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Navalimpianti sale a bordo dei giganti del mare. La sfida? «Industrializzare il “su misura”»

Nata nel 1971 nell’entroterra ligure, l’azienda familiare lavora in collina per armatori internazionali. L’ Ad Olivieri Strinasacchi: «Il nostro vantaggio è unire ingegneria, flessibilità e saper fare artigiano»

Possono le navi essere costruite in montagna? Nel caso di Navalimpianti-Navim Group la risposta è sì. La sede dell’azienda è a Ceranesi, nell’entroterra genovese, sulla strada che porta al Santuario della Guardia, caro ai genovesi ma lontano dai grandi porti e dall’immaginario classico della cantieristica navale. Eppure lì, dal 1971, nasce una delle realtà italiane più specializzate nell’impiantistica di bordo. A raccontarla è l’amministratore delegato Federico Olivieri Strinasacchi.

Navalimpianti è una realtà di nicchia, molto legata alla cantieristica e con una forte impronta ingegneristica. Da dove nasce l’azienda?

Navalimpianti nasce nel 1971 dall’unione di due imprese familiari. Da un lato c’era la Garattini, una piccola società di riparazioni navali attiva nel porto di Genova e guidata da mio nonno Lorenzo; dall’altro, l’agenzia genovese della Gallieni Viganò e Marazza, storica azienda milanese specializzata in fontane ornamentali e impianti idraulici. L’incontro tra queste due competenze ha dato origine a una realtà dedicata all’installazione e al montaggio di impianti idraulici a bordo delle navi in costruzione, con una forte specializzazione tecnica e una vocazione ingegneristica che nel tempo è diventata il nostro tratto distintivo.

Come si è sviluppata la convivenza tra le due famiglie fondatrici?

Direi positivamente, visto che continua ancora oggi. Navalimpianti è rimasta una realtà bifamiliare: le due famiglie fondatrici detengono quote sostanzialmente equivalenti, affiancate da alcuni soci minori. È un equilibrio delicato e molto importante. Con il tempo si capisce che il successo di un’azienda non dipende solo dal prodotto, dalle quote di mercato o dal fatturato, ma spesso anche dagli assetti interni. Per questo il rapporto tra soci va coltivato con grande attenzione: è un vero e proprio asset, un patrimonio da preservare, perché la stabilità della governance incide direttamente sulla capacità dell’impresa di crescere e affrontare le fasi più complesse.

Una particolarità di Navalimpianti è la sede: un’azienda navale nata e cresciuta lontano dal mare. Che cosa significa lavorare da Ceranesi?

La nostra sede principale si trova a Ceranesi, sulla strada che porta al Santuario della Guardia. Non è certo il luogo in cui ci si aspetterebbe di trovare un’azienda navale, e infatti clienti e fornitori stranieri spesso restano sorpresi quando vedono la strada salire verso la collina! Eppure è lì che siamo cresciuti: dal 1973 abbiamo costruito in quel contesto la nostra identità industriale, dimostrando che la specializzazione e la capacità tecnica possono svilupparsi anche fuori dai luoghi più prevedibili.

Dopo il Covid il mercato navale ha mostrato una forte ripresa. Quale fase sta attraversando oggi il settore?

Il settore navale sta vivendo una fase molto positiva. La crescita era già iniziata tra il 2017 e il
2018, poi il Covid ha determinato una battuta d’arresto, più che un vero arretramento, e
successivamente il mercato è ripartito con grande forza. Oggi la domanda è sostenuta in
quasi tutti i segmenti: yacht, megayacht, navi da crociera, unità specialistiche e navi militari.
Per un’impresa come la nostra, avere un portafoglio ordini solido significa partire da una
base importante: il lavoro va poi eseguito bene, rispettando tempi, qualità e complessità
tecniche, ma la presenza di una domanda così ampia rappresenta certamente un elemento
di stabilità, con effetti positivi anzitutto sulla pianificazione del lavoro.

In un mercato popolato anche da gruppi di dimensioni maggiori, qual è il vostro elemento competitivo?

