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Davines, piano da 50 milioni per Parma. L’espansione globale guarda a India e Cina

Davines, piano da 50 milioni per Parma. L’espansione globale guarda a India e Cina

Un piano di investimenti da 50 milioni entro il 2030 per rafforzare il Group Village di Parma e sostenere l’espansione internazionale. È in questo modo e con questo impegno che Davines, tra i principali gruppi cosmetici italiani, guarda alla prossima fase di crescita, dopo aver consolidato nel 2025 ricavi attesi per 306,7 milioni, in aumento del 6,4% rispetto ai 295 milioni del 2024. L’obiettivo è ora accompagnare l’evoluzione di un’azienda che, partita come laboratorio conto terzi negli anni Ottanta, è diventata un player globale della cosmetica professionale per capelli e pelle.

Tutto ha inizio nel 1983, quando la famiglia Bollati fonda a Parma un laboratorio specializzato nello sviluppo e nella produzione di prodotti tricologici per altri marchi cosmetici. Dieci anni più tardi nasce la prima linea professionale a marchio Davines, destinata ai saloni di parrucchieri, mentre nel 1996 viene lanciato il brand skincare [comfort zone], dedicato a spa e istituti di bellezza. Sotto la guida di Davide Bollati, farmacista e chimico cosmetologo, l’azienda ha progressivamente trasformato il proprio modello da laboratorio di ricerca a marchio internazionale della cosmetica professionale, mantenendo però la struttura di family business indipendente.

Oggi il gruppo opera in oltre novanta Paesi e può contare su una rete internazionale di filiali nelle principali capitali del settore beauty, da New York a Londra, da Parigi a Shanghai. Accanto agli Stati Uniti, area che nel 2025 ha registrato una crescita del 9,8% (anche grazie alla scelta di non aumentare i prezzi dei prodotti utilizzati nei saloni nonostante l’impatto dei dazi), Francia (+10,2%) e Regno Unito (+9,2%) continuano a rappresentare un pilastro fondamentale. In questo contesto si inserisce anche la recente apertura della filiale in Spagna, nata dopo l’acquisizione della società che per trent’anni aveva distribuito il marchio nel Paese.

«Abbiamo deciso di portare avanti il progetto in continuità con la nostra storia precedente – spiega il presidente Davide Bollati -. Abbiamo mantenuto il 100% del personale e confermato la sede di Bilbao. L’obiettivo è rendere la Spagna uno dei mercati più importanti nel continente per noi». Oggi il Paese è già il quarto mercato europeo per Davines, davanti alla Germania, e rappresenta una comunità di clienti particolarmente coinvolta nel brand. Non a caso il gruppo ha scelto Valencia per ospitare il Davines Worldwide Hair Tour, uno dei principali eventi globali organizzati dall’impresa di Parma e dedicati alla community internazionale del marchio.

Se l’Europa e il Nord America continuano a sostenere i risultati, la strategia di crescita guarda anche ad alcuni grandi mercati emergenti. «Ci sono tre Paesi su cui dobbiamo lavorare molto perché abbiamo lì le nostre quote sono ancora basse: Brasile, India e Cina – prosegue Bollati -. Si tratta di progetti di lungo periodo che richiederanno investimenti e presenza diretta per costruire nel tempo una base di mercato sempre più solida».

In questo percorso resta centrale il rapporto con il canale professionale. Nonostante il crescente peso dell’e-commerce, Davines continua a definire la propria identità con una filosofia chiara: “salons first”. «L’online è per noi uno strumento per rafforzare il rapporto con i saloni e le spa. Cerchiamo di portare i consumatori che magari non conoscono i nostri prodotti all’interno dei centri professionali. Il nostro focus rimane quello». Una scelta che riflette il posizionamento del gruppo nel segmento medio-alto della cosmetica professionale, dove il rapporto diretto con hairstylist e operatori del settore resta un elemento distintivo.

Per quanto riguarda l’andamento finanziario nel medio periodo, dal 2018 al 2024 i ricavi della società sono passati da 148 a 295 milioni, registrando un tasso annuo composto di crescita (Cagr) pari al 12%. Nello stesso periodo, l’utile è cresciuto da 11,4 a 20 milioni, mentre l’Ebitda è salito da 20,3 milioni di euro (con una marginalità del 13,6%) a 46 milioni (15,5%), più che raddoppiando. In questo senso, «essere riusciti a mantenere anche nello scorso esercizio una marginalità in linea con il 2024, nonostante le condizioni macroeconomiche, è per noi un risultato importante».

Il focus, a ogni modo, è già sull’anno in corso: «Per il 2026 ci siamo posti un obiettivo di crescita nettamente superiore rispetto all’andamento del mercato – conclude Bollati -. L’ambizione è quella di crescere a un ritmo circa tre volte più alto rispetto al settore, proseguendo nel nostro percorso di sviluppo organico».

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