L’azienda campana è specializzata in alluminio e accessori nel mercato B2B dei serramentisti. Dopo il picco seguito al covid e ai bonus edilizi e «l’anno zero del 2024», ha investito 20 milioni in automazione e digitalizzazione
Nel 1886, quando John Pemberton propose la sua nuova bibita gassata ai farmacisti di Atlanta, la risposta di questi ultimi non fu calorosa. Ciononostante, la Jacobs’ Pharmacy cominciò a venderla come tonico contro il mal di testa e la stanchezza: ogni bicchiere costava cinque centesimi. Pemberton morì due anni dopo, senza aver mai immaginato il successo futuro del suo prodotto. Oggi invece quella bibita, il cui nome è diventato Coca-Cola, è tra i marchi più riconoscibili al mondo. Cosa ha fatto la differenza? La costanza di chi è venuto dopo, ossia la capacità di andare avanti nonostante tutto.
È questa la storia di Giuseppe Colantonio, Ceo di Colma, quando descrive la propria filosofia imprenditoriale: «Quale imprenditore non rischia e magari sbaglia? Ciò che ha fatto la differenza nel nostro percorso è stato anzitutto il sacrificio: quello che ci fa lavorare con un impegno costante. Ci vuole poi coraggio per affrontare le avversità e prendere scelte diverse. E serve sempre anche un pizzico di fortuna, soprattutto nel trovare una squadra di persone che sposa il progetto dell’azienda. La cosa che conta non è essere perfetti: può capitare di non esserlo. Ma essere sempre migliori, quello sì».
Colma nasce nel 1993 come Snc nella commercializzazione di alluminio e accessori per il settore dei serramenti nel cuore di un’area (quella vesuviana, tra Napoli e Caserta) che dell’edilizia e dei suoi indotti ha sempre fatto un asse economico rilevante. Diventata società di capitali nel 2003, oggi conta 132 dipendenti, 15 agenti monomandatari e circa 30 mila metri quadrati di siti produttivi. «In parallelo si è evoluta anche la nostra struttura, che non è più quella di un semplice grossista: abbiamo integrato la logistica con camion di proprietà capaci di coprire tutto il territorio nazionale e sviluppato reparti interni in grado di coprire un ampio ventaglio di lavorazioni», spiega il Ceo.
Ora i reparti interni di Colma si sono dotati della verniciatura e della sublimazione dei profili in alluminio, di impianti per la lavorazione delle lamiere e la curvatura dei profili, ma anche la produzione di serramenti conto terzi, il tutto garantito da certificazioni. «Abbiamo scelto di focalizzarci sul cliente: la nostra chiave – aggiunge Colantonio – è quella di intercettare i suoi bisogni e i suoi problemi e farli nostri». Questo ha richiesto anche una riflessione profonda sull’organizzazione aziendale stessa: «Cerchiamo ancora di mantenere un carattere familiare, ma abbiamo già da tempo capito che avevamo bisogno di dirigenti e apicali e per questo abbiamo investito sulla nostra struttura».
Un’intuizione ante tempus che si è rivelata utile anche per attraversare le violente oscillazioni che ha vissuto negli ultimi anni il mercato di riferimento, quello dei serramentisti e dell’edilizia residenziale e commerciale. Come è noto, il ciclo dei bonus edilizi ha gonfiato la domanda tra il 2020 e il 2022, generando un picco di fatturato e marginalità che non poteva essere strutturale. Il 2024, con il blocco della cessione del credito di febbraio, ha segnato quello che Colantonio chiama un «ritorno alle origini»: «Per noi ha rappresentato una sorta di anno zero. Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo ricominciato a lavorare all’interno delle normali regole del mercato».
I bilanci dell’azienda campana raccontano in numeri questa stessa storia. Tra il 2018 e il 2024 i ricavi sono saliti da 22,5 a 33,4 milioni, con un picco di 42,4 milioni nel 2022. Parallelamente l’Ebitda è passato da 1,4 milioni (con un peso sul fatturato del 6,2%) a 2,3 milioni (6,6%) e l’utile netto da circa 450 mila euro a 1,3 milioni. «Sono numeri che rispecchiano perfettamente il momento storico: le chiusure legate alla pandemia, lo shortage e il conseguente aumento dei prezzi del 2021, l’impennata della domanda e l’arrivo dei diversi bonus edilizi, di cui si stanno raccogliendo ora i controeffetti negativi».
Il 2025 ha confermato la fase, «con una marginalità attorno al 5-6%, ma la soddisfazione di un’impresa ancora in utile».
Ma, lo si accennava, la parola d’ordine di Colma e del suo Ceo è «costanza»: perciò l’azienda ha scelto di investire e «utilizzando il credito d’imposta per il Mezzogiorno abbiamo messo e stiamo mettendo a terra oltre 20 milioni per trasformare gli impianti e spingere su digitalizzazione e automazione». E così, mentre il centro operativo dell’azienda si è progressivamente spostato verso Teverola, in provincia di Caserta, tra gli investimenti più significativi c’è stato Giano, magazzino automatizzato dedicato agli accessori per serramenti, presentato nel settembre del 2022. Il nome richiama il dio romano che presiede agli inizi e alle soglie e perciò guarda contemporaneamente al passato e al futuro.
Sul fronte commerciale, Colma ha fin qui operato prevalentemente nel Centro-Sud: il prossimo obiettivo è il «mercato del Nord Italia, attraverso la ricerca di partnership con rivenditori locali». Un obiettivo che implica anche un lavoro sulla brand awareness, affidato al responsabile marketing Vincenzo Frulio: «Operiamo nel B2B, quindi non è semplice far sentire il marchio – dice – ma è ciò che dobbiamo fare, anche tramite la partecipazione a fiere, dove si concentrano fornitori e clienti strategici». L’orizzonte dei prossimi anni considera anche possibili acquisizioni. Colantonio guarda a operatori della filiera, tipicamente fornitori, che non riescono a garantire la continuità aziendale: «Parliamo di un’integrazione verticale», dice. Colma si muove in questa direzione con la cautela di chi conosce i cicli del mercato edilizio e ha già attraversato più di una turbolenza: con la consapevolezza, come dice il suo fondatore, che non conta essere sempre perfetti, ma essere ogni volta migliori.
L’azienda
Fondata nel 1993 a Torre del Greco (NA) come Snc per la commercializzazione di alluminio e accessori per serramenti, Colma è diventata società di capitali nel 2003 e ha via via integrato le fasi di produzione (per «coprire un ampio ventaglio di lavorazioni») e di logistica («con camion di proprietà capaci di coprire tutto il territorio nazionale»). Oggi conta 132 dipendenti, 15 agenti monomandatari e circa 30 mila metri quadrati di spazi operativi. L’orizzonte dei prossimi anni considera anche la possibilità «di un’integrazione verticale».