Navalimpianti ha una posizione particolare. Siamo nati come società di installazione, quindi con una forte componente di manodopera specializzata, e poi abbiamo progressivamente virato verso la progettazione e l’ingegneria degli impianti. Questo ci permette di essere molto flessibili. Realizziamo otto linee di prodotto, tutte completamente custom: non abbiamo impianti standard né prodotti a magazzino, ma lavoriamo esclusivamente su commessa. Ogni impianto è diverso dall’altro e viene costruito sulle esigenze specifiche della nave e del cliente. Molti competitor sono più grandi di noi, ma spesso non offrono lo stesso livello di supporto tecnico: noi seguiamo il cliente day by day, dalla progettazione all’installazione, fino al commissioning, all’assistenza e al post-vendita.

La definizione di «super artigiani» descrive correttamente il vostro modello?

La considero una definizione lusinghiera, oltre che molto appropriata. Nel nostro lavoro la personalizzazione è centrale: servono competenze industriali, capacità ingegneristiche e processi strutturati, ma anche quella cura tipica dell’artigianato evoluto, in cui ogni progetto richiede attenzione specifica, adattamento e capacità di trovare soluzioni non standard. È proprio in questa combinazione tra competenza tecnica e flessibilità che si colloca la nostra forza.

Come si concilia un prodotto altamente personalizzato con l’organizzazione di un’impresa industriale?

Siamo certamente in una fase di transizione. La crescita degli ultimi anni è stata molto rilevante e più rapida rispetto ai ritmi a cui eravamo abituati. Per ragioni legate sia al ricambio generazionale sia al cambiamento della cantieristica negli ultimi quindici anni, stiamo lavorando per rendere l’organizzazione più strutturata, matura e industriale. Puntiamo molto sui giovani: il ricambio generazionale ci sta dando soddisfazioni, pur con gli inevitabili errori che accompagnano ogni percorso di crescita. L’obiettivo è costruire un assetto organizzativo più solido senza perdere lo spirito familiare, perché senza quel tratto identitario il meccanismo rischierebbe di perdere una parte essenziale della propria efficacia.

Quali sono oggi i principali mercati e clienti di Navalimpianti?

Abbiamo due principali linee di clientela. Lavoriamo anzitutto con i cantieri navali nella fase di new building, cioè durante la costruzione di nuove navi. La seconda è costituita dagli armatori, che seguiamo nell’after-sales: manutenzioni, ricambi, assistenza e interventi sugli impianti una volta che la nave è operativa. Il nostro principale cliente resta Fincantieri, ma lavoriamo molto bene anche con altri cantieri italiani ed europei. Negli ultimi anni abbiamo rafforzato la presenza all’estero, in particolare in Francia e in Canada. Sul fronte armatoriale, essendo molto presenti nel settore cruise, i clienti sono prevalentemente americani.

Quanto pesa la negoziazione del prezzo in un settore così specialistico?

La negoziazione pesa molto, più di quanto si possa immaginare dall’esterno. Si cerca ovviamente un equilibrio numerico fra il budget del costruttore e le nostre necessità. Nel caso delle navi da crociera, in particolare, alle aziende è richiesto di essere altamente competitive. Di per sé, la nostra attività non produce marginalità elevate in fase di nuova costruzione, mentre una maggiore soddisfazione economica può arrivare dal post-vendita, dove il valore del servizio, della tempestività e della competenza tecnica viene riconosciuto in modo più evidente.

Come si gestiscono commesse lunghe in una fase caratterizzata da forti oscillazioni dei costi delle materie prime?

È sicuramente una delle attenzioni principali. Durante il Covid abbiamo visto quanto l’aumento dei materiali possa incidere su commesse che, nel nostro caso, non durano mai meno di un anno e mezzo e, quando riguardano serie di navi, possono estendersi su orizzonti ancora più lunghi. Per affrontare questi rischi servono prudenza finanziaria e capacità di accantonare risorse nei momenti positivi. È un principio semplice ma decisivo: avere margini messi a riserva permette di affrontare le fasi difficili senza compromettere la continuità aziendale. Accanto a questo conta molto il rapporto con clienti e fornitori. Un dialogo trasparente consente di gestire le contingenze, chiedere e offrire collaborazione quando le condizioni cambiano e trovare soluzioni sostenibili per tutte le parti coinvolte.

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