Spazio 4 cresce con Toyota tra mercato del nuovo e usato, spinto dalla forza dell’ibrido

I ricavi del concessionario che opera tra Torino, Moncalieri e Asti sono passati da 47 a quasi 100
milioni in sette anni, con utile raddoppiato. «Abbiamo resistito alla flessione generalizzata del nuovo»

In un mercato dell’auto sempre più frammentato, dove la moltiplicazione delle tecnologie
convive con l’incertezza delle scelte, il vero punto di equilibrio non sta più solo nel prodotto
ma anche nel modello distributivo. È qui che si gioca la partita delle concessionarie,
chiamate a tradurre l’offerta industriale in esperienza concreta per il cliente. Spazio 4 nasce
esattamente dentro questo spazio intermedio, come struttura specializzata dedicata al
mondo Toyota. La società rappresenta oggi il presidio del marchio giapponese nell’area di
Torino, Moncalieri e Asti, all’interno di una realtà più ampia: quella di Spazio Group (il
“gruppo madre” di Spazio 4) che negli anni ha costruito un modello multi-brand capace di
coniugare volumi, servizi e presenza territoriale.
La scelta di puntare su Toyota si inserisce in una traiettoria ben precisa: «Circa quindici anni
fa abbiamo iniziato ad avvicinarci a questo mondo perché avevamo capito che sarebbe
diventato un player molto importante all’interno del mercato automobilistico italiano»,
spiega Carlo Alberto Jura, presidente di Spazio Group. Il tratto distintivo della casa nipponica
— la strategia dell’ibrido — si è affermato infatti come una leva competitiva decisiva. Prima
di chiunque altro il colosso asiatico ha costruito il proprio posizionamento su
un’elettrificazione che, nel tempo, si è rivelata graduale, evitando il salto netto verso
l’elettrico puro e puntando su una soluzione intermedia capace di ridurre i consumi senza
modificare radicalmente le abitudini d’uso.

Una scelta che oggi, alla luce delle difficoltà legate alle infrastrutture di ricarica e
all’incertezza normativa, appare meno conservativa di quanto potesse sembrare
inizialmente. «Per noi era fondamentale offrire ai clienti una tranquillità, una “peace of
mind”», prosegue Jura. In altre parole, «una tecnologia che non imponesse compromessi
troppo onerosi». Questa impostazione si riflette direttamente nell’operatività quotidiana di
Spazio 4. La rete si articola su più sedi (dal quartier generale torinese di via Reiss Romoli alla
presenza consolidata a Moncalieri e Asti) e integra vendita di nuovo, usato e km zero con
servizi post-vendita, officina e consulenza personalizzata. Un modello che cerca di superare
la tradizionale distinzione tra fase commerciale e assistenza, costruendo un rapporto
continuativo con il cliente. Non solo un punto vendita, ma un sistema di servizi.

Circa duecento vetture vendute ogni mese, di cui il 60% rappresentato da nuove Toyota, il
25% da veicoli usati e la restante quota da modelli Lexus. È un equilibrio che riflette la
trasformazione del mercato, dove il nuovo fatica a crescere ma non in modo uniforme. Nel
2025, in generale, il mercato del nuovo in Italia è rimasto debole: le immatricolazioni sono
calate del 2–3% sul 2024, risultando ancora inferiori di circa il 18–20% rispetto al 2019. In
controtendenza, l’usato ha registrato 5,6 milioni di passaggi (+2,9%) e il rapporto delle auto
usate è salito a 2,1 per ogni vettura nuova.
«Negli ultimi due anni il mercato del nuovo ha registrato una flessione generalizzata tra i
diversi brand, con un’eccezione significativa rappresentata da Toyota. Nel contesto
domestico il marchio continua a incrementare costantemente la propria quota di
penetrazione. Questo risultato non è casuale: da quasi vent’anni Toyota ha intrapreso con
coerenza il percorso dell’elettrificazione, evitando di inseguire i trend più recenti legati
all’elettrico puro. Non si è trattato, quindi, di un’accelerazione improvvisa negli ultimi anni,
ma di una strategia industriale costruita nel tempo».A incidere è anche il contesto
territoriale.

“Nata dall’intuizione di puntare su un marchio capace di anticipare i tempi, Spazio 4
(insegna di Spazio Group) si è costruita attorno alla filosofia ibrida di Toyota: puntare
sull’elettrificazione graduale ha infatti evitato il salto (mortale) netto verso l’elettrico puro.
Alla vendita di circa 200 nuove vetture mensili della casa automobilistica giapponese si
affiancano quelle di una decina di Lexus e un volume significativo di usato: un mix che
riflette le trasformazioni in atto nel mercato”

L’area torinese, con la sua mobilità distribuita tra città, montagna e seconde case al mare in
Liguria, rappresenta un laboratorio significativo per comprendere le dinamiche reali di
utilizzo dell’automobile. In questo scenario, l’ibrido risponde a un’esigenza concreta:
autonomia elevata, consumi contenuti e assenza di vincoli legati alla ricarica. «Con un
modello full hybrid si possono fare 500-600 chilometri senza preoccuparsi», sottolinea il
presidente, mettendo in evidenza un elemento spesso trascurato nel dibattito pubblico: la
dimensione pratica della mobilità.

Sul piano economico, i ricavi dal 2018 al 2024 sono passati da 46,8 a 97,4 milioni, con un
tasso annuo composto (Cagr) del 13%. La crescita è stata particolarmente marcata nel
biennio 2020–2022, seguita da una fase di netta stabilizzazione: gli ultimi tre esercizi si sono
infatti chiusi tutti con un fatturato pari a 97 milioni. Nello stesso periodo, l’Ebitda è passata
da 5,1 milioni (con una marginalità del 10,6%) a 12,4 milioni di euro (12,7%, lontano dal
picco del 27,1% nel 2022). Parallelamente, l’utile netto è più che raddoppiato, passando da
3,5 a 9 milioni.

Resta però un elemento di fondo: l’incertezza. Il mercato dell’auto, oggi, è attraversato da
variabili difficilmente prevedibili, dalle scelte regolatorie europee alle oscillazioni dei costi
energetici. «Non è un momento che crea fiducia nei clienti. Tutti sono preoccupati per
questa crisi petrolifera. Tuttavia, come spiegato prima, Toyota è un brand con le spalle larghe
e riteniamo che non risentirà troppo del momento». Diverso il discorso relativo agli altri
brand: «Un po’ di preoccupazione non nascondo che c’è. Non solo per quanto riguarda
l’attuale crisi del Golfo, ma anche per le scelte che farà l’Europa in merito all’elettrificazione».

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