«Ci sono tanti leader di monoprodotto. Noi invece, nonostante il nome, abbiamo scelto di essere verticali su tutti i materiali e le lavorazioni del settore: è questo che ci ha reso forti». Roberto Pievani, attuale Ad del Bottonificio Bap, racconta con orgoglio la filosofia dell’azienda di famiglia, una realtà che da più di ottant’anni è sinonimo di creatività e precisione nel mondo degli accessori moda. La storia di Bap inizia nel 1940, quando il bisnonno Alessandro fonda l’azienda a Villongo, in provincia di Bergamo. L’attività passa poi al figlio, nonno dell’attuale titolare: «Mio nonno non era un commerciale ma un vero produttore. Si interfacciava con i rivenditori, non direttamente al cliente finale, ed era riconosciuto per la qualità del suo lavoro. Allora si facevano solo bottoni in madreperla per camicie e giacche», racconta oggi Pievani, quarta generazione alla guida della società.
Con l’arrivo delle resine plastiche e le difficoltà economiche del dopoguerra, Bap affronta un momento critico: l’azienda rischia di fallire ma riesce a salvarsi con una ventina di dipendenti. Quella crisi insegna al bottonificio che per guardare avanti era necessario imparare a diversificare: tra gli anni ’80 e ’90, sotto la direzione di Angelo, nipote del fondatore Alessandro, Bap amplia il catalogo e sperimenta materiali nuovi come corno, corozo, urea, metallo e poliestere. «La nostra forza è stata sviluppare competenze in ogni settore, non specializzarci su un solo prodotto. Così siamo diventati partner strategici per clienti che cercano soluzioni complesse, che richiedono lavorazioni diverse e know-how trasversale».
L’arrivo in azienda della quarta generazione – Roberto, Andrea e Chiara – ha dato ulteriore slancio all’innovazione: «Quando siamo entrati quindici anni fa, volevamo creare prodotti che ci distinguessero sul mercato. Mio fratello Andrea ha avuto carta bianca: è lui che ha creato la nostra zip in metallo, oggi riconosciuta dai principali brand del lusso come una delle migliori in assoluto per scorrevolezza e prestazioni. Si tratta di un prodotto di eccellenza».
Attualmente, il gruppo conta circa 300 dipendenti con un’età media di 39 anni e una significativa presenza femminile (65%). Sul fronte economico-finanziario, dal 2018 al 2023 l’Ebitda è quasi raddoppiato da 15,1 milioni (pari al 33,3% del fatturato nel 2018) a 29,1 milioni (il 44,1% del fatturato nel 2023), mentre l’utile netto è balzato da 11,2 a 24,4 milioni. Nello stesso periodo, la marginalità ha mostrato un progressivo rafforzamento, raggiungendo il picco massimo nel 2023 (44,1%), a fronte del valore più contenuto registrato nel 2018 (33,3%).
Nel 2024, invece, la società ha chiuso con fatturato pari a 57,6 milioni (-10,7% rispetto al 2023), un Ebitda di 24,7 milioni (con marginalità del 42,5%) e utili per 25,1 milioni (+2,8%). Dal 2018 al 2024, i ricavi hanno segnato quindi un Cagr del 4,32%. La posizione finanziaria netta si è attestata su una cassa netta di 63,6 milioni e il debt/Ebitda ratio è sempre risultato pari a 0 in tutti gli anni dal 2018 in avanti, confermando l’assenza di indebitamento finanziario. Le prospettive per il futuro, tuttavia, richiedono prudenza: «Il mercato della moda è in recessione e prevediamo per il 2025 un leggero calo rispetto al 2024 ma continueremo ad investire», sottolinea Pievani.
“Fondato nel 1940 a Villongo, nel Bergamasco, il Bottonificio Bap è oggi guidato dalla quarta generazione della famiglia Pievani. Dal 2018 al 2023 i ricavi sono cresciuti da 44,8 a 64,5 milioni (+7,6% annuo), mentre l’Ebitda è quasi raddoppiato da 15,1 a 29,1 milioni. Negli anni, la strategia di diversificazione si è rafforzata con due acquisizioni chiave: Corozite (2008), specialista del corozo con oltre un milione di bottoni/giorno, e Bo.Mi.Sa (2015), storico fornitore di accessori per uniformi e componenti aeronautici”
Tra i punti di forza del gruppo resta il portafoglio clienti, uno dei più ampi nel settore, che spazia dai giganti del fast fashion ai marchi di lusso più esclusivi. «Riusciamo a coprire tutte le fasce di mercato perché abbiamo una struttura verticale e una gamma di prodotti che pochi possono vantare». Una diversificazione, quella di Bap, costruita nel tempo anche attraverso le acquisizioni. Nel 2008 la compagnia ha rilevato Corozite, storica azienda fondata nel 1931 a San Paolo d’Argon, che per decenni è stata un riferimento assoluto nella lavorazione del corozo – ‘l’avorio vegetale’ ottenuto dai semi della palma Phytelephas. L’ingresso di Corozite nel perimetro Bap ha rappresentato uno snodo strategico: l’azienda ha portato in dote un know-how unico, una capacità produttiva di oltre un milione di bottoni al giorno e una tradizione consolidata nel servire l’alta gamma maschile. Con più di 5.000 varianti di colore e una storia imprenditoriale legata alla famiglia Zavaritt, Corozite mantiene viva una cultura manifatturiera che rischia di andare perduta. L’integrazione ha inoltre favorito lo sviluppo del bottone in pasta corno, oggi alternativa sostenibile al vero corno.
Nel 2015 il percorso è proseguito con l’acquisizione di Bo.Mi.Sa, realtà fondata nel 1920 e cresciuta fino a diventare uno dei principali produttori italiani di accessori per uniformi, minuterie meccaniche e componenti aeronautici. Un patrimonio industriale di quasi un secolo – fatto di tre stabilimenti, migliaia di stampi e un’ampia clientela – che rischiava di scomparire dopo il fallimento. Il recupero da parte di Bap non è stato solo un’operazione industriale, ma un intervento di tutela di competenze altamente specializzate come la tecnica dell’ottone coniato a freddo, oggi preservata e ancora utilizzata per fornire Forze Armate, Polizia di Stato, Vigili del Fuoco e tutte le principali istituzioni uniformate del Paese. «L’abbiamo rilevata dal fallimento, acquistando macchinari, stampi e know-how», conclude Pievani. «Siamo rimasti gli unici a proporre la tecnica dell’ottone coniato a freddo».