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San Marco Group cresce con l’estero. «Non dobbiamo essere ovunque ma dove il made in Italy è distintivo»

Il presidente e amministratore delegato dell’azienda di pitture e vernici, Pietro Geremia: «Ora priorità chiare: integrazione delle acquisizioni, aumento delle quote di mercato, innovazione e rafforzamento nei Paesi chiave»

A febbraio, davanti al Tribunale di Forlì, San Marco Group si è aggiudicato all’asta Oikos, storico marchio romagnolo delle finiture decorative, finito in procedura giudiziaria dopo anni di difficoltà. L’episodio può aiutare a capire il modo in cui il Gruppo guarda alle acquisizioni: strategiche per alimentare la crescita dimensionale, ma anche una garanzia di tutela di eccellenze della manifattura tricolore. Il 23 marzo è poi arrivata la nona acquisizione della storia del Gruppo: quella di Borma Wachs, azienda veneta delle vernici per legno. Veneta come lo è proprio San Marco Group: d’altronde, spiega il suo presidente e amministratore delegato Pietro Geremia, «il nostro è un percorso di continua evoluzione, fondato sulla capacità di proiettarci in una dimensione internazionale anticipando i cambiamenti del mercato e senza mai perdere di vista le radici».

E allora riavvolgiamo il nastro e torniamo alle radici. San Marco Group nasce nel 1937 a Treviso, quando Pietro Tamburini apre un magazzino per la vendita di polveri e materie prime per la verniciatura. Nel 1962 la figlia Alessandrina, tra le prime donne a laurearsi in Scienze economiche e commerciali a Ca’ Foscari, fonda il Colorificio San Marco e poi trasferisce la produzione a Marcon, nel veneziano, dove tuttora si trova la sede centrale del Gruppo. L’azienda arriva nelle mani di Pietro Geremia nel 2021, quando prende il timone dal padre Federico: in mezzo, una serie di intuizioni e passaggi tra i quali l’attuale presidente e amministratore delegato ricorda «prima la transizione da azienda familiare a realtà manageriale strutturata e aperta all’innovazione e poi, negli anni Novanta, l’apertura al mercato estero messa in atto con la prima acquisizione».

Oggi il Gruppo conta nove società produttive e commerciali, filiali dirette in Germania, Norvegia e Stati Uniti e un portafoglio che comprende, oltre al marchio San Marco, anche Novacolor, Abc, Eurobeton, Eurocolori, Tjæralin e Volimea. Non a caso, sottolinea Geremia, «un’altra pietra miliare è rappresentata dall’adozione di una strategia multi-brand: non ci siamo limitati a far crescere un solo marchio, ma abbiamo costruito un ampio portafoglio al fine di presidiare nicchie e canali differenti». Elemento quest’ultimo che si intreccia con la serie di acquisizioni messe a segno sia nel nostro Paese che all’estero: «Il nostro percorso di M&A, rivolto verso le nicchie di mercato, ci ha portato a finalizzare 11 operazioni, tutte tese a posizionare i nostri marchi nei segmenti del lusso e dell’interior design, intercettando un pubblico sensibile verso la qualità e il saper fare del made in Italy».

E così, tra il 2018 e il 2025, San Marco Group ha visto i ricavi crescere da 75 milioni a 127,3 milioni, con un Ebitda passato da 13,4 milioni (pari al 17,8% del fatturato) a oltre 30 milioni (il 23,6%) e un utile netto aumentato da 4,5 milioni a 17,1 milioni. Per il presidente e amministratore delegato la traiettoria riflette più fattori concomitanti: «Vi hanno contribuito le operazioni di M&A: negli ultimi sei anni abbiamo acquisito quote di mercato, rafforzando la nostra presenza e rendendola capillare su aree ad alto potenziale di crescita. Ma la componente di maggior rilievo è strutturale: deriva da una crescente disciplina industriale, da una progressiva digitalizzazione dei processi e da un miglioramento costante della qualità del mix prodotto e cliente». Tra le leve che cita Geremia figurano «l’implementazione del Crm» e «l’introduzione di nuovi software di gestione delle linee di produzione e per la logistica», insieme a investimenti «sul miglioramento degli impianti, anche in chiave di rispetto per l’ambiente».

Quest’ultimo capitolo, quello dell’attenzione all’ambiente, per San Marco Group rientra nel più ampio cappello della sostenibilità, versante su cui l’impresa ha dimostrato un impegno duraturo. Non c’è “solo” la trasformazione formale a Società Benefit del 2024 o la Medaglia Platinum Ecovadis del 2025, anno di cui Geremia sottolinea soprattutto gli sforzi «nel potenziamento dell’energia fotovoltaica e nella sempre più stringente valutazione dei fornitori». Sul fronte della governance, per esempio, il gruppo ha strutturato un Consiglio di Amministrazione composto dal presidente e da otto membri, «quattro della famiglia e quattro indipendenti»: «Il primo consigliere esterno è stato nominato nel 2003 e da allora il board si è via via allargato per comprendere una maggiore varietà di competenze». Nel 2015, con la consulenza di Teha, sono poi stati elaborati i Patti di Famiglia, «un documento aggiornato periodicamente che regola la convivenza tra dinamiche familiari e gestione».

Una struttura più che mai necessaria a San Marco Group per attraversare un percorso di crescita che le ha permesso di incarnare un modello di «multinazionale tascabile, che unisce la forza, la capacità di investimento e l’innovazione tecnologica di un grande gruppo alla flessibilità, alla reattività e all’adattamento tipici delle aziende italiane», come dice lo stesso Geremia. Un equilibrio che si riflette anche nella lettura dell’espansione estera: «Non è solo un motore di accelerazione: rientra in un progetto ponderato e teso a raggiungere nicchie di mercato in grado di apprezzare la qualità, l’innovazione e il know-how italiani. Il nostro obiettivo non è essere presenti ovunque, ma costruire una presenza solida nei mercati in cui il made in Italy è un elemento distintivo». In questo senso, lo scorso anno il Gruppo ha aperto la filiale francese e sviluppato quelle già attive in Norvegia e Usa ed è entrato in Germania con l’acquisizione di Volimea (ora San Marco Coatings Deutschland Gmbh).

Guardando in avanti, le priorità per Geremia sono «chiare» e riguardano tanto il consolidamento quanto lo sviluppo: «Vogliamo consolidare le recenti acquisizioni e crescere in termini di quote di mercato. Intendiamo continuare a investire in innovazione di prodotto, materie prime alternative e tecnologie digitali e rafforzare la presenza nei Paesi chiave». E se le sfide macroeconomiche non mancano, la risposta di San Marco Group «si concentra sull’evoluzione interna di progetti chiave», a partire dall’evoluzione dell’architettura di brand: «L’obiettivo è massimizzare le performance di sell-out attraverso il consolidamento dell’identità di marca e la cura di una relazione basata su fiducia e valore reciproco. Puntiamo inoltre a sviluppare ulteriormente il canale contract e progettuale. Il tutto – conclude Geremia – continuando a lavorare con una prospettiva di lungo periodo».

Nata nel 1937 a Treviso come magazzino di materie prime per la verniciatura, l’azienda deve il nome al Colorificio San Marco, fondato nel 1962 da Alessandrina Tamburini, che trasferisce la produzione a Marcon (VE), ancora oggi sede del Gruppo. Guidata dal 2021 da Pietro Geremia, rappresentante assieme alle sorelle della quarta generazione, ha costruito un portafoglio multi-brand e chiuso nove acquisizioni, portando i ricavi da 75 a 127,3 milioni tra il 2018 e il 2025, con un utile netto salito a 17,1 milioni.

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