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«Da startup a hub industriale su spazio e difesa». L’accordo con Investindutrial traina la crescita di Officina Stellare

Officina Stellare è uno di quei casi industriali che raccontano in modo emblematico come una piccola realtà italiana possa diventare un punto di riferimento globale in un settore ad altissima tecnologia. ipercorrere questa trasformazione è Carlo Spezzapria, amministratore delegato dal 2022 e già nel board dal 2019, che illustra le tappe di un percorso evolutivo oggi proiettato verso gli Stati Uniti e la space economy, con ambizioni da piattaforma internazionale.

Dalle origini artigianali ai telescopi spaziali

La storia di Officina Stellare ricalca quella di molte startup innovative: quattro soci appassionati di astronomia, un negozio dedicato agli strumenti per astrofili, competenze tecniche solide e una visione precisa. «All’inizio ci occupavamo di commercializzare strumenti per l’astronomia e l’astrofotografia. Poi abbiamo avviato la progettazione interna di soluzioni sempre più sofisticate, collaborando con università e centri di ricerca. È stata una crescita graduale, ma in costante accelerazione». La svolta arriva con la quotazione nel 2019. «Fino a quel momento eravamo una società che progettava e realizzava artigianalmente telescopi per astronomia, oltre a rivendere attrezzature per astrofili. Con la quotazione abbiamo scelto di internalizzare le lavorazioni più critiche, in particolare la lavorazione del vetro ottico». È un passaggio che cambia definitivamente la dimensione dell’azienda. «Abbiamo investito tutto il capitale raccolto, acquisendo competenze e tecnologie avanzate. Oggi lavoriamo lenti fino a 1,5 metri di diametro, con precisioni che raggiungono i 5 nanometri: si tratta di tolleranze infinitesimali». Oggi Officina Stellare realizza telescopi per l’osservazione terrestre dallo spazio e per l’osservazione dello spazio dalla Terra, con una clientela che spazia dalle istituzioni all’Agenzia Spaziale Italiana, dall’Agenzia Spaziale Europea a operatori commerciali della new space economy. «Uno dei nostri principali clienti è un gruppo sudamericano che ha messo in orbita circa 80 satelliti equipaggiati con i nostri telescopi. Vendono immagini satellitari con risoluzione a terra fino a 70 centimetri, e oggi stiamo sviluppando strumentazioni che potranno raggiungere poche decine di centimetri di risoluzione. A 500 km di quota significa distinguere dettagli sorprendenti». Le immagini vengono utilizzate da enti governativi e operatori privati per applicazioni che vanno dal controllo delle frontiere al monitoraggio costiero, dall’agricoltura di precisione alla gestione intelligente delle risorse idriche.

Una startup che cresce, e che genera utili

Officina Stellare nasce come startup, ma con una caratteristica non comune nel panorama italiano: è sempre stata profittevole. «Quando arrivai nel 2019 come amministratore indipendente – ricorda Spezzapria – fui colpito dai numeri. EBITDA oltre il 35%: risultati insoliti per un’azienda così giovane. L’organizzazione era ancora artigianale, ma la redditività era solida». Dal 2022 Spezzapria guida l’azienda con un obiettivo chiaro: strutturarla per una crescita sostenuta. «Abbiamo lavorato su processi, organizzazione, managerializzazione. Abbiamo rafforzato la disciplina sui costi, ma la vera svolta è stata strategica».

Lasercom e sicurezza quantistica: la nuova frontiera

Limitarsi alla produzione di telescopi non era più sufficiente. «Il rischio era essere superati dalla concorrenza. Abbiamo scelto di evolvere verso la realizzazione di payload completi: strumenti integrati, ad altissimo contenuto tecnologico». Nel 2024 l’EBITDA diminuisce, ma per scelta. «Abbiamo investito pesantemente nella tecnologia lasercom, per comunicazioni spazio–spazio e Terra–spazio. Abbiamo riportato in Italia molti specialisti che lavoravano all’estero: un vero rientro di cervelli». Gli effetti si concretizzano nel 2025, con un accordo strategico con Skyloom, società americana di Denver tra le poche al mondo produttrici di terminali di volo per comunicazioni laser. «A Sarcedo costruiremo un nuovo stabilimento operativo entro metà 2027. L’obiettivo è produrre un terminale al giorno su licenza Skyloom e sviluppare congiuntamente nuove tecnologie di comunicazione ottica». La tecnologia laser abilita trasmissioni ad altissima velocità e capacità, e sarà integrata nei sistemi di Officina Stellare insieme a una seconda innovazione: la crittografia quantistica. «Due anni fa abbiamo acquisito ThinkQuantum, spin–off dell’Università di Padova. L’obiettivo è garantire comunicazioni sicure tramite tecnologia laser, combinando velocità e massima sicurezza». Il nuovo edificio sarà non solo un sito produttivo, ma anche un ambiente progettato per attrarre talenti. «Vogliamo uno spazio bello e stimolante: la qualità del luogo di lavoro conta quanto quella del prodotto».

L’accordo con Investindustrial

Il secondo passo determinante del 2025 è la sottoscrizione dell’accordo strategico con Investindustrial, fondo a matrice industriale della famiglia Bonomi. «L’operazione di Reverse Take Over dovrebbe chiudersi ai primi di maggio: Officina Stellare resterà capogruppo quotata, ma inizialmente incorporerà altre quattro aziende attive nei settori spaziale e difesa». Investindustrial deterrà la maggioranza. «Ci sarà una diluizione, ma tutti i soci rimarranno. Abbiamo scelto un partner capace di costruire piattaforme industriali e molto forte negli Stati Uniti, un mercato per noi cruciale». Per Spezzapria, la finanza è uno strumento, non un fine. «È vero, alcuni fondi hanno generato danni. Ma se l’operazione è industriale e orientata al lungo termine, può accelerare la crescita. Meglio avere il 49% di una torta da un chilo che il 100% di una da cento grammi».

Le dimensioni del futuro

La crescita riguarderà anche l’occupazione. Oggi Officina Stellare conta circa 110 persone nella sede di Sarcedo. La nuova società dedicata alla lasercom ne avrà 70–80. «In tre anni Officina Stellare arriverà a circa 200 dipendenti. Un salto significativo per un territorio come il nostro». Lo scenario competitivo è impegnativo. «Ci sono aziende che hanno investito centinaia di milioni nella lasercom e stanno chiudendo perché non sono riuscite a portare sul mercato prodotti adeguati. Noi siamo partiti con prudenza, ma con una visione chiara». Quella visione guarda oltre il singolo prodotto: Officina Stellare punta a diventare un integratore di tecnologie chiave per la nuova infrastruttura spaziale globale – osservazione, comunicazione, sicurezza dei dati. «Lo spazio non è più un ambito riservato a pochi grandi attori pubblici. È un mercato industriale. E l’Italia può giocare un ruolo importante se mette insieme competenze, capitali e visione». Dal negozio per appassionati ai laboratori nanometrici, fino all’hub internazionale in costruzione, la traiettoria di Officina Stellare racconta una trasformazione profondamente italiana: radicamento territoriale, passione tecnica, apertura globale. «Siamo nati come una piccola officina di appassionati – conclude Spezzapria. – Oggi costruiamo strumenti che orbitano 500 chilometri sopra di noi. Ma la logica è la stessa: fare bene, innovare e avere il coraggio di crescere».

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