Ricavi a 164 mln nel 2025, oltre metà all’estero. Con 21 mln investiti nel nuovo stabilimento di Castello d’Annone punta a raddoppiare la capacità produttiva. «I dazi? Un brutto choc per i margini»
Archiviato il 2025 con un fatturato consolidato di 164 milioni di euro, in crescita rispetto ai 150 milioni dell’anno precedente, la Saclà, storica azienda del settore alimentare piemontese, fondata ad Asti nel 1939, 250 dipendenti, oltre la metà dei ricavi realizzati all’estero, punta a duplicare la capacità produttiva con il completamento del nuovo stabilimento di Castello d’Annone, sempre nell’astigiano. Chiara Ercole, amministratore delegato, è esponente della terza generazione della famiglia, che ha fondato l’azienda.
La natura familiare dell’assetto societario può essere un vantaggio o un limite nel 2026?
In un momento in cui anche nel nostro settore ci sono tante acquisizioni, è in corso un fenomeno un po’ di concentrazione, in parte stanno entrando i fondi, continua a mio parere ad essere un vantaggio. Ci credo per la possibilità di esprimere maggiormente, rispetto ad un investitore di natura finanziaria, una visione di lungo periodo. Il nostro mestiere è un mestiere dove si fanno piccoli margini e gli investimenti, che oggi fai, danno i loro frutti certo non nell’immediato. E questo spesso non è compatibile con quelle che sono le legittime aspettative di un investimento di natura finanziaria, che deve avere un ritorno più veloce. Poi è chiaro che ogni storia familiare ha le sue vicende e ci possono essere tante ragioni per voler cambiare l’assetto societario ma per noi in questo momento funziona ed intendiamo andare avanti così.
Che anno è stato il 2025 quanto hanno impattato i costi per il nuovo stabilimento?
É stato un anno buono, abbiamo chiuso con un fatturato consolidato di 164 milioni, in crescita rispetto ai 150 milioni del 2024. Siamo certamente molto impegnati in questo trasferimento della produzione e stiamo affrontando i costi per lo spostamento, la formazione delle persone. Negli ultimi due anni abbiamo praticamente mantenuto, e lo faremo ancora per qualche mese, due stabilimenti, che stanno producendo in maniera parallela. Ed il 2025 è stato sicuramente interessato dai costi di questa situazione temporanea, che andrà a risolversi nei prossimi mesi.
Dal punto di vista dei mercati stiamo crescendo, in termini di volumi e di presenza, sia sul mercato italiano che internazionale, sia nelle produzioni Saclà, sia in quelle a marchio terzi e gli investimenti che stiamo facendo cominciano a dare i loro risultati. Oggi siamo presenti in circa 70 Paesi nel mondo ed, in una decina di questi, lo siamo in maniera significativa, con strutture commerciali nostre e distributori forti. Abbiamo ampliato la rete distributiva, la presenza dal punto di vista geografico. In tutto questo, e’ stato portato a termine un importante lavoro di rebranding, con il lancio del nuovo logo e di una nuova immagine Saclà unificata e riconoscibile in tutto il mondo.
E il 2026 come sta andando? Come vive Saclà la situazione sui mercati internazionali? Quanto hanno impattato i dazi sui vostri numeri?
É certamente una situazione che ci preoccupa, perchè fonte di continua instabilità. É qualcosa, che va avanti ormai da anni, ogni anno un’emergenza diversa con ripercussioni sui costi delle materie prime o, in alcuni casi, sulla domanda di mercato. In realtà, per quanto ci riguarda, ci sono zone dove la domanda non cresce in maniera gratificante ma è, comunque, stabile. Non riscontriamo, insomma, situazioni inchiodate: il prodotto alimentare italiano continua ad essere richiesto e le possibilità di sviluppo commerciale e di vendita continuano a crescerci. Per quanto riguarda i dazi, si è trattato di un brutto choc e, chiaramente, un impatto sui margini c’è e non volendo scaricarlo sul consumatore, alla fine si distribuisce nella filiera a monte.
Quanto conta per voi l’estero?
Per noi rappresenta più della metà del fatturato. Siamo un’azienda, che ha iniziato ad esportare grazie al lavoro delle generazioni precedenti: già agli albori della nostra storia i miei nonni avevano provato a vendere negli Stati Uniti. Insomma, la vocazione verso l’estero c’è sempre stata e oggi siamo arrivati ad avere un mercato, che complessivamente vale più della metà del nostro fatturato e continua a crescere.
