L’azienda di Castelfidardo (AN), guidata dalla famiglia Garofoli, produce porte in legno di fascia alta, usate in progetti come Fondazione Prada e da Moncler. Ha aperto due sedi commerciali negli Emirati e negli Usa
Castelfidardo, nell’entroterra anconetano, è conosciuta soprattutto come la città della fisarmonica, il distretto che tra Otto e Novecento ha reso l’Italia protagonista mondiale nella costruzione di questo strumento. Meno nota, ma altrettanto radicata nel tessuto industriale locale, è la vocazione che negli stessi capannoni ha trovato spazio a partire dalla fine degli anni Sessanta del secolo scorso: quella della lavorazione del legno applicata alla produzione di porte per interni. È in questo contesto che opera Garofoli, l’azienda che dal 1968 realizza porte oggi installate, tra gli altri, negli spazi della Fondazione Prada a Milano e nei lounge Alitalia degli aeroporti di Roma e Milano.
La storia dell’azienda comincia quando Fernando Garofoli avvia un’attività di lavorazione del legno dedicata a cornici per quadri, mobili e subfornitura di ante per cucine componibili. È negli anni Ottanta, quando la diffusione della plastica erode il mercato degli articoli casalinghi in legno di molte aziende della zona, che l’imprenditore decide di dar vita a un prodotto e a un marchio propri, dedicandosi alla produzione di porte e industrializzando un lavoro fino ad allora rimasto prevalentemente artigianale. Nel 1984 nasce la collezione Classica, interamente in legno massiccio, seguita negli anni Novanta dalla collezione Mirabilia, che diventerà una delle più imitate dalla concorrenza.
Tra il 2002 e il 2003 viene fondata Gidea, società che affianca Garofoli e si specializza nella produzione di porte rivestite in laminato, pensate per una fascia di pubblico più giovane e un budget più contenuto. Le due realtà confluiranno presto in Garofoli Group, tuttora guidato dal fondatore insieme ai figli: Giusy, Giuliana, Giacomo e Gianluca, che siede anche nel consiglio direttivo di FederlegnoArredo come consigliere incaricato per il gruppo Porte. Il complesso industriale si trova ancora a Castelfidardo, dove tre stabilimenti occupano complessivamente circa 120 mila metri quadrati: da qui escono ogni anno oltre 200 mila porte, declinate in circa 400 modelli personalizzabili per materiali, colori e finiture, a cui si affiancano cabine armadio, boiserie e parquet.
Negli ultimi anni l’azienda ha affiancato alla produzione anche un investimento sulla propria sede: i nuovi headquarter di Castelfidardo ospitano, oltre agli uffici, anche l’Accademia Garofoli, uno spazio dedicato alla formazione di rivenditori, progettisti e tecnici del settore, e un museo interno che raccoglie i macchinari storici usati dal fondatore per trasformare la lavorazione della porta da mestiere artigianale a processo industriale. Un impegno che si inserisce in un contesto di mercato non semplice: il comparto delle porte e delle finestre in legno, secondo i dati del Centro Studi FederlegnoArredo, ha chiuso il 2025 con un fatturato alla produzione di poco meno di 3,8 miliardi, in leggero calo (-0,5%) rispetto all’anno precedente, dentro una filiera del legno-arredo che nel complesso ha toccato i 52,2 miliardi, trainata soprattutto dal mercato interno.
Il segmento di Garofoli, in particolare, assorbe il 93% della produzione sul mercato italiano e ha risentito del progressivo ridimensionamento degli incentivi fiscali legati alle ristrutturazioni edilizie, mentre le esportazioni sono cresciute dell’8%, sfiorando i 260 milioni. È in questo contesto, fatto di una domanda interna in flessione e di un export ancora minoritario nei bilanci del settore, che si inseriscono i numeri di Garofoli. Tra il 2018 e il 2024 il fatturato dell’azienda è passato da 34,2 milioni a 42,1 milioni. In parallelo, l’Ebitda è progressivamente salito da 1,7 milioni (con un peso sui ricavi del 4,7%) a 4,5 milioni (il 10,2%) e l’utile netto è cresciuto da circa 336 mila euro a 2 milioni. Nello stesso periodo Gidea, l’altra società del Gruppo Garofoli, ha visto il proprio fatturato passare da 22,9 milioni a 24,2 milioni, l’Ebitda da 1 milione a 1,4 milioni e l’utile netto da 446 mila euro a 1,2 milioni.
Sul fronte estero, che oggi pesa circa il 15% dei ricavi, l’azienda può contare su una rete di distribuzione di 250 punti vendita, a cui si aggiungono oltre 500 negozi in Italia. In particolare, nel 2024 il gruppo ha aperto due nuove sedi commerciali a Miami e a Dubai, scommettendo sui mercati in cui il marchio del design italiano continua a generare interesse. Una scelta che si accompagna a un posizionamento preciso: il mercato, raccontava l’amministratore delegato e direttore generale Gianluca Garofoli a Quotidiano Nazionale, vive oggi «due tendenze agli antipodi», tra una parte di clientela orientata alla qualità e un’altra rivolta al fast-furniture. L’azienda ha scelto di presidiare la prima, puntando sui materiali certificati e non sui volumi.
Ad affiancare il mercato residenziale, rallentato dalla fine della stagione dei bonus edilizi, è il segmento contract, che negli ultimi anni ha visto Garofoli coinvolta in cantieri di un certo rilievo: dalla nuova sede di Moncler a quella di Mondadori a Milano, fino agli uffici di Amazon nel capoluogo lombardo e al complesso dei Giardini d’Inverno. Resta da capire quanto la crescita sui mercati esteri riuscirà a compensare il rallentamento della domanda interna, in un settore dove la concorrenza tra produttori italiani resta ampia e dove pesano i costi delle materie prime lignee. Per un’azienda che ha attraversato la transizione dal lavoro artigianale a quello industriale restando sempre in mano alla stessa famiglia, con una seconda generazione già alla guida, la sfida dei prossimi anni sarà tenere insieme l’espansione internazionale con la cura del dettaglio su cui ha costruito la propria reputazione nel segmento più alto del mercato.
Nata nel 1968 a Castelfidardo (AN) per iniziativa di Fernando Garofoli, l’azienda produceva inizialmente cornici e ante per cucine componibili. Negli anni Ottanta avvia la produzione di porte per interni, industrializzando una lavorazione fino ad allora artigianale. Nei primi anni Duemila nasce Garofoli Group, che comprende anche Gidea, specializzata nelle porte rivestite in laminato. Guidato dal fondatore e dai figli Gianluca, Giacomo, Giusy e Giuliana, realizza oltre 200 mila porte all’anno, distribuite anche in 250 punti vendita all’estero.