L’azienda emiliana è attiva da sessant’anni nelle tecnologie domestiche per il comfort climatico ed energetico. Dal 2018 al 2024 il fatturato è passato da 202 a 261 milioni, con il picco dei 400 milioni nel 2022
Immergas ha trascorso sessant’anni a inseguire il clima dentro le case. Prima il gas, poi la condensazione, quindi le pompe di calore e i sistemi ibridi: la traiettoria dell’azienda reggiana coincide quasi perfettamente con quella del riscaldamento domestico italiano, passato dalle stufe del dopoguerra a impianti sempre più efficienti e connessi. Una metamorfosi industriale entrata, nel tempo, in milioni di abitazioni.
La storia del gruppo comincia nel 1964, nel pieno del boom economico. Romano Amadei, Gianni Biacchi e Giuseppe Carra aprono una piccola officina a Brescello, in provincia di Reggio Emilia, che pochi anni prima aveva fatto da sfondo alle contese tra Peppone e don Camillo. Il primo apparecchio, una stufa-caldaia a gas, arriva nel 1965. Due anni dopo viene depositato il primo brevetto. È il passaggio dall’intuizione artigianale a una crescita industriale legata a una delle grandi trasformazioni del Paese: la metanizzazione.
Negli anni Settanta, mentre la rete del gas si allarga nel Nord Italia, Immergas sviluppa caldaie a basamento della serie Ncx Mb e le prime murali in rame Rg. Il prodotto segue il tubo: più il metano entra nelle città e nei piccoli centri, più il riscaldamento autonomo diventa un elemento ordinario della casa moderna. Negli anni Ottanta arrivano Avio, una murale compatta con accumulo integrato, ed Eolo, a camera stagna. Il comfort comincia a essere misurato anche in termini di sicurezza, ingombro e continuità del servizio.
Il mercato italiano, però, smette presto di essere sufficiente. Negli anni Novanta Immergas apre sedi commerciali in Spagna, nel 1994, e in Polonia, nel 1996, per poi spingersi in Turchia e in altri mercati europei. Nel 1997 viene venduta la milionesima caldaia. È il segnale che l’impresa di Brescello ha superato la dimensione nazionale e sta costruendo una rete capace di adattare prodotti e assistenza a climi e normative differenti.
L’internazionalizzazione prende forma industriale nel 2008, con l’apertura dello stabilimento di Poprad, in Slovacchia. Nel 2019 si aggiunge la fabbrica di Changzhou, dedicata alla Cina. Il gruppo Immerfin è oggi presente in circa 50 Paesi, con 13 società in Europa e due in Asia, oltre mille dipendenti nel mondo e una base produttiva ancorata a Brescello. Nello stabilimento principale, esteso su oltre 50 mila metri quadrati, vengono progettati e realizzati circa 130 modelli, mentre il totale delle caldaie installate nel mondo si avvicina ai dieci milioni.
La crescita non si è limitata alle linee produttive. Nel 2003 arriva il sito internet, l’anno successivo nasce il Caius Club per formare installatori e professionisti. Nel 2010 viene inaugurata Domus Technica, centro dedicato alle tecnologie e alle normative del settore, e prende forma Immerenergy, la divisione per il fotovoltaico e le fonti rinnovabili. Nel 2018 apre il Laboratorium, struttura di ricerca e sviluppo destinata a prove e certificazioni. La fabbrica si dota così anche di un’infrastruttura di conoscenza: progettare l’apparecchio non basta, occorre formare chi lo installa.
Il 12 dicembre 2017 questa architettura industriale viene colpita dall’esondazione dell’Enza. L’acqua invade l’area di Brescello e provoca danni rilevanti agli impianti. Immergas riparte senza interrompere il percorso di investimento, trasformando una crisi materiale in una prova di tenuta organizzativa. Negli anni successivi il baricentro tecnologico si sposta ancora: dalla caldaia tradizionale alla condensazione, quindi verso pompe di calore, soluzioni ibride e sistemi interamente elettrici.
I risultati sul piano economico danno ragione al percorso intrapreso. Dal 2018 al 2024 i ricavi sono passati da 202 a 261 milioni di euro, con un tasso annuo composto (Cagr) del 4,3%, con un picco di 419 milioni raggiunto nel 2022. Nello stesso periodo l’Ebitda è salito da 17 a 37,3 milioni di euro, con un margine passato dall’8,4% al 14,3%. Parallelamente, l’utile netto è balzato da 12 milioni di euro a 27,7 milioni di euro.
Nel 2025 il gruppo ha registrato un lieve rallentamento: i ricavi sono scesi a 241,5 milioni di euro (-7,4%), l’Ebitda è diminuito a 33,6 milioni, con un margine in lieve flessione al 13,9%, mentre l’utile netto si è attestato a 24 milioni di euro, confermandosi comunque su livelli elevati rispetto alla media storica.
Oggi il catalogo copre gran parte del comfort climatico residenziale: caldaie, pompe di calore aria-acqua, climatizzatori, solare termico, fotovoltaico e dispositivi di regolazione. La linea Magis concentra la spinta sull’elettrificazione, mentre Victrix Hybrid combina pompa di calore e caldaia a condensazione, soluzione adatta alla sostituzione degli impianti esistenti, dove l’abbandono immediato del gas non è sempre praticabile.
È qui che la storia di Immergas si fa meno lineare e più interessante. La società nata per accompagnare la diffusione del metano deve ora prepararsi a un sistema energetico che punta a ridurne il peso. Lo fa senza rinnegare il proprio patrimonio industriale, ma affiancandogli nuove tecnologie. Il progetto HyPowered, avviato nel 2022, lavora su caldaie compatibili con miscele di metano e idrogeno; i sistemi ibridi affidano invece all’elettronica la scelta della fonte più conveniente. Non si tratta più soltanto di produrre calore, ma di governare un equilibrio tra consumi, emissioni, costo dell’energia e caratteristiche dell’edificio.
L’azienda
Tutto comincia nel 1964 a Brescello, dall’intuizione di Romano Amadei, Gianni Biacchi e Giuseppe Carra. Dal primo apparecchio a gas del 1965 e dal brevetto del1967, l’impresa cresce insieme alla metanizzazione dell’Italia, lanciando negli anni ’80 modelli iconici come Avio ed Eolo. Negli anni ’90 parte l’espansione estera, coronata dal milione di apparecchi venduti nel 1997 e dall’apertura di stabilimenti in Slovacchia e Cina. Oggi, la manifattura emiliana conta quasi 10 milioni di impianti diffusi in tutto il mondo.