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La bergamasca Sangalli si fa strada tra settore pubblico e privato. Nel 2025 ricavi a 48 milioni

L’azienda attiva nella costruzione e manutenzione di infrastrutture stradali punta su autoproduzione
di materiali, professionisti e mezzi propri e diversificazione delle commesse. «Il 2026? In linea con il
2025»

Nel tempo Sangalli spa ha costruito chilometri di strade e, strada facendo, ha costruito anche
sé stessa. L’azienda è infatti una sintesi efficace di un modello industriale che si regge su un
equilibrio tutt’altro che banale: il 70% delle commesse arriva dal settore pubblico, il restante
30% dal privato. Una proporzione che, più che fotografare un portafoglio clienti, racconta
una scelta identitaria.

Per l’azienda bergamasca, infatti, il pubblico rappresenta lo «zoccolo duro», ma anche il
terreno che richiede maggiore attenzione. È lì che si concentrano i grandi lavori, le opere che
definiscono il posizionamento di un’impresa infrastrutturale. Ed è sempre lì che si annidano
le principali criticità: tempi lunghi tra gara e avvio dei cantieri, prezzi che cambiano mentre i
progetti restano fermi, margini compressi da meccanismi che difficilmente tengono conto
delle oscillazioni reali dei costi. Lavorare con il pubblico, in Italia, significa accettare una
tensione costante tra volume e redditività. Ma facciamo un passo indietro. Il gruppo nasce
alla fine degli anni Settanta come realtà familiare radicata nel territorio bergamasco e
focalizzata sui lavori stradali. È un’impostazione iniziale semplice, quasi essenziale, ma già
orientata a un’idea precisa di mestiere: presenza diretta nei cantieri, conoscenza operativa,
controllo del lavoro. La prima vera svolta arriva nei primi anni Novanta, con il trasferimento
nella sede di Mapello e, soprattutto, con l’avvio della produzione interna di conglomerato
bituminoso. Non è solo un ampliamento dell’attività: è il passaggio da impresa esecutrice a
una che governa la propria filiera. Da lì in avanti la crescita segue una traiettoria coerente.
L’inizio degli anni Duemila segna l’introduzione di un laboratorio interno per il controllo dei
materiali e di impianti per il recupero degli inerti, anticipando temi – qualità e sostenibilità –
che diventeranno centrali solo più tardi. A metà del decennio arriva anche la produzione di
calcestruzzo, che amplia ulteriormente il perimetro operativo. Ogni passaggio aggiunge un
tassello, ma soprattutto rafforza un principio: ridurre la dipendenza dall’esterno per
aumentare controllo ed efficienza.

«La criticità più rilevante riguarda l’incertezza degli utili», spiega Raffaella Donghi, Cfo di
Sangalli. «Per questo la nostra azienda ha scelto di dedicarsi anche a lavori privati di modesta
entità e ad appalti per la realizzazione di infrastrutture tecnologiche o di mitigazione dei
fenomeni atmosferici. Questi interventi risentono meno delle variabilità improvvise legate a
guerre o a fenomeni eccezionali. In ogni caso, i margini negli appalti pubblici li costruiamo
grazie a una strategia di controllo accurato dei costi»

In questa logica si inserisce anche la scelta, mai abbandonata, di privilegiare una struttura
interna solida. «Sin dagli esordi – prosegue Donghi – la nostra azienda ha scelto di affidarsi
quanto più possibile a risorse proprie», un orientamento che ha portato a costruire nel
tempo un parco mezzi ampio e una squadra di professionisti cresciuti all’interno. Il risultato
è un modello meno esposto alle discontinuità esterne e più capace di garantire qualità
esecutiva.La stessa coerenza si ritrova nella gestione dei materiali, nodo cruciale per
un’impresa infrastrutturale. «Essere indipendenti è per noi un pilastro perché ci garantisce di
essere funzionali, efficienti e qualitativamente affidabili. La possibilità di autoprodurre

conglomerato e calcestruzzo – prosegue – ci consente di avere il materiale sempre
disponibile e di non dipendere dalle priorità produttive di altri». Disporre dei materiali nel
momento in cui servono significa ridurre i tempi morti, aumentare la precisione nelle
lavorazioni e quindi mantenere il controllo su ogni fase del cantiere. Sul fronte finanziario,
dal 2018 al 2024 i ricavi sono cresciuti da 20,8 a 43,4 milioni, con un tasso annuo composto
(Cagr) del 13%, evidenziando un’accelerazione significativa rispetto alla fase pre-pandemica.
Parallelamente, l’Ebitda è più che raddoppiato, passando da 3,2 a 7,9 milioni, accompagnato
da un miglioramento della marginalità operativa, salita dal 14,9% al 17,7%. Nello stesso
periodo, anche l’utile netto è cresciuto da 1,9 a 4,7 milioni.

Anche il 2025 conferma il trend positivo già delineato negli anni precedenti: «Possiamo dirci
assolutamente soddisfatti: il valore della produzione è incrementato. Sebbene i dati non
siano ancora definitivi, poiché stiamo valorizzando i lavori in corso, dovremmo attestarci
intorno ai 48 milioni. In ascesa è anche la marginalità, aumentata rispetto all’anno
precedente». Non mancano, tuttavia, segnali di cautela in vista del 2026: «I dati del primo
trimestre dell’anno, da poco visionati, ci danno un riscontro positivo. Siamo però
consapevoli che il prezzo del bitume aumentato dopo la metà di marzo probabilmente
riequilibrerà questo miglioramento. In via prudenziale ci aspettiamo un 2026 in linea con il
2025».In questo quadro si inseriscono anche le scelte per il futuro «Esiste una continuità di
visione che l’azienda ha dal 1979 e che anno dopo anno si è fondata su alcuni pilastri chiari:
innovazione, sostenibilità e risorse interne – conclude Donghi –. Il futuro procederà su
questo tracciato, mettendo la lente sempre sulla sostenibilità, in senso esteso, su
investimenti in tecnologia per potenziare ulteriormente i passi sino a ora compiuti e sui
nostri giovani».

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