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Recupero dell’efficienza, energia e intermodalità: Gruppo Storti investe anche in un «mercato debole»

Il co-titolare dell’impresa logistica, Stefano Storti: «Quest’anno i venti non sono particolarmente favorevoli: ma oggi siamo meglio organizzati e strutturati per riuscire a cogliere le opportunità e ricavare più valore»

Passione, umiltà, intraprendenza, distinzione e condivisione. Sono i cinque valori che il Gruppo Storti ha deciso di formalizzare, dando un nome ai principi che hanno orientato nel tempo le scelte dell’impresa di Piadena (CR). «La passione riguarda il modo in cui agiamo. L’umiltà nasce dalla consapevolezza che c’è sempre da migliorare e l’intraprendenza è la conseguenza di questo atteggiamento. Distinzione significa cercare di innovare e infine condivisione vuol dire rendere il nostro lavoro utile a tutti gli stakeholder. I risultati economici non sono che una conseguenza delle scelte compiute seguendo questi valori», spiega Stefano Storti.

La storia dell’impresa di cui è co-titolare comincia nel secondo dopoguerra, quando la famiglia Storti, utilizzando i componenti e i ricambi disponibili, costruisce i primi mezzi con cui avvierà un’attività di trasporto per servire l’industria. Nel 1968 diventa concessionaria delle Ferrovie dello Stato e si specializza nel trasferimento dei vagoni dalle stazioni agli stabilimenti dei clienti che non dispongono di un raccordo interno. Questa attività rimane il centro del modello aziendale per oltre trent’anni: «Poi, all’inizio degli anni Duemila, Ferrovie dello Stato riduce il proprio impegno nel trasporto merci, costringendo gli operatori della filiera a riorganizzarsi».

Il Gruppo Storti modifica allora alcuni dei mezzi fino a quel momento utilizzati per i vagoni, «dotandoli di appositi alloggiamenti per il trasporto dei coil, rotoli di acciaio destinati all’industria siderurgica». Non è l’unica evoluzione che attraversa l’impresa cremonese: «Nel 2012 costruiamo insieme al nostro principale cliente e a un altro trasportatore una società incaricata di gestirne in maniera integrata la logistica ferroviaria, i magazzini, le movimentazioni interne e le spedizioni. Fino a quel momento eravamo trasportatori: da lì invece abbiamo cominciato a operare anche come consulenti e collaboratori nella gestione della logistica integrata».

Nel 2017 il perimetro si amplia con l’ingresso nel commercio e nell’assistenza dei veicoli industriali, entrando nel tempo nelle reti di diversi costruttori, e l’anno seguente l’offerta arriva a includere il trasporto convenzionale, quello intermodale, i servizi ferroviari e carichi completi e parziali oltre alle attività di spedizione. La compresenza di divisioni differenti ha modificato il rapporto con gli altri operatori logistici: «Una stessa impresa può essere cliente delle nostre concessionarie e, in un’altra operazione, concorrente», spiega Storti. Il mercato del trasporto stradale rimane fortemente frammentato, con una moltitudine di operatori di dimensioni ridotte. Gruppo Storti ha scelto di non competere sul prezzo, rivolgendosi «a chi cerca puntualità, precisione, copertura delle richieste, continuità e rispetto delle norme, insomma: un servizio qualificato per il quale la domanda è molto superiore all’offerta».

In termini economici, il fatturato dell’impresa cremonese è passato dai 30,3 milioni del 2018 ai 259,4 milioni del 2024, anno che si è chiuso anche con un Ebitda di 23,8 milioni (pari all’8,9% dei ricavi) e un utile netto di 7,3 milioni: una crescita avvenuta «soprattutto attraverso investimenti diretti, con un’unica operazione straordinaria». «Il 2025 è stato invece un anno di riorganizzazione – aggiunge il co-titolare –, sia sul piano della struttura interna sia su quello dei sistemi informativi. Il contesto è stato quello di un mercato debole, sul quale hanno pesato le tensioni geopolitiche. Anche in questo 2026 i venti non sono particolarmente favorevoli: la differenza è che oggi siamo meglio organizzati e strutturati, quindi riusciamo a cogliere opportunità che prima avremmo sfruttato solo in parte e a ricavare più valore dal lavoro che svolgiamo. Siamo prudenti per il 2027: non vediamo ancora segnali positivi, ma siamo consci di quante inefficienze interne possiamo continuare a ridurre».

È proprio sul recupero di efficienza che si concentrano ora gli investimenti del Gruppo, dalla governance alle risorse umane fino alla flotta e ai sistemi informativi: «Stiamo lavorando per responsabilizzare i referenti di funzione e sincronizzare maggiormente i gruppi di lavoro – spiega Storti –. Allo stesso tempo investiamo nella formazione professionale e nella preparazione interna degli autisti, figure sempre più difficili da reperire sul mercato. Stiamo poi aumentando la flotta e sviluppando sistemi che rendano più rapido ed efficiente il flusso di informazioni per noi, per i clienti e per gli altri operatori della filiera».

Un altro fronte riguarda l’energia. Gruppo Storti ha realizzato impianti fotovoltaici e batterie di accumulo, ha introdotto un camion elettrico e sta sperimentando tecnologie alternative: «L’elettrico può avere un senso sul trasporto locale e regionale e per la distribuzione: i mezzi sono prestanti e stanno migliorando in termini di autonomia, velocità di ricarica e costi – osserva Storti –. Sulle lunghe distanze guardiamo con interesse all’idrogeno, che però oggi è ancora in una fase prototipale e richiede grandi quantità di energia rinnovabile, oltre a una rete per la produzione e la distribuzione che non è ancora sufficientemente sviluppata e capillare». L’investimento più rilevante riguarda però il terminal ferroviario di Piadena, già sviluppato su 20 ettari e per il quale sono stati acquisiti altri 70 ettari. Il progetto si inserisce peraltro in un’area interessata dal potenziamento della linea ferroviaria e da nuovi collegamenti stradali.

«Vogliamo favorire il trasferimento delle merci dalla strada alla rotaia – afferma Storti –. Per farlo servono spazi, magazzini, capacità di movimentazione e un’organizzazione in grado di integrare modalità di trasporto diverse». A rallentare i programmi non sono, secondo il co-titolare, le risorse finanziarie o le opportunità commerciali, ma i tempi amministrativi: «Abbiamo acquistato il primo terreno nel 2000 e siamo riusciti ad aprire nel 2014. Un altro esempio? Gli impianti fotovoltaici sono completati e pagati da due anni, ma attendono ancora l’allacciamento alla rete. La burocrazia allunga i tempi degli investimenti e rende molto più difficile programmare: quattordici anni – conclude Storti – sono un intervallo che modifica completamente le condizioni in cui una decisione è stata presa».

 

È il secondo dopoguerra: la famiglia Storti, utilizzando i componenti e i ricambi disponibili, costruisce i primi mezzi con cui avvierà un’attività di trasporto per servire l’industria. «Abbiamo poi cominciato a operare anche come consulenti e collaboratori nella gestione della logistica integrata», racconta Stefano Storti. Oggi l’impresa di Piadena (CR) è attiva anche nel commercio e nell’assistenza dei veicoli industriali, nel trasporto convenzionale e intermodale, nei servizi ferroviari, nei carichi completi e parziali e nelle spedizioni.

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