Dal legno al cemento, le traverse di Margaritelli Ferroviaria corrono con gli investimenti Pnrr

Tra i principali player italiani nel campo della fornitura ferroviaria, l’azienda perugina ha più che 
raddoppiato l’Ebitda in sette anni «L’andamento dei nostri risultati? Legati agli investimenti di Rfi sulla rete» 
«Nel nostro settore i fatturati sono abbastanza altalenanti: dipende molto da quanto Rfi, Rete
Ferroviaria Italiana, intende investire». Dario Margaritelli, presidente di Margaritelli
Ferroviaria, sintetizza così la logica che governa l’andamento di un comparto industriale
tanto strategico quanto ciclico. L’azienda perugina, oggi uno dei principali attori italiani nel
campo dell’armamento ferroviario, è specializzata nella progettazione e produzione di
traverse ferroviarie e altri componenti del binario, realizzati sia in legno sia in calcestruzzo
armato precompresso. Nel corso dei decenni si è affermata come primo produttore
nazionale di traverse, con stabilimenti industriali in Italia e una presenza anche Oltralpe.È
proprio alla luce della forte dipendenza dagli investimenti del gestore nazionale della rete
ferroviaria che si spiegano i risultati finanziari registrati dalla società nel 2025. L’anno appena
concluso ha infatti segnato un leggero rallentamento rispetto al biennio precedente: i ricavi,
come anticipato da Margaritelli, si sono attestati di poco sotto ai 100 milioni, con Ebitda e
utili sostanzialmente in linea con l’andamento del fatturato.«Il 2023 e il 2024 sono stati anni
particolari», sottolinea il presidente. «Rfi è stata tra le poche aziende pubbliche in grado di
sfruttare pienamente i vantaggi del Pnrr». Per utilizzare rapidamente le risorse europee,
infatti, molti interventi di rinnovo della rete sono stati anticipati rispetto alla
programmazione originaria. Questo ha generato un picco di attività nel biennio precedente,
lasciando inevitabilmente spazio a una fase di rallentamento nel 2025, quando parte dei
lavori previsti per quell’anno erano già stati realizzati.È l’andamento sul medio periodo,
tuttavia, a restituire con chiarezza lo stato di salute dell’azienda. Dal 2018 al 2024 i ricavi di
Margaritelli Ferroviaria sono passati da 93,8 a 125,9 milioni di euro, con un Cagr del 5%.
Contemporaneamente, l’Ebitda ha registrato una crescita molto più marcata, salendo da 12,9
milioni (con una marginalità del 13,6%) a 34,4 milioni di euro, più che raddoppiando (e
portando la marginalità al 26,7%), il livello più elevato della serie storica. Nello periodo,
infine, anche l’utile netto ha evidenziato un forte miglioramento, passando da 8,1 a 18,9
milioni di euro.A incidere sul quadro si è aggiunto anche uno spostamento di alcune risorse
verso il segnalamento ferroviario, che non rientra nel core business dell’azienda.
«Evidentemente ci sono state urgenze diverse all’interno di Rfi», osserva Margaritelli. Il
risultato è stato una seconda metà del 2025 più tranquilla per chi opera nell’armamento
ferroviario, il segmento che comprende traverse, traversoni e altri componenti del binario.La
storia del gruppo affonda però le sue radici molto più lontano nel tempo. Le origini risalgono
ai primi del Novecento, quando la famiglia Margaritelli avvia alcune attività forestali e di
trasformazione del legno. Il passaggio decisivo verso il settore ferroviario avvenne però nel
secondo dopoguerra: nel 1949 i fratelli Francesco, Giovanni e Giuseppe Margaritelli, ereditata
l’attività dal padre Fernando, iniziano la produzione di traverse in legno su scala industriale,
diventando in pochi anni fornitori delle Ferrovie dello Stato nella fase di ricostruzione della
rete dello Stivale. Nel 1952 venne realizzata la prima segheria industriale con impianto di
impregnazione a Ponte San Giovanni, luogo che oggi ospita la direzione centrale
dell’azienda.Con il passare dei decenni, tuttavia, il mercato ferroviario ha progressivamente
cambiato fisionomia. Se per gran parte del Novecento le traverse in legno rappresentavano lo
standard, negli ultimi trent’anni il settore si è spostato sempre più verso il calcestruzzo
armato precompresso. «Il legno è diventato marginale rispetto al calcestruzzo», osserva
Margaritelli. Oggi, spiega, le traverse in legno rappresentano circa il 5% del fatturato
aziendale e una quota ancora più ridotta del mercato complessivo. Il baricentro dell’attività
si è quindi spostato verso la produzione di manufatti in cemento per linee ferroviarie
tradizionali e ad alta velocità, oltre che per scambi e apparecchi del binario.In questo ambito
un ruolo centrale è svolto dallo stabilimento di Rodallo di Caluso, in provincia di Torino, oggi
il principale polo produttivo della società e «punta di diamante» della società. È qui che
vengono sviluppati molti dei nuovi prodotti e dove si trova un laboratorio prove interno che
consente di effettuare test complessi direttamente in loco. La scelta di dotarsi di una
struttura di ricerca propria nasce dalla necessità di ridurre i tempi e aumentare l’affidabilità
delle verifiche tecniche, che in passato venivano svolte presso laboratori esterni. Una scelta,
quest’ultima, «che ci ha dato un vantaggio competitivo importante».L’azienda è presente
anche in Francia, con un hub produttivo ad Ambronay, nella regione di Rhône-Alpes. Negli
ultimi anni, tuttavia, anche il mercato transalpino ha rallentato: «Tra il 2010 e il 2015 la
Francia rappresentava circa il 15% del nostro fatturato. Oggi siamo probabilmente intorno al
5%». Una riduzione riconducibile al calo degli investimenti nel rinnovo delle
linee.Guardando al futuro, le prospettive restano legate — ancora una volta — alle decisioni
di investimento delle grandi società infrastrutturali. Per la prima metà del 2026 l’azienda
prevede risultati sostanzialmente in linea con quelli della seconda metà del 2025, mentre un
miglioramento più marcato potrebbe arrivare nella seconda parte dell’anno: «Ci aspettiamo
un po’ di ripresa da giugno in poi», conclude Margaritelli.
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