Le turbine di Andritz tornano centrali con l’aumento del fabbisogno energetico. «Più aumenta la quota di fonti intermittenti, più diventa preziosa la capacità dell’idroelettrico», ma in Italia gli investimenti rallentano.
L’Italia era “green” prima ancora che questa parola diventasse di moda. Dalla Valle d’Aosta alle Dolomiti, le centrali idroelettriche hanno accompagnato la prima industrializzazione italiana, trasformando la forza dell’acqua in energia pulita, programmabile e disponibile sul territorio. Ancora oggi queste strutture restano protagoniste della vita economica di moltissime valli e della transizione verde del Paese. Lo sa bene Andtritz Hydro, società con sede a Schio e parte del gruppo austriaco Andtritz AG, le cui radici industriali nel settore risalgono alla fine dell’Ottocento. A oltre 135 anni dalle origini dell’azienda, l’idroelettrico continua a rappresentare una fonte strategica, questa volta per accompagnare il passaggio dai combustibili fossili alle rinnovabili. «La domanda mondiale di elettricità continua a crescere. Allo stesso tempo, la transizione energetica richiede una quota sempre maggiore di fonti rinnovabili e di tecnologie capaci di garantire flessibilità, regolazione e accumulo», spiega Giuseppe Pasqualotto, Cto dell’azienda veneta.
Pasqualotto, perché l’idroelettrico è ancora così importante nella transizione energetica?
Perché è una fonte rinnovabile che, soprattutto negli impianti a bacino e di pompaggio, offre una notevole flessibilità operativa. Fotovoltaico ed eolico dipendono dalla presenza del sole e del vento: possono produrre molto in alcuni momenti e poco in altri, senza seguire necessariamente la domanda. L’idroelettrico può invece aumentare o ridurre rapidamente la potenza immessa in rete. Quando cresce la richiesta di energia o diminuisce la produzione delle altre rinnovabili, le centrali possono intervenire e contribuire a mantenere stabile il sistema elettrico. Più aumenta la quota di fonti intermittenti, più diventa preziosa la capacità dell’idroelettrico di garantire la flessibilità e la stabilità del sistema elettrico.
Siccità e precipitazioni sempre più irregolari non rendono questa fonte meno affidabile?
Il cambiamento climatico modifica la disponibilità e la distribuzione dell’acqua, quindi il problema esiste e va gestito. Gli impianti a bacino, tuttavia, offrono una capacità che le centrali ad acqua fluente non possiedono: possono accumulare la risorsa e gestirne il rilascio. Durante le ore di minore domanda o di elevata disponibilità di energia da altre fonti rinnovabili, gli impianti di pompaggio permettono di riportare l’acqua nei bacini superiori e di utilizzarla successivamente. In presenza di portate elevate, alcuni bacini possono inoltre contribuire a modulare i rilasci.
L’idroelettrico non elimina la siccità ma può contribuire a mitigarne alcuni effetti.In Italia c’è ancora spazio per costruire nuove centrali?
Le maggiori opportunità per la realizzazione di nuovi impianti si concentrano oggi nei mercati asiatici e in alcune economie emergenti. In Europa, invece, la prospettiva più interessante riguarda gli impianti di pompaggio. Nel nostro Paese, come anche in Europa, il potenziale principale è nella riabilitazione delle centrali esistenti. Molte macchine hanno cinquanta o sessanta anni: sostituirle o ammodernarle con tecnologie più efficienti significa ottenere più energia dalla stessa risorsa idrica.
Che cosa sta frenando gli investimenti sul patrimonio idroelettrico italiano?
Il principale punto interrogativo riguarda il quadro futuro delle concessioni idroelettriche e le modalità con cui verranno riassegnate o rinnovate. Le utilities devono conoscere le regole e l’orizzonte entro il quale potranno gestire gli impianti prima di impegnare capitali in interventi che hanno tempi di ritorno lunghi. Finché il quadro rimane incerto, alcune decisioni possono essere rinviate.
I vostri dati nel 2025 mostrano ricavi in calo ma valore della produzione in crescita. Come si spiega?
Le nostre commesse più grandi richiedono normalmente due o tre anni, mentre quelle medio-piccole possono concludersi in un anno o un anno e mezzo. I ricavi dipendono in larga misura dall’avanzamento e dalla contabilizzazione delle commesse e non rappresentano da soli il livello complessivo dell’attività aziendale. Nel 2025 il fatturato su commesse concluse si è attestato intorno ai 25 milioni di euro, mentre il valore della produzione, comprensivo dei lavori in corso ha raggiunto circa 73 milioni di euro, nella media rispetto agli ultimi anni.
Vi aspettate una crescita nei prossimi anni?
Siamo positivi. La domanda mondiale di elettricità continua a crescere, sostenuta dall’elettrificazione dei consumi, dalla crescita industriale e dallo sviluppo dei data center e delle applicazioni di intelligenza artificiale. Parallelamente, la transizione richiede una quota crescente di energie rinnovabili e, quindi maggiore capacità di regolazione e accumulo. Nuovi impianti nei mercati internazionali, pompaggi e riabilitazioni offrono opportunità concrete. In Italia il ruolo dell’idroelettrico è destinato a diventare sempre più strategico alla flessibilità e alla sicurezza del sistema elettrico.