
La storia di Surgital affonda le radici nella Romagna rurale del dopoguerra, una terra fatta di baratti e di sfoglie tirate a mano. Perché se l’azienda di Lavezzola, in provincia di Ravenna, nasce negli anni Ottanta, la famiglia Bacchini con la pasta lavora già dal 1922. «I miei nonni, negli anni Trenta e Quaranta, giravano le campagne scambiando pasta fresca con il grano, che poi portavano al mulino di San Patrizio per ricominciare il ciclo», racconta Edoardo Bacchini, ad e fondatore insieme a Romana Tamburini, oggi presidente. «Da un piccolo laboratorio artigianale siamo diventati, in 45 anni, un gruppo industriale radicato nella nostra terra ma capace di portare la pasta fresca italiana nelle cucine di tutto il mondo. E la chiave per farlo è stata un’intuizione: surgelare la pasta».
Per l’azienda, surgelare non significa snaturare ma fermare il tempo nel momento di massima freschezza del prodotto. La pasta nasce come in un pastificio tradizionale – materie prime selezionate, lavorazioni attente – e viene poi portata rapidamente a basse temperature per cristallizzare struttura, aromi e consistenza. Così il prodotto arriva nelle cucine professionali di mezzo mondo mantenendo intatti sapore e profilo nutrizionale. E a New York si possono mangiare gli stessi tortellini che si troverebbero nel Ravennate. O quasi. Perché ogni mercato ha il suo palato, e i prodotti vengono calibrati con precisione chirurgica. Per esempio, negli Stati Uniti, primo sbocco commerciale dell’azienda che conta per il 15% dei ricavi, l’aglio guadagna più spazio nei tortellini alla bolognese.
Questa stessa attenzione alle sfumature, ai contesti e alle aspettative dei diversi pubblici non si riflette solo sulle ricette, ma anche sul modo in cui l’azienda si racconta. E così, a inizio 2026, Surgital si è imbarcata in un progetto di rebranding che va ben oltre il semplice packaging. «Non è stato un semplice restyling. Abbiamo ripensato i paradigmi aziendali, definito il nostro sistema di valori e tradotto tutto in un nuovo logo e in un payoff», spiega Andrea Bino, marketing manager che ha guidato il progetto. Il nuovo marchio – un quadrato giallo come la pasta, inciso dai solchi tipici del garganello – sintetizza un’idea di tradizione riletta in chiave contemporanea. Ma il cambio di passo va oltre l’identità visiva e parla la lingua della razionalizzazione, con i marchi che sono passati da sette a tre: Divine Creazioni, Fiordiprimi e il nuovo Pastificio Bacchini. Quest’ultimo, grazie al richiamo al nome di famiglia, consentirà una presenza più forte e riconoscibile in mercati come quello americano, dove numerosi competitor locali fanno leva su cognomi italiani per rafforzare la propria narrazione e percezione di autenticità.
Dietro il rebranding si nasconde la stessa spinta all’innovazione che accompagna Surgital fin dalle origini. Non un’innovazione fine a sé stessa, ma una sintesi continua tra manualità artigianale e tecnologia, ciò che l’azienda chiama ‘intelligenza artigianale’. Emblematico è il brevetto, firmato dallo stesso Bacchini, della macchina che replicando il gesto delle sfogline permette di produrre garganelli su scala industriale. Ma nel tempo attorno a questa intuizione si è costruita una macchina produttiva imponente e altamente digitalizzata: 34 linee, 70mila metri cubi di celle frigorifere, un magazzino automatizzato a -20 °C con 14 mila posti pallet e oltre 600 referenze.
Innovazione, digitalizzazione e sostenibilità procedono in parallelo. Per questo Surgital, azienda energivora, ha puntato su una gestione intelligente di elettricità, vapore e acqua calda, modulata dinamicamente anche grazie all’intelligenza artificiale. Il risultato più visibile è l’impianto fotovoltaico da 2,5 Mw affiancato nel 2023 all’impianto di cogenerazione. Insieme, permettono di tagliare fino a 2900 tonnellate di Co2 all’anno, portando l’autonomia energetica oltre il 91%.
Negli ultimi anni la questione climatica è entrata drammaticamente nella quotidianità dell’azienda, con le alluvioni che ciclicamente hanno colpito la Romagna. Quella di maggio 2023 non ha interessato direttamente lo stabilimento ma ha imposto uno stop precauzionale. «Il comune di Conselice è diventato uno dei simboli della tragedia. Noi siamo stati fortunati: la frazione di Lavezzola è rimasta asciutta ma abbiamo scelto di fermarci comunque», racconta Bacchini, sottolineando come il rischio climatico abbia spinto a rafforzare la prevenzione.
Eppure, in un contesto segnato da shock esterni continui – dal conflitto in Ucraina, che ha fatto impennare i costi energetici e produttivi, alle incertezze dei dazi statunitensi – le performance dell’azienda raccontano una storia diversa, fatta di crescita continua e strutturata. Tra il 2018 e il 2023, i ricavi sono aumentati del 64%, da 73,6 a 120,5 milioni, con marginalità media del 17% e utile quasi triplicato. Anche il 2024 ha confermato il trend positivo: nonostante un rallentamento congiunturale, il fatturato è salito a 121,8 milioni, l’Ebitda è cresciuto del 12% raggiungendo i 24,3 milioni, mentre l’utile è aumentato del 28% a 15,1 milioni. Il Cagr 2018-2024 è +7,4%, mentre il rapporto Pfn/Ebitda medio 2022-2024, pari a 0,12, conferma una struttura finanziaria solida.
Il 2025? «Si è chiuso con segno positivo per noi, sia in termini di fatturato sia di vendite a valore», spiega Massimiliano Bacchini, membro del cda. E lo sguardo è già rivolto in avanti: «Con questo progetto – che ci vede oggi presidiare il mercato con l’identità di sempre ma con un’immagine rinnovata e una gamma molto più funzionale –, il 2026 sarà un anno fondamentale per noi. Una tappa decisiva in un percorso evolutivo che non si è mai arrestato».
“Surgital nasce negli anni ’80 a Lavezzola ma la famiglia Bacchini lavora la pasta dal 1922. Oggi l’azienda porta i sapori italiani in tutto il mondo, con 34 linee produttive, 600 referenze e un magazzino automatizzato a -20 °C. Primo mercato estero? Gli Usa, che contano per il 15% del fatturato. Tra 2018 e 2023, il tasso di crescita annuo composto è stato del 7,4%. Nel 2024 i ricavi hanno raggiunto 124,5 mln, l’Ebitda è cresciuto del 15% a 24,8 mln e l’utile si è attestato a 15,1 mln (+28%). Il ‘25? «Chiuso col segno più».”