Tra i diversi mercati, a quali guardate con maggiore attenzione?
Quello statunitense continua ad essere un mercato di grandi volumi e grandi soddisfazioni le abbiamo dove c’è una buona conoscenza del cibo italiano. E poi Europa con Francia, Germania e Regno Unito.
Quale è stato l’investimento nel nuovo stabilimento di Castello d’Annone?
Si è trattato di un investimento graduale, siamo andati avanti a step e non sono in grado di fare una somma totale. E comunque i numeri sono limitati alla parte impiantistica ed edile, circa 21 milioni di euro, oltre ad un capitolo importante relativo alla formazione, alle consulenze tecniche e tecnologiche. Il dato certo è che abbiamo dimensionato la linea per arrivare a duplicare la capacità produttiva. É un investimento, che punta molto sul controllo del processo, con l’utilizzo della robotica e dell’intelligenza artificiale.
Per non avere ripercussioni sulla forza lavoro, attualmente il nostro organico è di circa 250 addetti, la maggior parte ad Asti, inoltre, stiamo internalizzando parti di produzione, che prima venivano gestite esternamente, come ad esempio il servizio alla linea della materia prima.
D.Saclà è fortemente presente nella grande distribuzione. Quale è il vostro rapporto con la Gdo?
Dobbiamo negoziare a monte e a valle. La grande distribuzione è certamente partner, condizione necessaria per arrivare sul mercato in maniera efficace e, allo stesso tempo, è elemento negoziale. Noi cerchiamo di avere un rapporto il più possibile costruttivo lavorando sia a marchio, che a marchio privato. Due nature di partnership diversa, che si possono tra loro complementare. In tanti mercati siamo market leader: in Italia ed anche in Inghilterra sul pesto, in altre aree estere siamo nella categoria premium per i sughi della pasta. E tanto più riusciamo ad esprimere questo ruolo anche con un know how sul prodotto e sulla categoria, meglio è.
Quali sono i vostri competitor sui diversi mercati? Avete fatto o non avete mai pensato a possibili acquisizioni?
Non abbiamo un competitor di riferimento. In Italia il nostro competitor è il marchio privato, quello dei supermercati e poi ci confrontiamo con una serie di piccole aziende, che magari fanno un prodotto regionale e che riescono ad essere su alcune produzioni specifiche molto competitive sui prezzi. Per quanto riguarda l’estero abbiamo sicuramente il marchio privato in ascesa continua e poi alcuni grossi player internazionali, che variano da mercato a mercato. Se parliamo di multinazionali italiane, sicuramente ci confrontiamo con Barilla nel mondo dei sughi.
Nessuna acquisizione al momento allo studio. Attualmente siamo concentrati sul nuovo stabilimento e abbiamo la possibilità di trattare tante merceologie diverse internamente. Magari in futuro è qualcosa che possiamo considerare per entrare in certi mercati con marchi localmente forti. Non è comunque qualcosa che stiamo valutando in questo momento.
In ultimo, per restare in tema, qual è la vostra ricetta come impresa familiare italiana, attiva in un mercato maturo, per continuare a crescere ed internazionalizzarsi, senza sacrificare margini e solidità finanziaria?
Mantenersi competitivi e cercare di essere sempre avanti in termini produttivi, di tecnologie, di capacità di interpretazione del mercato. Noi investiamo tanto in ricerca e sviluppo, circa due milioni di euro annui, per innovazione di prodotto e nuove tecnologie, abbiamo un team di persone che lavora su questo in termini di tempo, risorse ed attenzione. Tra i progetti, che ci impegnano maggiormente in questo momento, la filiera corta del basilico, componente fondamentale del nostro pesto: stiamo cercando di avvicinare e convincere sempre più produttori locali a coltivare basilico, con l’obiettivo di arrivare all’80% di fornitura in loco.
La storia
Fondata ad Asti nel 1939 da Secondo Ercole e Piera Campanella, Saclà nasce per conservare e commercializzare gli ortaggi piemontesi. Nel dopoguerra amplia la gamma, dai sottoli alle olive fino a sughi e pesto, diventato uno dei prodotti simbolo del marchio. Rimasta nelle mani della famiglia, oggi è guidata da Chiara Ercole, terza generazione. Conta circa 250 addetti, è presente in una settantina di Paesi e realizza oltre metà dei ricavi all’estero.