mondiali per garantire ai nostri partner gli standard più elevati e riconosciuti. Il nostro prossimo obiettivo tecnologico riguarda i Pfas e la loro rimozione dall’acqua, un tema caldissimo nel nostro settore e di importanza cruciale per la salute di tutti.

Perché le certificazioni sono diventate un elemento strategico?

Le certificazioni sono sicuramente un adempimento tecnico e normativo, ma sono diventate per noi, nel tempo, uno strumento competitivo che ci permette di aumentare la distanza dalla concorrenza, consolidare la nostra credibilità, renderci più affidabili e attraenti nei mercati internazionali. Nel settore del trattamento acqua, sicurezza e qualità sono elementi essenziali, determinanti, viene da sé che il valore della certificazione diventi parte integrante della nostra strategia industriale.

Il superamento della soglia dei 50 milioni impone una maggiore managerializzazione dell’azienda?

Un’azienda che cambia dimensione deve evolvere anche sul piano organizzativo, e ritengo che sia fondamentale per la sua identità anche mantenersi fedele alle proprie radici. Una delle sfide per cui combattiamo è portare tutta la struttura allo stesso livello di maturità, rendendo comunicazione, processi e responsabilità condivisi in modo uniforme ed efficace. La nostra crescita è stata rapida, veloce, e ha fatto emergere da un lato reparti evoluti, dall’altro reparti che si devono strutturare per fare un salto organizzativo. Guardando al futuro vogliamo costruire un modello ancora più moderno e manageriale, che sia però capace di mantenere lo spirito che ha caratterizzato la nostra storia e la nostra indole, intensa e appassionata.

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