
Il rapporto tra impresa e territorio non è mai scontato. Vale in ogni contesto produttivo, che si tratti di un’area industriale consolidata, di un territorio in riconversione o di una zona ai margini dei grandi centri: le scelte aziendali si confrontano sempre con opportunità e vincoli specifici. Il territorio è un elemento caratterizzante che entra di continuo in dialogo con le decisioni strategiche e operative. Ha a che fare con la disponibilità di competenze, la qualità delle infrastrutture o il rapporto con le istituzioni e con la comunità locale. Tutti fattori che influenzano le prospettive di sviluppo di un’impresa.
«Siamo costantemente influenzati dal territorio che ci circonda», esordisce non a caso Lorenzo Delladio, presidente e amministratore delegato de La Sportiva, azienda con sede a Ziano di Fiemme («a quasi mille metri di quota») specializzata nella produzione di calzature e abbigliamento tecnico per la montagna. «Facciamo industria in una piccola valle del Trentino, quindi alcuni grandi trend del nostro tempo sono insiti nel nostro modo di fare impresa». Il riferimento è alla grande sfida dell’attrattività.
Nella sede principale in Val di Fiemme lavorano più di 530 persone e altre 220 sono impiegate nello stabilimento di Volpago del Montello, in Veneto, entrato nel perimetro dell’azienda trentina grazie all’acquisizione di Meet Italia nel 2023. La collocazione geografica de La Sportiva incide sulla sua capacità di risultare attrattiva per un bacino ampio di persone, come riconosce lo stesso Delladio, per il quale «il nodo principale riguarda la casa». Un’esigenza a cui La Sportiva ha provato a sopperire comprando degli appartamenti da destinare ai suoi dipendenti.
Il prossimo passo in questo senso ha una dimensione completamente diversa: «Abbiamo investito per acquisire uno stabile accanto alla nostra sede e trasformarlo in una foresteria destinata ai dipendenti – dice Delladio –. Prevediamo di renderla operativa tra un anno. Chi come noi è localizzato in un’area turistica come la Val di Fiemme deve crescere convivendo con la scarsa disponibilità di soluzioni abitative a costi sostenibili per i dipendenti. Non potevamo fare altrimenti». E questo perché non è nei piani dell’azienda di sradicarsi dal territorio che fa intrinsecamente parte della sua attività e della sua storia.
Una storia che per La Sportiva parte (e prosegue) con un’impresa familiare nata nel 1928 per mano del calzolaio Narciso Delladio. Nel suo laboratorio a Tesero, a circa cinque chilometri da dove si trova l’attuale fabbrica, si specializza nella produzione di zoccoli in legno e scarponi in pelle per i boscaioli e gli agricoltori del territorio. Negli anni Cinquanta l’ingresso della seconda generazione con Francesco Delladio porta con sé il nome ‘La Sportiva’ e un ampliamento della produzione e della commercializzazione. Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, con la terza generazione di cui è esponente Lorenzo Delladio, si verifica un passaggio decisivo.
«Abbiamo introdotto la nostra scarpetta da arrampicata, cambiando il modo di intendere questa attività, che prima era fatta con scarponi rigidi e pesanti: noi abbiamo invece creato un prodotto morbido e flessibile – racconta –. Questo prodotto è stato alla base del nostro salto come azienda». Se le scarpette da arrampicata sono ciò che ha distinto e distingue La Sportiva, non costituiscono però il suo core business in termini di volumi e richiesta del mercato. La domanda maggiore riguarda infatti le «scarpette da mountain running, che abbiamo sviluppato partendo dalla tecnologia degli scarponi da montagna e alleggerendoli progressivamente».
“In un’area turistica come la Val di Fiemme, dove trovare casa è difficile e costoso, l’impresa della famiglia Delladio ha investito direttamente: prima acquistando appartamenti per i dipendenti e ora realizzando una foresteria. Intanto i mercati cambiano: con gli Stati Uniti che rallentano, tra dazi, svalutazione del dollaro ed economia ingolfata, l’imperativo diventa redistribuire l’export. Per questo una Cina in cui cresce l’interesse per l’outdoor diventa «un’occasione da cogliere».”Sul fronte dei mercati, l’impresa trentina esporta per l’83%. Gli Stati Uniti pesano per il 20% del totale, anche se «a causa dei dazi, della svalutazione del dollaro e in generale dell’economia ingolfata non danno soddisfazioni né certezze», commenta Delladio. «Abbiamo perciò diversificato verso altri Paesi». L’azienda è presente in Cina da anni, con quantità ancora limitate, ma le antenne ben drizzate: «Riscontriamo un’apertura di parte del popolo cinese all’outdoor. Non siamo ancora pronti commercialmente a entrare con forza su questo mercato, ma c’è un’organizzazione a Hong Kong che si sta occupando di questo, in modo da cogliere l’opportunità».
I risultati economici parlano di un fatturato che, per la sola capogruppo, nel 2018 era di 95,7 milioni ed è salito ai 175,8 milioni del 2024, con un Ebitda che è complessivamente passato da 15 milioni (il 15,6% dei ricavi) a 14,3 milioni (l’8,1% dei ricavi). In parallelo l’utile è cresciuto da 5,7 milioni a 6,5 milioni. Guardando ai dati consolidati, dopo l’esperienza della pandemia La Sportiva ha visto il fatturato accelerare, dai 158,7 milioni del 2021 ai 211,4 milioni del 2024, con un Ebitda percentuale medio del 14%. Nel 2025 l’azienda ha raggiunto i 217 milioni, che le consentono «di rimanere tra i primi tre produttori al mondo per le scarpette da arrampicata».
La marginalità «è però inferiore rispetto al passato per via dei grandi investimenti che abbiamo effettuato». Il riferimento è non solo alla foresteria, ma anche al grosso impegno finanziario di 21 milioni per la costruzione di un nuovo edificio adibito a zona produttiva, con locali per uffici e sale riunioni e garage interrato. E poi ci sono anche gli investimenti in «infrastrutture informatiche, come il nuovo gestionale, e ad alcune nuove figure». «Tutto questo penalizza il nostro Ebitda, ma tante aziende al contrario nostro li hanno bloccati del tutto. Noi cerchiamo invece di vedere il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto – conclude Delladio –: voglio essere fiducioso sul fatto che numerose tensioni geopolitiche nel mondo si ristabilizzeranno».