L’azienda novarese, partita da tessuti impregnati e materiali plastici per puntali e contrafforti per calzature, ha ampliato negli anni il suo business. Oggi esporta tre quarti della produzione.
Nel 2025 ricavi sopra i 90 milioni
Nel 2025 ricavi sopra i 90 milioni
Negli ultimi anni, più che le dinamiche di mercato, sono state le faglie della geopolitica a ridefinire i confini operativi di Tecnogi. Nel giro di pochi esercizi l’azienda ha visto evaporare interi mercati: Siria, Russia – dove il fatturato sfiorava i 4 milioni di euro – Ucraina, fino alle difficoltà crescenti in Iran e al rallentamento in Medio Oriente. Una contrazione non episodica, ma sistemica, che si è sommata alla crisi del lusso, primo mercato di riferimento, e alla volatilità dei costi.
L’azienda novarese, fondata nel 1979 a Borgolavezzaro e specializzata nell’ambito del chimico per il calzaturiero e la pelletteria, nasce in un’Italia che produceva oltre 650 milioni di paia di scarpe l’anno. Era un ecosistema industriale denso, quasi autosufficiente, che consentiva a un’impresa specializzata in materiali per puntali e contrafforti di crescere alimentandosi di domanda interna. Gli anni Ottanta hanno rappresentato una lunga fase di consolidamento domestico: sviluppo di competenze, affinamento tecnologico, posizionamento nei distretti calzaturieri. Poi, improvvisamente, il terreno sotto i piedi ha iniziato a spostarsi.
La seconda fase, tra gli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, è coincisa con una presa di coscienza: il mercato italiano non sarebbe più bastato. È a questo punto che prende forma il processo di internazionalizzazione, con una logica che oggi appare quasi inevitabile ma che allora aveva il sapore dell’intuizione. Nel 1995 nasce Tecnogi Jasmine a Hangzhou, una joint venture che anticipa di anni il trasferimento del baricentro produttivo verso l’Asia. «Più che una joint venture fu una vera e propria venture», racconta oggi con un sorriso Gianni Zanetti, amministratore delegato del gruppo.
«Siamo stati tra i precursori su quel mercato. All’epoca non avevamo ancora una conoscenza approfondita della cultura cinese, ma era già evidente il suo straordinario potenziale in termini di opportunità e sbocchi». A seguire, nel 1996, avviene l’ingresso nella tecnologia dell’estrusione con Tecno Gi Plast, primo tassello di una diversificazione industriale che avrebbe ampliato il perimetro oltre i materiali impregnati su base tessile.
La scelta di uscire dai confini nazionali si traduce, nel tempo, in una mappa globale: prima la Penisola Iberica, poi l’Europa dell’Est, quindi America Latina, Medio Oriente e di nuovo il Far East. Oggi Tecnogi esporta circa tre quarti della propria produzione e può rivendicare una presenza in tutti i principali distretti calzaturieri del mondo. Un’espansione che non è stata solo geografica, ma anche tecnologica. Accanto ai materiali per puntali e contrafforti – cuore storico del business – si sono sviluppate linee di termoplastici ad alte prestazioni, rinforzi per
pelletteria, nastri e sistemi adesivi avanzati.
Il vero cambio di passo, tuttavia, arriva quando la crescita organica inizia a mostrare i suoi limiti fisiologici. «A un certo punto la curva si è appiattita», prosegue Zanetti: era arrivato il momento in cui occorreva espandersi per linee esterne. L’acquisizione di Sipol, completata nel 2019, segna il pieno ingresso nella chimica dei polimeri: poliesteri, poliammidi, adesivi hot-melt. Una mossa che consente di diversificare verso settori come automotive, imballaggio e tessile tecnico, ampliando il raggio d’azione ben oltre la calzatura.
I numeri sul fronte finanziario parlano da soli. Nel periodo compreso tra il 2018 e il 2024,
Tecnogi ha registrato una crescita dei ricavi costante, passando da 60,4 milioni a 94 milioni, con un tasso annuo composto (Cagr) pari al 7,7%. Nello stesso arco di tempo l’Ebitda è aumentato da 13,6 a 17,3 milioni di euro (seppur con una contrazione della marginalità, scesa dal 22,4% al 18,1%), mentre l’utile netto si è mantenuto sostanzialmente stabile, passando da 10,1 milioni nel 2018 a 10,3 milioni nel 2024.
Va sottolineato come, nonostante il significativo calo dei ricavi registrato tra il 2022 e il 2023 (da 114 a 97,5 milioni di euro), la società sia riuscita a migliorare ulteriormente la redditività: nel 2023 sia l’Ebitda sia l’utile sono cresciuti rispetto all’anno precedente (rispettivamente da 16,5 a 18,3 milioni e da 9,9 a 11,2 milioni) e anche nel 2024 si sono mantenuti su livelli superiori a quelli del 2022, segnalando una maggiore efficienza operativa e capacità di difesa dei margini. Per quanto riguarda l’anno appena concluso, «il fatturato dovrebbe ammontare a poco più di 90 milioni, con utili in linea con quelli del 2024», anticipa Zanetti.
Le incognite restano. Il 2026 si è aperto in continuità con le difficoltà dell’anno precedente: ordini stagnanti, costi in crescita, incertezza diffusa. A questo si contrappone un cambio di strategia strutturale: il progressivo spostamento del baricentro produttivo globale verso il Far East asiatico. Cina, Vietnam, Indonesia, ma anche mercati emergenti come Cambogia e Myanmar rappresentano oggi non il futuro, ma il presente del settore. L’Europa, al contrario, appare in
ritirata, con una base industriale che si assottiglia e fatica a rigenerarsi.
È in questo scenario che si inserisce l’ultima operazione strategica del gruppo: l’acquisizione della britannica Milspeed nel 2024. Un passaggio che apre a Tecnogi le porte della calzatura sportiva, un segmento storicamente dominato da operatori anglosassoni e finora difficilmente penetrabile. «È l’altra faccia della luna», la definisce Zanetti, consapevole che da questa scommessa dipenderà una parte importante del futuro dell’azienda.
LA STORIA
“Fondata nel 1979, Tecnogi ha costruito nel tempo una presenza globale nel chimico per calzaturiero e pelletteria. La geopolitica ha eroso negli ultimi anni mercati cruciali come la Russia e la crisi del lusso ha pesato sul core business. La risposta è stata duplice: diversificazione industriale, grazie all’acquisizione di Sipol avvenuta già nel 2019 e attiva nel campo dei polimeri, e un riposizionamento geografico verso il Far East. L’ultima mossa è stata l’acquisto della britannica Milspeed nel 2024, che ha aperto le porte alla calzatura sportiva”