
Nel 1947 l’Italia è un grande cantiere aperto. Tra le impalcature che sorreggono la ricostruzione del Paese prende forma una cultura industriale destinata a durare nel tempo: quella dell’acciaio lavorato per costruire, sostenere, organizzare lo spazio. È in questo contesto che affondano le radici di Dalmine Logistic Solutions, che se oggi è tra i protagonisti della logistica industriale con i suoi magazzini automatici di ultima generazione è grazie a un’evoluzione che parte dai ponteggi edili.
Le sue origini risalgono infatti all’esperienza di Ponteggi Dalmine, che negli anni Sessanta avvia la produzione industriale di scaffalature, realizzando nel 1963 il primo scaffale porta-pallet a passo variabile. È l’inizio di una progressiva specializzazione nel magazzinaggio industriale, rafforzata negli anni Settanta dallo sviluppo delle prime strutture autoportanti di grande altezza, oltre 40 metri. Un altro passaggio decisivo avviene nel 1999 con l’acquisizione da parte del gruppo Marcegaglia: l’attività legata alle scaffalature e alle strutture autoportanti viene mantenuta all’interno del gruppo, preservando stabilimenti, tecnologie e competenze. Cambia il marchio, ma non il core business, che resta focalizzato sui sistemi di stoccaggio in acciaio.
La nascita dell’attuale società risale invece al 2014, quando un nuovo assetto imprenditoriale acquisisce le attività della divisione magazzinaggio precedentemente riconducibili a Marcegaglia. Nasce così Dalmine Logistic Solutions, che comprende in particolare gli stabilimenti di Potenza e Graffignana, oltre a linee produttive e know-how sviluppati in decenni di attività.
«Ci sembrava importante richiamare il nome di un’azienda che aveva fatto la storia nel settore», racconta oggi Andrea Cammi, amministratore delegato del gruppo. «Tra il 2012 e il 2014 la divisione di Marcegaglia attraversava un momento complesso, segnata dalla cassa integrazione. Abbiamo accettato una sfida difficile e, dopo circa un anno e mezzo, vedere quella fase chiudersi è stata una delle prime grandi soddisfazioni».
Per l’azienda il cambio di posizionamento è stato netto: non più semplice fornitore di strutture di stoccaggio, ma partner nella progettazione di soluzioni logistiche complete e integrate. Gli investimenti hanno ampliato radicalmente la gamma, oggi in grado di coprire l’intero spettro delle esigenze, fino ai grandi impianti con tecnologie e automazione avanzata.
«Il vero nodo per molte aziende non è acquistare una struttura, ma scegliere la direzione», spiega Cammi. «La sfida è progettare soluzioni che possano evolvere nel tempo, accogliere nuove funzionalità e proteggere il valore dell’investimento». Il magazzino, sottolinea l’ad, non è un prodotto ma un’infrastruttura industriale di lungo periodo: le tecnologie cambiano, i flussi si trasformano, ma la struttura resta. Per questo le soluzioni devono nascere già predisposte alla crescita, integrabili e scalabili. Un approccio che guarda alla logistica non come costo operativo, ma come leva strategica di competitività.
Dal punto di vista industriale, Dalmine Ls opera con 32 linee di produzione automatiche. La struttura produttiva si articola tra i poli di Potenza e Graffignana, specializzati rispettivamente nella profilatura dell’acciaio e nell’assemblaggio di sistemi complessi, con processi digitalizzati e controllo qualità integrato lungo tutta la catena. Una configurazione che consente elevata capacità produttiva, flessibilità nelle commesse e tempi di consegna competitivi anche per progetti su larga scala. La sede legale e operativa rimane a Piacenza, mentre l’organico supera i cento addetti, tra ingegneri, progettisti, tecnici di cantiere e una struttura commerciale con competenze trasversali nella progettazione di sistemi logistici.
La dimensione internazionale rappresenta un ulteriore asse strategico. Con oltre 30 mila installazioni realizzate nel mondo, l’azienda collabora con i principali player globali dell’automazione e del material handling, integrando le proprie soluzioni di stoccaggio. Ed è proprio su queste basi che si innestano le strategie di sviluppo per i prossimi anni. L’obiettivo, nell’immediato futuro, è «consolidare ulteriormente il mercato europeo», mantenendo uno sguardo attento alle opportunità offerte dal continente americano.
Anche i numeri sul fronte finanziario riflettono una traiettoria di crescita. Dal 2018 al 2024 i ricavi sono passati da 30,5 a 52,2 milioni, con un incremento complessivo del 70% e un tasso annuo di crescita composto pari al 9,4%. Nello stesso arco temporale, l’Ebitda è cresciuto da 2,6 milioni (con una marginalità dell’8,3%) a 6,2 milioni di euro (11,2%), con un picco registrato nel 2023 (12,8%). Parallelamente, l’utile netto è più che triplicato: da 1,1 a 3,8 milioni. «Per quanto riguarda il 2025, chiudiamo il bilancio con ricavi in linea con l’anno precedente – anticipa Cammi –. In termini di Ebitda invece siamo saliti oltre i 7 milioni, registrando una crescita intorno al 15-20%. Abbiamo anche un buon backlog per il 2026, parliamo di circa 25 milioni».
Contemporaneamente, resta alta l’attenzione sull’andamento del mercato. «Da circa sei mesi osserviamo una lieve flessione, ma si tratta, a mio avviso, di una fase transitoria», spiega Cammi. «La crescita della logistica non è ciclica ma è strutturale. Stiamo vivendo una trasformazione guidata soprattutto dall’evoluzione tecnologica: realizzare magazzini automatici, scalabili e flessibili sarà sempre più semplice».