L’azienda veneta proprietaria del marchio Cmp, guidata dall’amministratore delegato Fabio Campagnolo, ha chiuso il 2024 con 213,7 milioni di ricavi e un Ebitda superiore ai 40 milioni. «La solidità finanziaria sostiene la crescita organica tra nuovi negozi e mercati europei»
Dopo il boom dell’outdoor registrato negli anni successivi alla pandemia, il settore ha vissuto una fase di normalizzazione che ha messo sotto pressione molti operatori. F.lli Campagnolo, l’azienda veneta proprietaria del marchio Cmp, ha affrontato questo passaggio mantenendo elevata redditività e solidità finanziaria. Nel 2024 il gruppo ha registrato ricavi per 213,7 milioni di euro, un Ebitda superiore ai 40 milioni e una posizione finanziaria netta positiva di oltre 46 milioni. Numeri che raccontano una realtà capace di crescere senza ricorrere a operazioni straordinarie, puntando invece su sviluppo organico, presidio dei mercati europei e una gestione prudente delle risorse. Ne abbiamo parlato con Fabio Campagnolo, amministratore delegato del gruppo.
Negli ultimi anni Cmp ha attraversato prima il boom dell’outdoor e poi una fase di normalizzazione del mercato. Come state vivendo questa transizione?
Dopo gli anni straordinari legati al Covid era inevitabile assistere a una fase di assestamento. I ricavi si sono ridotti rispetto ai livelli eccezionali raggiunti in quel periodo, ma bisogna leggere il fenomeno nel giusto contesto. Oggi l’azienda continua a crescere, seppur a ritmi più contenuti, mantenendo una struttura molto solida e un buon livello di redditività. Quello che è cambiato è che per ottenere gli stessi risultati serve molto più lavoro. Dobbiamo investire continuamente in nuove collezioni, aprire nuovi punti vendita, rafforzare la distribuzione e intercettare le esigenze dei consumatori, che evolvono rapidamente. È una crescita meno automatica rispetto a quella vissuta durante il boom dell’outdoor, ma probabilmente anche più sana e sostenibile.
Nonostante il calo del fatturato rispetto ai picchi del 2022, i margini restano molto elevati. Quali sono gli elementi che sostengono questa performance?
Abbiamo un modello di business che negli anni si è dimostrato particolarmente efficace. Grazie ai volumi che sviluppiamo riusciamo ad acquistare in modo competitivo e a trasferire questo vantaggio lungo tutta la filiera, offrendo al consumatore finale prodotti con un ottimo rapporto qualità-prezzo. In una fase economica caratterizzata da prudenza nei consumi, il mercato tende a premiare i marchi che garantiscono qualità, affidabilità e un prezzo corretto. Noi ci troviamo esattamente in questa fascia. Il consumatore oggi non rinuncia facilmente all’acquisto, ma valuta con molta più attenzione il valore reale di ciò che compra.
Negli ultimi anni avete continuato ad ampliare la rete commerciale. Qual è la logica che guida queste aperture?
Portiamo avanti un programma di sviluppo che prevede mediamente sei o sette nuove aperture ogni anno tra Italia ed estero. Cerchiamo location coerenti con il nostro posizionamento e con il nostro pubblico di riferimento. Negli ultimi mesi abbiamo aperto a Brunico e stiamo proseguendo il nostro percorso in altre località alpine. La particolarità del nostro modello è che non ragioniamo soltanto in termini immobiliari; spesso collaboriamo con partner locali già presenti sul territorio, altre volte subentriamo nella gestione di attività esistenti. Cerchiamo sempre di valorizzare competenze e relazioni che si sono consolidate negli anni.
Oggi la Germania è il vostro primo mercato. Come si spiega questa leadership?
