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Tra fogli, imballi e portapizze, nel 2025 il cartone di Sifa ha superato gli 80 milioni

L’azienda marchigiana del cartone ondulato realizza l’85% dei ricavi in Italia. Con tre stabilimenti e tre acquisizioni alle spalle, è verticalmente integrata così da gestire tutto il ciclo produttivo, dalla materia prima al prodotto finito

L’Italia esporta nel mondo la sua pizza, ma molto più raramente le scatole che la contengono. Ogni giorno milioni di cartoni lasciano le pizzerie del Paese, eppure i produttori specializzati non sono numerosi nemmeno sul mercato domestico, tanto meno oltreconfine. È (anche) in questo spazio che si muove Sifa, azienda marchigiana del cartone ondulato con sede a Francavilla d’Ete (FM), tra i leader italiani nelle scatole portapizze, che costituiscono uno dei quattro pilastri del suo business insieme a fogli per scatolifici, cartotecnica e imballi secondari per l’industria.

Nata ufficialmente nel 1971, opera oggi su tre stabilimenti produttivi nel Centro Italia, conta circa 270 dipendenti e può vantare una capacità produttiva annua di circa 200 milioni di metri quadrati di cartone ondulato. «Ciò che ci differenzia – esordisce Massimo Guerrini, direttore commerciale e generale dell’impresa di Francavilla d’Ete – è il fatto di essere un’azienda integrata, che può gestire tutto il ciclo dalla materia prima al prodotto finito: abbiamo due ondulatori interni che ci permettono di ottenere il cartone dalle bobine di carta che ci arrivano dalle principali cartiere a livello nazionale e internazionale».

Questa integrazione si riflette nella struttura del fatturato: oltre il 70% della produzione di cartone ondulato alimenta infatti le linee di trasformazione interne, che si occupano di diverse famiglie di prodotto. Da un lato ci sono i fogli destinati agli scatolifici, che per Sifa sono al tempo stesso «clienti e competitor, acquistando semilavorati da trasformare in imballaggi finiti». Dall’altro ci sono i prodotti cartotecnici e gli imballi secondari utilizzati nelle spedizioni, a cui si affiancano le scatole portapizze.

La scelta di presidiare internamente le fasi chiave del ciclo produttivo comprende anche la logistica, diventata nel tempo un fattore competitivo in un settore caratterizzato da prodotti voluminosi e a basso valore unitario. Sifa dispone di un magazzino di circa 8 mila metri quadrati e di una flotta di 14 automezzi di proprietà, con cui serve direttamente i clienti su tutto il territorio nazionale. «Aver internalizzato questa funzione ci consente di essere più
efficienti anche in termini di servizio perché possiamo organizzare e personalizzare le consegne senza dover dipendere dai corrieri esterni: ne guadagniamo in flessibilità e in rapidità», osserva Guerrini.​

Un altro asse portante del posizionamento dell’azienda è la sostenibilità, declinata in chiave di economia circolare. Da anni Sifa si è infatti organizzata per il «recupero e riciclo della carta da macero e degli scarti di produzione». Nel proprio impianto dedicato, l’azienda tratta quotidianamente i residui derivanti dalle lavorazioni interne, che vengono reimmessi nel circuito per essere poi trasformati in nuova carta riciclata. Non solo: ogni anno Sifa recupera circa 14 mila tonnellate di sottoprodotto e di rifiuto anche dai propri clienti.

Se l’Italia rappresenta l’85% del giro d’affari e l’estero il restante 15%, la natura stessa del prodotto rende complessa l’espansione oltreconfine: «Non è facile esportare cartone – riconosce Guerrini –: il principale vincolo è dato dai costi di trasporto. Si tratta infatti di beni voluminosi, ma con un basso valore aggiunto, in cui la componente logistica pesa in maniera significativa sul prezzo finale». Diverso, però, il discorso per le scatole portapizze, un prodotto più specifico e con una forte connotazione italiana: «Nel nostro Paese non ci sono tanti altri produttori e ancora meno ce ne sono nel resto d’Europa. Questa specializzazione ci consente così di compensare in parte l’incidenza dei costi di trasporto». Per il momento però la priorità non è spingere sull’export: «Non puntiamo a sviluppare di più i mercati esteri. Al contrario, stiamo consolidando le nostre posizioni in Italia», chiarisce Guerrini, che per l’estero prevede una crescita «più moderata» rispetto a quella attesa sul fronte domestico.

Il contesto competitivo nel quale si muove Sifa è dominato da grandi gruppi industriali, quelli capaci di sostenere gli alti investimenti «richiesti dagli ondulatori, dalle linee di stampa e dalle tecnologie più recenti». «È un settore – aggiunge – in cui le dimensioni sono importanti, perché necessita di grandi investimenti, grandi spazi e quindi grandi risorse finanziarie». Per questo l’azienda marchigiana ha scelto anche la via della crescita per linee esterne e ha già in archivio tre acquisizioni (una nel 2017, una nel 2021 e una nel 2024) che ne hanno rafforzato la presenza nel Centro Italia.

Sul piano economico, Sifa ha visto i ricavi crescere dai 39,8 milioni del 2017 ai 78,2 milioni del 2024, con un picco di 91,5 milioni nel 2022 sulla scia «del rialzo dei prezzi delle materie prime e dei costi energetici». Nello stesso periodo l’Ebitda è passato da 4,1 milioni (10,1% dei ricavi) a 7,6 milioni (9,4%), sempre con un picco di quasi 17 milioni (18,2%) nel 2022. In parallelo l’utile è cresciuto da 2,3 milioni a 4,2 milioni. Il 2025 si è chiuso invece «con oltre 80 milioni di fatturato».

Lo sguardo sul 2026 è condizionato da variabili che vanno oltre i confini dell’azienda. «Percepiamo la minaccia di eventuali rialzi dei prezzi, soprattutto sulle carte per usi alimentari – avverte Guerrini –. A causa di bassi consumi, alcune grandi cartiere sono ferme perché non avrebbero convenienza a produrre. Questo però rischia di generare scarsità di prodotto portando, come di consueto, a un rialzo dei prezzi nel medio periodo». Nonostante le nuvole all’orizzonte (e le incertezze legate «alle tensioni internazionali»), Sifa guarda all’anno in corso con positività: «Per il 2026 ci attendiamo una crescita a due cifre di fatturato e volumi, con un contestuale rafforzamento della marginalità. E l’andamento di gennaio – conclude Guerrini – ci dice che siamo sulla giusta strada».

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