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Piam Farmaceutici corre verso i 200 milioni puntando sulle nicchie «La crescita? Bisogna volerla»

In un settore dove i grandi gruppi giocano la partita a colpi di acquisizioni, la storica azienda genovese sceglie una via diversa: «Non competiamo sulla forza finanziaria. La nostra risposta sono competenze verticali e specializzazione»

Centocinquanta milioni di fatturato, crescita quasi interamente organica e un obiettivo già dichiarato: arrivare a 200 milioni entro il 2028. Guido Balestrero e Augusto Bruschettini hanno trasformato Piam Farmaceutici – storica azienda genovese fondata oltre un secolo fa – in una realtà capace di competere in uno dei mercati più complessi e affollati dell’industriaglob ale. Dopo il rilancio avviato nel 2014, l’azienda ha puntato su malattie rare, innovazioneinc rementale e internazionalizzazione, scegliendo di crescere senza strappi ma con una strategia rigorosa. Ne abbiamo parlato con lui.

Piam Farmaceutici sta crescendo in maniera molto significativa in un settore che oggi viene considerato tra i più dinamici ma anche tra i più competitivi.

Piam Farmaceutici è una storica azienda genovese fondata oltre cent’anni fa. Nel 2014 è stata rilevata da me e da un socio già attivo nel settore farmaceutico. Era un’azienda importante, ma che nel tempo aveva perso capacità innovativa e aveva visto frammentarsi la proprietà. Da quel momento è iniziato un percorso di rilancio fondato su investimenti, managerializzazione e sviluppo di una strategia industriale precisa. La crescita successiva è stata quasi interamente organica, con una sola acquisizione realizzata nel percorso. Oggi siamo passati dai circa 20 milioni di euro di fatturato del 2014 a oltre 150 milioni attesi quest’anno, con l’obiettivo di arrivare a 170 milioni nel 2026.

Quali obiettivi vi siete dati per i prossimi anni?

Arrivare a 200 milioni di euro di fatturato entro il 2028. Lo abbiamo condiviso recentementedurante una town hall con tutta l’azienda, perché crediamo che una direzione precisa debba essere patrimonio comune di tutta la struttura.

Qual è stata la strategia che avete seguito dopo l’acquisizione?

Abbiamo cercato di applicare un modello molto rigoroso dal punto di vista manageriale e industriale. Ci siamo concentrati sulle patologie croniche e sulla valorizzazione di prodotti dedicati alle malattie rare, cercando nicchie nelle quali poter costruire competenze distintive. La nostra idea era trasformare una realtà storica in un’azienda moderna, capace di ragionare con logiche internazionali ma mantenendo identità e flessibilità. La crescita che abbiamo avuto negli ultimi anni non è stata casuale, ma il risultato di una strategia perseguita con continuità. Abbiamo puntato molto sulle persone, sulla qualità del management e sulla capacità di costruire un’organizzazione pronta a sostenere un salto dimensionale importante.

Il settore farmaceutico viene spesso percepito come un mercato dominato da grandi multinazionali. In che modo una realtà come Piam Farmaceutici riesce a trovare spazio in un contesto così competitivo?

È un settore estremamente competitivo e oggi anche molto “muscolare”, perché i grandi operatori stanno investendo cifre enormi per crescere nelle aree terapeutiche considerate più promettenti. Negli ultimi anni abbiamo visto gruppi italiani fare acquisizioni miliardarie nel campo delle malattie rare. Per una realtà come la nostra sarebbe impossibile competere sul piano della dimensione finanziaria, quindi abbiamo scelto un’altra strada: lavorare sulle nicchie e costruire competenze verticali molto forti. Cerchiamo segmenti di mercato specifici nei quali possiamo portare valore aggiunto reale attraverso prodotti specializzati e una forte capacità di internazionalizzazione.

Qual è oggi il vero fattore distintivo per crescere nel farmaceutico?

Il fattore decisivo non è necessariamente l’innovazione radicale, ma la capacità di individuare il momento giusto per intervenire sul mercato. In molti casi, il valore nasce dalla possibilità di valorizzare prodotti o terapie già esistenti, migliorandoli progressivamente e rendendoli più efficaci, aumentando anche l’aderenza terapeutica. Per questo Piam Farmaceutici lavora soprattutto sull’innovazione incrementale: una strategia meno visibile rispetto alle grandi discontinuità tecnologiche, ma molto solida dal punto di vista industriale e commerciale.

Quanto conta, in un percorso di crescita come il vostro, la volontà imprenditoriale di diventare grandi?

Conta moltissimo. Mi viene in mente una riflessione che avevo sentito da Alberto Bombassei: per crescere bisogna volerlo davvero. Può sembrare una risposta semplice, ma in realtà è profondamente vera. Se un’azienda non ha un obiettivo chiaro, condiviso e perseguito con continuità, difficilmente riesce a fare un salto dimensionale importante. Noi abbiamo sempre cercato di crescere in modo sostenibile, senza inseguire scorciatoie, ma con un progetto industriale preciso. La soddisfazione più grande, guardando oggi i numeri dell’azienda, è vedere che questa crescita è stata costruita passo dopo passo, mantenendo equilibrio finanziario e coerenza strategica.

Crescere così rapidamente cambia anche il tipo di competizione che vi trovate ad affrontare?

Sì. La crescita dimensionale ha modificato anche il perimetro competitivo dell’azienda. Oggi Piam Farmaceutici si confronta con gruppi più grandi, strutturati e dotati di una capacità di investimento molto rilevante. Questo impone un’evoluzione sul piano manageriale e organizzativo, oltre a una forte chiarezza strategica. La posizione dell’azienda è oggi quella di una realtà ancora agile, ma inserita in un mercato dominato da operatori di dimensioni superiori: una condizione che richiede rapidità decisionale, focalizzazione e capacità di cogliere con precisione le opportunità disponibili.

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