È il risultato di un lavoro iniziato decenni fa. Già negli anni Ottanta eravamo presenti in Germania come produttori per importanti marchi internazionali. Questo ci ha permesso di costruire relazioni commerciali molto solide e una profonda conoscenza del mercato. Inoltre, il consumatore tedesco ha sempre mostrato una particolare sensibilità verso la funzionalità del prodotto. L’abbigliamento tecnico è stato adottato molto presto anche nella vita quotidiana, non soltanto per lo sport. Questo ha favorito la crescita di aziende come la nostra, che hanno sempre investito su qualità e prestazioni.
Qual è oggi il peso dei mercati esteri?
La Germania rappresenta circa il 45% del nostro business. L’Italia pesa poco più del 40%, mentre il resto del fatturato proviene dagli altri Paesi europei, in particolare Austria, Svizzera, Francia e Spagna. Operiamo sia attraverso negozi diretti sia tramite una rete molto estesa di clienti multimarca. Oggi collaboriamo con oltre 1.500 rivenditori e disponiamo di showroom permanenti nei principali mercati europei.
Come affrontate la concorrenza delle grandi catene specializzate?
Negli ultimi anni molte grandi catene hanno investito molto nei marchi privati. Si tratta spesso di prodotti collocati nella stessa fascia di prezzo di Cmp e questo inevitabilmente aumenta la competizione. Noi abbiamo scelto una strada diversa. Preferiamo lavorare con il commercio specializzato e con i negozi indipendenti. Questo ci consente di costruire relazioni di lungo periodo e di avere un dialogo diretto con imprenditori che conoscono molto bene il proprio mercato. È una strategia più impegnativa, ma ci permette di mantenere una forte identità e un rapporto molto stretto con il territorio.
Come nasce l’innovazione di prodotto all’interno di Cmp?
L’ascolto del mercato è fondamentale. Ci confrontiamo costantemente con negozianti, venditori e responsabili dei nostri punti vendita. Due volte all’anno organizziamo incontri con alcuni retailer particolarmente qualificati, che ci aiutano a interpretare i cambiamenti nei comportamenti dei consumatori. Inoltre disponiamo di una rete di negozi che rappresenta una fonte preziosa di informazioni. Ogni giorno raccogliamo indicazioni dirette da chi acquista i nostri prodotti. Questo ci permette di progettare collezioni che non nascono da intuizioni isolate, ma da un processo continuo di confronto e verifica.
Quali sono state le innovazioni più significative degli ultimi anni?
Una delle iniziative più riuscite è stata la creazione della linea Moving, pensata per un pubblico più giovane. Abbiamo cercato di interpretare le esigenze di una nuova generazione di consumatori che vive la montagna e lo sport in modo diverso rispetto al passato. L’introduzione di questa linea ha portato una ventata di freschezza all’intero marchio, contribuendo a ringiovanire il linguaggio estetico e il posizionamento di Cmp.
Il gruppo dispone di una posizione finanziaria particolarmente solida. Questa disponibilità potrebbe essere utilizzata per acquisizioni?
Non è la nostra priorità. Da sempre adottiamo un approccio molto prudente. Preferiamo accumulare risorse e mantenere una struttura patrimoniale robusta, piuttosto che inseguire operazioni straordinarie. Naturalmente, se dovessero presentarsi opportunità interessanti, le valuteremo. Ma la nostra storia è sempre stata caratterizzata dalla crescita organica, attraverso nuovi prodotti, nuovi mercati e nuovi progetti sviluppati internamente.
Cmp resta un’azienda familiare. È ancora un vantaggio competitivo?
Assolutamente sì. Oggi in azienda sono coinvolti diversi membri della famiglia e continuiamo a credere molto nel valore dell’indipendenza. Essere indipendenti significa poter prendere decisioni con una prospettiva di lungo periodo. Non abbiamo la pressione di dover crescere a qualsiasi costo o di inseguire risultati di breve termine. Naturalmente la crescita è importante, ma non è l’unico parametro con cui misuriamo il successo. Alla fine, ciò che conta davvero è costruire un’azienda solida, capace di durare nel tempo, di creare valore per i collaboratori, per i clienti e per il territorio in cui opera. Questa è sempre stata la nostra filosofia e continua a esserlo ancora oggi.