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Esri, i dati satellitari diventano strumenti per governi e imprese

Esri, i dati satellitari diventano strumenti per governi e imprese

Dalla corsa ai lanci satellitari alle applicazioni che trasformano i dati orbitanti in strumenti operativi per governi e imprese, la new space economy non si gioca solo nello spazio ma anche a terra. In questo segmento “downstream”, quello che traduce le informazioni raccolte dai satelliti in conoscenza utile, opera da oltre 35 anni Esri Italia, distributor nazionale del gruppo statunitense leader nei sistemi informativi geografici. «Bene la realizzazione dei satelliti, ma servono software capaci di razionalizzare e valorizzare i dati che producono», sottolinea l’amministratore delegato Emilio Misuriello.

Fondata nel 1990 come spin-off legato all’esperienza di Telespazio – realtà oggi partecipata da Leonardo e dalla francese Thales – nell’uso dei dati satellitari per l’osservazione della Terra, Esri Italia nasce dall’incontro tra la space economy e le tecnologie Gis (Geographic Information Systemndr.) sviluppate in California da Jack e Laura Dangermond, fondatori nel 1969 dell’originale Esri. Da distributore della piattaforma ArcGis, l’azienda con sede a Roma si è progressivamente evoluta in integratore e fornitore di servizi avanzati, diventando parte della rete internazionale Esri One Company, presente in circa 200 Paesi.

La storia della società italiana è legata indissolubilmente alla figura dell’ingegner Bruno Ratti, fondatore e presidente scomparso nel 2021, considerato un pioniere della geografia digitale nel nostro Paese. Sotto la sua guida, il Gis si è affermato anche nello Stivale come infrastruttura di conoscenza per politiche pubbliche, pianificazione urbana e gestione delle reti tecnologiche, contribuendo alla diffusione della cosiddetta Science of Where, approccio che integra dati geografici e analisi per supportare le decisioni.

Oggi il gruppo ha sede principale a Roma e uffici a Milano, Ferrara, Cagliari e Trento, con un piano di espansione territoriale che prevede nuove aperture nel Mezzogiorno e nel Nord. «Stiamo portando avanti un’importante operazione di regionalizzazione – spiega Misuriello –. Lo scorso anno abbiamo inaugurato le sedi di Napoli e Palermo. Nel corso di quest’anno prevediamo un’apertura a Catanzaro e stiamo avviando anche quelle di Bari e Torino. Questa fase comporta un significativo rafforzamento dell’organico: per questo stiamo assumendo una quarantina di nuove risorse».

Anche l’andamento dei dati finanziari riflette questa traiettoria di espansione. Dal 2018 al 2024 i ricavi di Esri Italia sono quasi raddoppiati, passando da 19,9 a 38,9 milioni, con un tasso annuo composto di crescita dell’11,8%. Dopo la contrazione del 2020 legata alla pandemia, il fatturato ha imboccato una traiettoria espansiva particolarmente sostenuta, accelerando fino a sfiorare i 40 milioni due anni fa. Nello stesso arco temporale, l’Ebitda è salito da 2,3 milioni (con una marginalità dell’11,6%) a 10,5 milioni di euro (oltre il 27%), mentre l’utile netto è cresciuto da 1,3 a 7,7 milioni. Per quanto riguarda il 2025, l’azienda prevede di chiudere il bilancio a quota 47 milioni di fatturato, con un backlog cresciuto del 24% e prospettive analoghe per il 2026.

Il cuore del segmento clienti resta la Pubblica Amministrazione, che insieme al comparto Difesa rappresenta la quota prevalente, intorno al 70%, mentre i privati del segmento utility –  tra cui Acea, A2A, Hera, Iren e Acquedotto Pugliese – valgono circa il 30%. Le applicazioni spaziano dalla gestione delle reti idriche ed elettriche alle telecomunicazioni, dai trasporti all’ambiente, fino alla sanità digitale e all’emergency management. Non a caso, durante la pandemia le mappe sull’andamento dei contagi utilizzate dalle istituzioni e la dashboard quotidiana del governo italiano erano basate proprio sulla piattaforma Esri.

La frontiera tecnologica attuale è rappresentata dall’integrazione tra dati geospaziali e intelligenza artificiale, la cosiddetta GeoAi. «L’azienda lavora sull’elaborazione di immagini satellitari, rilievi aerei e nuvole di punti, ambiti in cui algoritmi e agenti intelligenti permettono di estrarre informazioni avanzate per pianificazione urbana, monitoraggio ambientale e sicurezza – prosegue Misuriello –. Non si parla di una singola intelligenza artificiale: è la collaborazione di diversi Ai agent a offrire valore aggiunto e informazioni più approfondite».

Accanto al capitolo intelligenza artificiale, Esri Italia è impegnata soprattutto nei digital twin urbani, modelli virtuali tridimensionali e dinamici usati per simulare scenari e interventi. Per l’azienda il gemello digitale è un sistema geografico «consapevole del tempo», che sa integrare dati di superficie e sottosuolo, infrastrutture, IoT e algoritmi predittivi sulla piattaforma ArcGis, connessa a modelli Bim. Tra i progetti principali figurano il GeoWaste Digital Twin di Roma con Ama per la gestione dei rifiuti e il prototipo per la rigenerazione urbana presentato al Mipim di Cannes, una delle principali fiere internazionali dedicate al mercato immobiliare e allo sviluppo urbano.

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